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«Se Buzzi canta, i Mancuso u ‘mmazzano»

I giorni che seguirono l’arresto di Salvatore Buzzi furono parecchio agitati per i calabresi di Mafia capitale. Dopo che gli uomini del Ros, il 2 dicembre, avevano portato via in manette colui che …

Pubblicato il: 08/01/2015 – 14:12
«Se Buzzi canta, i Mancuso u ‘mmazzano»

I giorni che seguirono l’arresto di Salvatore Buzzi furono parecchio agitati per i calabresi di Mafia capitale. Dopo che gli uomini del Ros, il 2 dicembre, avevano portato via in manette colui che è considerato il braccio imprenditoriale dell’organizzazione di Massimo Carminati, c’era un certo fermento tra i soggetti coinvolti nella gestione della cooperativa “29 giugno”. Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, originari di Gioia Tauro, non sapevano che sarebbero stati arrestati nove giorni dopo, come ignoravano che lo stesso 11 dicembre sarebbe stato notificato un avviso di garanzia anche a Giovanni Campennì, imprenditore di Nicotera che per la Procura di Roma rappresentava gli interessi del clan Mancuso negli affari di Mafia capitale.

E proprio del ruolo di Campennì, nipote del boss ergastolano Peppe Mancuso (“Mbrogghjia”), i due parlano con un altro sodale in alcune conversazioni intercettate dal Ros e finite nella carte depositate al tribunale del Riesame di Roma in vista della decisione con cui, ieri, i giudici hanno confermato il carcere anche per gli indagati calabresi. La preoccupazione per l’atteggiamento di Buzzi nel momento del suo arresto, e soprattutto l’eventualità che l’imprenditore possa aver “cantato” facendo individuare Campennì, fanno affermare a Rotolo – che è nipote di Peppe Piromalli e probabilmente certi ambienti li conosce bene – che se così fosse, «i Mancuso u ‘mmazzano…».

 

I GIORNI DEL BLITZ. «IO HO BUTTATO TUTTO…»

Nelle ore in cui scatta l’operazione contro Mafia capitale tra i soci della “29 giugno” c’è un giro frenetico di incontri e telefonate. Oltre a commentare gli arresti scattati all’alba – Ruggiero si premura di assicurarsi che riguardassero «solo il circondario di Roma» – c’è da stabilire come muoversi. È lo stesso Rotolo, parlando con Franco La Maestra (ex Br già coinvolto nell’omicidio D’Antona), a far capire subito l’aria che tira. «Guarda – avverte – io ho buttato tutto, computer… ho buttato tutto… quello di mio l’ho buttato lo scorso anno… di mio niente… che cazzo mi potevano dì… per anni… inc… di Buzzi…». I soci, comunque, si preoccupano subito di chi dovrà prendere in mano la cooperativa, individuando anche chi, come Guido Colantuono, andava tenuto a bada, e affermando che il comando – sottolinea Rotolo – sarebbe dovuto passare a «… noi che siamo i detenuti». La Maestra concorda: «E certo…che comandiamo noi.. che faccio comandà a lui!!! ma che scherzi!…”. E Rotolo stabilisce che serve un intervento diretto per estromettere Colantuono: «… noi gli dobbiamo mandare un’imbasciata a questo qua!!!».

Ma è il giorno dopo l’operazione che le conversazioni tra Rotolo e La Maestra diventano ancora più significative per l’indagine condotta da Ros e Procura. Alle 7 del mattino del 3 dicembre, l’ex br riferisce all’imprenditore gioiese di aver incontrato Buzzi proprio mentre lo stavano arrestando. Il ras delle cooperative gli avrebbe raccomandato di non litigare e avrebbe indicato lui stesso come capo. «E poi – aggiunge La Maestra – ha detto mentre andava via… “ci vediamo fra due anni”… lui già s’è attrezzato». Ma c’è dell’altro: «C’ha teso a specificà a noi de Giovanni (Giovanni Campennì, ndr)… eh ha detto… “quello non deve… non si deve neanche avvicinà… però in testuali parole so state queste… mentre lo portavano via… “non voglio che Giovanni stia in mezzo ai piedi”». L’atteggiamento di Buzzi appare ai due come «una nota stonata» perché il nome di Campennì era stato fatto «davanti alle persone», e dunque potevano aver sentito anche i carabinieri che erano lì in quel momento. Per questo Rotolo si chiede: «E se l’è cantato stu scemo di merda..?». A La Maestra, che minimizza – «ma no… ma che si canta….? stai scherzando?» – il gioiese risponde secco: «I Mancuso u ‘mmazzano…».

 

I CONSIGLI E I “REGALI” TRA GLI INDAGATI

E se i metodi di “risoluzione delle controversie” sono spicci, anche i regali che Rotolo e soci si scambiano sono dello stesso tenore. Il 22 novembre Natale è ancora lontano, ma il nipote di Peppe Piromalli si sente generoso e mentre è in macchina con Vito Marchetto – contabile della cooperativa di cui entrambi sono formalmente soci – lo informa di aver «smontato… pezzo per pezzo…» il fucile a pompa rinvenuto dallo stesso Marchetto e di averlo poi consegnato a sua volta a Salvatore Ruggiero «pè na settimana per tenello dentro a nafta». Era conciato male, dice Rotolo, «dentro c’erano le alghe porca puttana… sembrava canapa», ma una settimana di cure dallo specialista Ruggiero dovrebbe essere sufficiente per rimetterlo a nuovo. Rotolo però non è egoista. Non ha intenzione di tenere l’arma per sé ma di regalarla a Salvatore poiché «gli piacciono i fucili.. i fucili a pompa… sti fucili qua.. gli ho detto “guarda, l’ha trovato Vito, me l’ha dato a me… ma io te lo regalo” gli ho detto. Minchia… più felice di lui non c’è nessuno….mi ha detto “smontamolo… smontamelo tutto». È un’arma “sporca”, Marchetto dice di averla rinvenuta in aperta campagna, «in mezzo a ste pietre», ma – assicura– non ci dovrebbe essere nulla di preoccupante. «Non so che cazzo c’hanno fatto co’ quello… però non credo…roba grossa in giro non s’è sentita», spiega il contabile, che come Rotolo e Ruggiero sembra avere una discreta familiarità con le armi. E anche con i trucchi necessari per occultarle. Fiero della trovata, Marchetto confida infatti a Rotolo di aver approntato un nascondiglio all’interno di un vano ricavato nei gradini delle scale, presso la propria abitazione. «Ce l’ho a casa… mo’ poi ho preso la mezza panchina di queste… l’ho scavata dentro… gli ho fatto la vaschetta… e mo’ la monto… li scavo dentro… gli faccio il posto… poi ci metto un filo di silicone nel contorno… e chiudo… e la metto a mo’ di gradino». Trucchetto ingegnoso per Rotolo, che però da esperto consiglia di non lasciare le armi lì per troppo tempo, «là l’umidità… il marmo è maledetto». Forte di una tradizione – anche di famiglia – lui, racconta al compare di aver messo a punto un altro sistema: «Basta togliere una mattonella del battiscopa per fare nu’ buco… …incolli il battiscopa con la calamita… metti… u’ ferru… e il battiscopa.. e la calamita nel buco…» da poter prelevare all’occorrenza «quando ti serve… tiri avanti la calamita… tiri la mattonella…… e stacchi la calamita… co’ la colla speciale… iu adesso quando ho tempo u facci…». Un sistema sicuro, a suo dire a prova di controlli delle forze dell’ordine: «Non mi’ ‘i trovano mai …a me… a casa mia… u sistema è questo qua… ce l’ho dietro a cucina… e a stufa a pellet… o… dietro l’armadio… non vanno mai col metaldetector basso capito…?».

Il gip, circa una settimana dopo l’esecuzione dell’operazione Mafia capitale, ha disposto l’arresto anche per i due calabresi, ma in casa di Rotolo i militari non troveranno nulla. Si dovranno “accontentare” di un serbatoio monofilare per pistola rinvenuto nell’armadietto personale di Ruggiero al cimitero monumentale del Verano, dell’occorrente per la pulizia e manutenzione delle armi, trovato a bordo della sua Citroen Saxo, e di una lettera (indirizzata a soci e dipendenti delle coop “29 Giugno”, “L’apostrofo” e “Formula Ambiente”, e datata giugno 2004) con cui Buzzi invitava a sostenere le candidature di Oriano Giovannelli e Nicola Zingaretti al parlamento europeo.

 

Alessia Candito

Sergio Pelaia

redazione@corrierecal.it

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