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Una Regione diversa

Signor presidente, comprenderà il modo formale di queste poche righe. Scrivo al presidente della Regione ed è giusto che mi rivolga con un tono riguardoso anche se la nostra conoscenza risale ormai…

Pubblicato il: 14/01/2015 – 18:08

Signor presidente, comprenderà il modo formale di queste poche righe. Scrivo al presidente della Regione ed è giusto che mi rivolga con un tono riguardoso anche se la nostra conoscenza risale ormai a molti lustri fa, quando lei muoveva i primi passi nei meandri della politica e io in quelli del giornalismo. Le do atto, comunque, della linearità del suo tratto comportamentale che è rimasto sempre uguale in tutto questo tempo.
Lei, signor presidente, conosce questa terra come pochi altri e non solo per averla percorsa più volte in lungo e in largo, ma anche per averla condivisa sin da quando ha iniziato l’attività politica. Lei conosce la Calabria soprattutto come figlio di questa terra ed è testimone che la grande famiglia che vi vive ha dovuto far fronte a tante rinunce pur di assicurarsi sul misero desco quel poco che le consentiva di sfamarsi. Conoscere la storia di questa terra significa anche avere cognizione di quanti ne hanno approfittato in tutti questi anni lasciandola in una condizione di marginalità che probabilmente avrà garantito loro un consenso a buon mercato. Sono vicende che tuttavia rimangono indelebili nella mente di coloro che hanno avuto la possibilità di assistere alla nascita di taluni personaggi, alla loro affermazione, al sostanziale mutare delle loro condizioni, pronti a predicare bene ma, con la stessa velocità, a dimenticarsi del minimo indispensabile desiderato dagli altri. Questa condizione ci ha educati a non considerare le cose come un bene comune perché siamo stati costretti a dare priorità ad altri impellenti bisogni. So, perché sono certo di averla conosciuta bene politicamente, che condividerà con me la convinzione che il male peggiore di cui soffre la Calabria non è solo la delinquenza organizzata, che pure ha rappresentato e continua a essere il cancro dello sviluppo, ma anche i tanti ritardi colpevolmente accumulati negli anni, l’incapacità di quanti avrebbero dovuto svolgere il proprio ruolo, la mancanza di idee da spendere per un programma serio di sviluppo del territorio. La Calabria le sue miniere d’oro le ha sempre avute, ma è come se non se ne fosse mai avveduta; secoli di subalternità psicologica l’hanno fatta crescere come un’entità acefala, incapace di distinguere il bene e il male, di comprendere cosa e come sarebbe stato necessario fare per sviluppare il turismo, valorizzare il notevole patrimonio artistico che detiene e rendere l’agricoltura un settore trainante per la crescita economica e sociale. E diventano tanto più grandi le responsabilità se si pensa che l’incapacità di cui si parlava riguarda una regione che di suo offriva quanto di meglio era pensabile per far fiorire una diversa e più opulenta economia capace di determinare un benessere diffuso e radicale. La storia ci inchioda alle nostre responsabilità, all’incapacità di isolare e mettere alla gogna i tanti personaggi che sono passati come meteore dimostrando di essere nient’altro che dei venditori di fumo, asserviti ai centri di potere per i quali era meglio mantenere un Sud in condizioni di subalternità da cui attingere le braccia per i lavori più umili e, spesso, anche mal pagati. Al di là dell’affermazione del suo partito e della sua stessa persona, le recenti elezioni hanno indicato una valenza unica rappresentata dalla volontà dei calabresi di chiudere con un sistema che lasciava brecce aperte verso il consociativismo per allinearsi a quelle regioni ritenute politicamente tra le più avanzate. Si è in sostanza scrollata di dosso l’orribile credenza di essere considerata un’area che riusciva a garantire comunque sostegno e solidarietà a prescindere. Lo ha fatto anche allineandosi al dato nazionale dell’astensionismo che è una tendenza che si è ingigantita in questi ultimi tempi e che sta a dimostrare la progressiva tendenza dell’elettorato a prendere le distanze da un certo modo di fare politica. Oggi le aspettative dei calabresi, che si sono imbarcati verso un percorso sul quale hanno riposto la speranze di bruciare le tappe per raggiungere e portarci alla pari con altre realtà del Paese, gravano per intero sulle sue spalle signor presidente. Pur sapendo che lei non ha la bacchetta magica per rivoluzionare un sistema incancrenito dal tempo, vogliamo ribadire che i calabresi le chiedono di tentare di invertire la rotta e di lavorare con chiarezza e con onestà avvalendosi di persone tecnicamente capaci che sappiano superare il deleterio principio clientelare di favorire una provincia su un’altra. La Calabria potrà crescere se si comincia a considerarla un’entità unica, senza più le assurde e anacronistiche contrapposizioni di una provincia contro l’altra che magari avranno determinato talune fortune elettorali, ma che alla fine hanno accentuato il dissapore nella popolazione e maggiore povertà per tutti. Diversamente, scusi la franchezza, saremo solo riusciti a prenderci in giro! Che cosa si aspettano i calabresi da un presidente democratico che ha polarizzato il consenso di quanti si sono recati a votare nelle recenti elezioni regionali? Una condotta esemplare nella gestione della cosa pubblica; un esempio di efficienza e di onestà la mancanza della quale ha determinato nel Paese, e in Calabria in particolare, la crisi etica, morale e politica di cui oggi si pagano le conseguenze. I calabresi vogliono che il loro presidente sia un esempio concreto di correttezza e laboriosità per tentare di risolvere gli annosi problemi di questa terra; un lavoro per realizzare processi attraverso i quali ridare fiducia alle popolazioni e convincerli che non è per niente vero che non hanno più nulla da perdere. Se, malauguratamente, la vita dovesse continuare a svolgersi sul solito “binario morto” il rischio non potrà che alimentare ulteriormente il partito del dissenso e dell’astensione.
E quella via, come lei sa bene, non può che condurre verso un’unica, pericolosa, deriva: la fine della democrazia.

 

*giornalista

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