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Cronaca di un derby al cinema

COSENZA Il tempo si ferma in un unico lunghissimo istante. Il cuore scoppia, la rabbia è soffocata, l’urlo strozzato in gola. L’ultimo assalto è inutile, l’ultimo tiro non entra. Il triplice fischi…

Pubblicato il: 15/02/2015 – 17:50
Cronaca di un derby al cinema

COSENZA Il tempo si ferma in un unico lunghissimo istante. Il cuore scoppia, la rabbia è soffocata, l’urlo strozzato in gola. L’ultimo assalto è inutile, l’ultimo tiro non entra. Il triplice fischio è una sentenza inappellabile. A Catanzaro si è perso. Il derby è cosa loro. Vederlo sul grande schermo fa ancora più male: troppo lontano il rettangolo verde, troppo lontani gli avversari. Cinema-Teatro Citrigno, Cosenza. Una traversa dell’isola pedonale, anima urbanistica dell’antica capitale dei Bruzi. Quasi un migliaio fra tifosi e ultrà gremisce la piccola arteria viaria e la sala centrale dello storico cinema cittadino in un travaso di corpi ed emozioni. Per chi, la stragrande maggioranza, la famigerata tessera del tifoso non l’ha voluta sottoscrivere, per chi a casa proprio non si arrende a rimanere, la scelta è obbligata. Il richiamo del branco irresistibile. E allora addio pranzo in famiglia. O gita fuori porta. L’orario, le quattordici spaccate, non lascia spazio a compromessi. Un panino veloce, al sacco oppure nei bar limitrofi. Le mascherine della domenica di Carnevale che sul corso lanciano i coriandoli, osservano incuriosite questa strana tribù di rossoblu vestita che in zona si intravede già un paio d’ore prima dell’inizio del match. Cronache di un derby al cinema. Stendardi attaccati, vessilli che sventolano, sciarpe al collo. Ugole vocianti. E tanta, tantissima gente. Seduti sulle poltroncine, in piedi, appoggiati alle pareti, persino avanti avanti sul palco. Non solo i soliti. Non solo i supporter della “Bergamini”. Ma bambini con le mamme e anziani, famiglie e coppie. Miracolo della stracittadina più sentita di Calabria. Si canta addirittura, nemmeno se i Lupi in campo potessero sentire. Si inveisce. Contro l’arbitro e contro il trainer silano. Quando la modesta regia inquadra la Capraro giù bordate di fischi. Un afflato sospinge ogni azione d’attacco dei Lupi. Incredulità, speranza, delusione. Se questo è il calcio ai tempi della tessera del tifoso. C’è persino qualcuno che la chiama fidelizzazione. Un legno per parte, diverse le occasioni da rete per i silani, ma sono i giallorossi a sbloccare il risultato. Cinicamente si chiudono per difendere il vantaggio.

Gli ospiti fanno la partita ma non basta, Sasha Cori certifica il suicidio. E’ il calcio bellezza. E’ il derby. E’ finita. Il tempo si ferma in un unico lunghissimo istante. Più che abbandonarla la sala, si scappa. L’orrore sportivo è consumato. Si spengono le luci, tacciono le voci. Con lo sguardo rivolto all’insù per chiedere spiegazioni al dio del pallone. Ma guardando in alto è ancora rossoblu il cielo sopra Cosenza. Come cantava Fabrizio “Faber” De André, in direzione ostinata e contraria.

 

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