Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 21:11
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 3 minuti
Cambia colore:
 

Schiavone, la Calabria e quelle verità mai confessate

REGGIO CALABRIA Rifiuti nucleari in Calabria. È questo l’argomento di cui il pentito Carmine Schiavone intendeva parlare con i magistrati della Dda di Reggio Calabria. Prima di morire in circostanze…

Pubblicato il: 23/02/2015 – 17:21
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Schiavone, la Calabria e quelle verità mai confessate

REGGIO CALABRIA Rifiuti nucleari in Calabria. È questo l’argomento di cui il pentito Carmine Schiavone intendeva parlare con i magistrati della Dda di Reggio Calabria. Prima di morire in circostanze ancora tutte da chiarire, lo storico collaboratore – prima boss, quindi fra più importanti pentiti del clan dei Casalesi – ha incontrato informalmente il procuratore capo della Dda reggina, Federico Cafiero de Raho, uno dei primi magistrati con cui avesse collaborato, ma soprattutto una delle toghe in cui riponesse totale fiducia. Stando a fonti vicine al collaboratore, Schiavone e Cafiero de Raho si sarebbero visti qualche settimana fa e proprio in quell’occasione il pentito avrebbe comunicato al procuratore di essere in grado di fornire particolari e dettagli sul traffico e lo smaltimento di scorie nucleari in Calabria.
Un argomento negli anni affiorato in più di un’inchiesta, nonostante non sia mai stato possibile trovare le prove della “sensibilità” delle ‘ndrine reggine clan a un business fiorente come quello dei rifiuti, nonostante proprio Schiavone avesse fornito una traccia importante nel corso di quell’audizione in commissione parlamentare del lontano 1997, solo di recente completamente desecretata. In quell’occasione l’ex boss dei Casalesi aveva infatti sottolineato: «So che a Milano c’erano delle grosse società che raccoglievano rifiuti, anche dall’estero, rifiuti che poi venivano smaltiti al Sud. So che in Lombardia c’erano queste società che gestivano i rifiuti ma non so chi erano i proprietari». Rifiuti – aveva rivelato il pentito – poi smistati nelle regioni della punta dello stivale, dice il boss, da un uomo il cui nome in Calabria è più che noto: il Maestro Venerabile Licio Gelli, i cui rapporti con le ‘ndrine reggine non sono mai stati un mistero. Una traccia su cui da tempo il capo degli inquirenti reggini ha concentrato l’attenzione e gli sforzi dei pm che coordina.
Per questo, Cafiero de Raho al termine del suo informale colloquio investigativo con Schiavone, avrebbe chiesto al collaboratore di formalizzare l’acquisizione delle informazioni rivelate attraverso un interrogatorio, fissato per i primi di marzo. A confermare la circostanza è lo storico avvocato di Schiavone, Luigi Ferrone del Foro di Caserta, che qualche settimana fa è stato contattato dal pentito per sapere quando fosse disponibile per accompagnarlo a Reggio Calabria, dove era atteso per un formale interrogatorio. Un interrogatorio che poi non sarebbe mai avvenuto.
Vittima di un incidente mentre effettuava alcune riparazioni sul tetto di casa che gli è costato la lesione di una vertebra, il pentito è stato operato quattro giorni fa all’ospedale di Viterbo. Un’operazione di routine e – stando a indiscrezioni – conclusasi senza problemi. Ieri mattina però le condizioni dell’uomo si sarebbero improvvisamente aggravate e poco prima di mezzogiorno, Carmine Schiavone è stato dichiarato clinicamente morto. Stando ad alcune fonti, si sarebbe trattato di una complicanza relativa all’intervento, secondo altri a stroncare il pentito sarebbe stato un imprevedibile arresto cardiaco. A sciogliere l’enigma dovrebbe essere l’autopsia in programma in queste ore.
Già da ieri però la famiglia ha sentito la necessità di contattare il procuratore Cafiero de Raho per metterlo al corrente dell’accaduto, come dei dubbi relativi alla morte del collaboratore. Poco o nulla si sa di quella conversazione, se non l’ordine partito subito dopo dal procuratore capo della Dda di Reggio: mettete in sicurezza carte e archivi. Lì potrebbe esserci infatti traccia delle preziose rivelazioni che Schiavone – proprio in questi giorni – avrebbe dovuto formalizzare.

 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

x

x