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Rapine sull'A3, nove in manette

REGGIO CALABRIA Organizzava per compiere i propri “colpi” delle vere e proprie «squadre d’assalto», armate di mitra e fucili a canne mozze, la banda di rapinatori sgominata stamattina dalla Po…

Pubblicato il: 25/02/2015 – 7:11
Rapine sull'A3, nove in manette

REGGIO CALABRIA Organizzava per compiere i propri “colpi” delle vere e proprie «squadre d’assalto», armate di mitra e fucili a canne mozze, la banda di rapinatori sgominata stamattina dalla Polizia, con l’arresto di nove persone ed il sequestro di armi e munizioni. Alla banda vengono attribuite una trentina di rapine compiute dal 2009 ad oggi nel tratto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria che attraversa la Piana di Gioia Tauro contro conducenti di Tir ed automobilisti ed uffici postali, farmacie e distributori di carburante del comprensorio. I camionisti, in particolare, venivano bloccati dai rapinatori mentre percorrevano l’autostrada o arterie interne e costretti a raggiungere a bordo dei loro mezzi luoghi isolati dove i tir venivano svuotati del loro carico, mentre i conducenti, sotto la minaccia delle armi, erano tenuti sotto sequestro. Gli investigatori del Commissariato di Gioia Tauro e della Squadra mobile di Reggio Calabria hanno anche scoperto i depositi dove la banda nascondeva le armi utilizzate per compiere le rapine.

Tre anni di indagini hanno permesso agli agenti del Commissariato di Gioia Tauro e della squadra mobile di Reggio Calabria di scoprire gli autori di numerose rapine commesse tra il 2008 ad oggi. Nel corso delle indagini, attraverso anche intercettazioni telefoniche ed ambientali, gli investigatori hanno individuato i ruoli delle nove persone arrestate stamane. Nei confronti delle persone coinvolte è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palmi, Fulvio Accurso, una ordinanza di custodia cautelare che ha accolto la richiesta avanzata dai sostituti Salvatore Dolce ed Enzo Bucarelli, con il coordinamento del Procuratore della Repubblica facente funzioni Emanuele Crescenti. Gli inquirenti ritengono che a capo dell’organizzazione c’erano Diego Mammoliti e Rocco Furuli, già noti alle forze dell’ordine perché ritenuti collegati alla famiglia di ‘ndrangheta dei Bellocco di Rosarno. Le rapine a mano armata sono state compiute nel comprensorio della Piana di Gioia Tauro e nel vibonese, tra il 2008 e il 2012 e fino ad oggi. Alcune rapine scoperte nel corso delle indagini hanno consentito di accertare collegamenti con circuiti criminali anche esterni alla piana di Gioia Tauro, in particolare della provincia di Vibo Valentia e della fascia ionica reggina, utili per acquisire la disponibilità di armi e delle auto usate per la commissione delle rapine, nonché per collocare la merce provento dei reati e ricavarne un ingente profitto.

 

«VERI PROFESSIONISTI DEL CRIMINE»
«Un sodalizio di assoluto livello criminale». Così si è espresso il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, incontrando i giornalisti per illustrare i particolari dell’operazione del commissariato di Gioia Tauro e della squadra mobile che ha portato all’arresto di nove rapinatori. «Si tratta di una vera e propria squadra d’assalto – ha aggiunto – che siamo riusciti ad individuare con un lavoro certosino». Il procuratore facente funzioni di Palmi, Emanuele Crescenti, ha detto che «è stata ricostruita pazientemente una serie di elementi e fatti criminali che hanno interessato il territorio della Piana di Gioia Tauro, in particolare di Rosarno, con la scoperta di almeno trenta rapine a mano armata e con sequestri temporanei di persona, contro autotrasportatori, cacciatori, esercizi commerciali, che hanno fruttato decine di migliaia di euro. Una banda criminale ai vertici delle quale c’erano Diego Mammoliti e Rocco Furuli, che riteniamo vicini alla cosca Bellocco, seppure per loro non sia stata accertata la responsabilità di reato tipico delle associazioni mafiose». Per il dirigente della Squadra mobile di Reggio, Francesco Rattà, il gruppo criminale «era un’autentica squadra d’assalto, ben organizzata, pronta a rivendere le merci rapinate a compiacenti operatori del settore, seppure sotto minaccia, veri professionisti del crimine, vista la determinazione e la frequenza dei reati consumati ai danni persino di semplici cittadini, obbligati a cedere le loro autovetture sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia».

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