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Sangue infetto, a giudizio ex vertici dell'Annunziata

COSENZA Ex vertici dell’Annunziata a processo il 1 ottobre. Il gup del tribunale di Cosenza, Francesco Branda, ha rinviato a giudizio quattro persone e ne ha prosciolto due nell’ambito del processo…

Pubblicato il: 15/04/2015 – 14:48
Sangue infetto, a giudizio ex vertici dell'Annunziata

COSENZA Ex vertici dell’Annunziata a processo il 1 ottobre. Il gup del tribunale di Cosenza, Francesco Branda, ha rinviato a giudizio quattro persone e ne ha prosciolto due nell’ambito del processo sul sangue infetto, tra gli imputati che hanno scelto il rito ordinario. Il procedimento – che ha coinvolto i vertici e alcuni medici dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza – ha preso il via lo scorso 9 luglio e vuole fare luce sulla morte, avvenuta nell’estate del 2013, di Cesare Ruffolo, un pensionato di Rende.
Ruffolo aveva effettuato una trasfusione, all’Annunziata, con una sacca che poi si è scoperto essere contaminata dal batterio letale serratia marcescens. Questa mattina il giudice per le udienze preliminari ha rinviato a giudizio l’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera, Paolo Maria Gangemi; l’ex direttore dell’Unità di immunoematologia dell’Annunziata, Marcello Bossio; il dirigente medico in servizio all’ospedale di San Giovanni in Fiore, Luigi Rizzuto, e Osvaldo Perfetti direttore medico del presidio unico dell'”Annunziata”. Non luogo a procedere, invece, per il direttore sanitario aziendale di Cosenza Francesco De Rosa e per il direttore sanitario dell’ospedale di San Giovanni in Fiore Salvatore De Paola.
Dalle indagini, condotte dai carabinieri del Nas e coordinate dai pm Salvatore Di Maio e Paola Izzo, emerse che un mese prima del decesso di Ruffolo un caso analogo si era verificato ai danni del 37enne Francesco Salvo, che è fortunatamente riuscito a sopravvivere alla trasfusione infetta.
Il pm Salvatore Di Maio aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti. Oggi il gup ha, inoltre, trasmesso gli atti alla Procura per il responsabile dell’Avis di San Giovanni in Fiore. Il pubblico ministero dovrà quindi ora procedere all’identificazione della persona che era responsabile del servizio all’epoca dei fatti e avviare gli accertamenti e le verifiche disposte dal tribunale per accertare eventuali responsabilità.

La pubblica accusa contesta il reato di rifiuto di atti d’ufficio a Paolo Maria Gangemi e a Marcello Bossio. Mentre Perfetti e Bossio avrebbero somministrato medicinali guasti. Secondo l’accusa i due, pur essendo a conoscenza della contaminazione delle sacche ematiche, non avrebbero adottato alcuna misura idonea a impedirne l’utilizzo. A Bossio e Perfetti viene contestato, inoltre, il reato di morte in conseguenza di altro reato doloso.
Luigi Rizzuto – che dovrebbe rispondere di omicidio colposo – avrebbe permesso che la raccolta, il prelievo e la conservazione del sangue avvenissero in locali e in condizioni inidonee, in violazione della normativa speciale dettata in materia. Al medico vengono contestate le lesioni personali colpose ai danni di Francesco Salvo, il quale, nel giugno del 2013, a seguito di una trasfusione di sangue contaminato, subì uno shock settico.
Nel corso delle indagini, la Procura ha evidenziato la mancata adozione di un adeguato piano di azioni correttive rispetto a 65 criticità rilevate sin dal settembre del 2012 da una struttura di controllo della Regione Calabria durante una visita ispettiva nel Centro trasfusionale. L’omessa denuncia di reato era stata ipotizzata a carico del direttore del dipartimento sanitario di Medicina, Pietro Leo, e al responsabile Ssd rischio clinico, Addolorata Vantaggiato, perché dopo la morte di Cesare Ruffolo non avrebbero proceduto a nessuna comunicazione all’autorità giudiziaria. Ma lo scorso 30 ottobre il gup ha assolto Leo e Vantaggiato, che avevano scelto il rito abbreviato assieme a Mario Golè e Maria Maddalena Guffanti, rispettivamente legale rappresentante e direttore di produzione tecnica della “Germo spa”, la ditta che produce il sapone disinfettante Germocid (lo stesso usato a San Giovanni in Fiore) all’interno del quale sarebbe stato trovato il batterio serratia marcescens. Golè e Guffanti – che dovevano rispondere del reato colposo di commercio e distribuzione di sostanze adulterate in modo pericoloso per la salute pubblica – sono stati, invece, condannati.
I familiari di Ruffolo e lo stesso Francesco Salvo si sono costituiti parte civile. Sono state citate come responsabili civili invece la “Germo spa”, l’azienda ospedaliera e l’azienda sanitaria.

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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