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Scajola indagato per concorso esterno

REGGIO CALABRIA Si appensantisce con un’accusa di concorso esterno il quadro indiziario a carico dell’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, di Chiara Rizzo, moglie dell’ex parlamentare condanna…

Pubblicato il: 18/04/2015 – 12:35
Scajola indagato per concorso esterno

REGGIO CALABRIA Si appensantisce con un’accusa di concorso esterno il quadro indiziario a carico dell’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, di Chiara Rizzo, moglie dell’ex parlamentare condannato per mafia, Amedeo Matacena, della sua segretaria Maria Grazia Fiordelisi e del braccio destro storico del politico armatore, Martino Politi. Se i dibattimenti che li vedono imputati perché accusati a vario titolo di aver aiutato Matacena a sottrarsi all’esecuzione di una condanna per concorso esterno e ad occultare il suo immenso patrimonio, procedono fra continui rinvii in attesa della già annunciata riunificazione, le indagini non si fermano. E non solo sulle ipotesi di reato contestate.

 

ASSOCIAZIONE SEGRETA COLLEGATA ALLA ‘NDRANGHETA
Per il pm Giuseppe Lombardo, tutti quanti, insieme a «Vincenzo Speziali e a ulteriori soggetti il cui ruolo è in corso di compiuta ricostruzione, ciascuno nella sua qualità professionale, politica e imprenditoriale, prendono parte ad una associazione per delinquere segreta collegata all’associazione di tipo mafioso ed armato denominata ‘ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio di tipo mafioso in campo nazionale e internazionale». Per tutti, l’accusa è di aver posto in essere, consentito o agevolato «condotte delittuose diversificate – dirette ad agevolare l’attività di interferenza di Vincenzo Speziali su funzioni sovrane, quali la potestà di concedere l’estradizione, in capo alle rappresentanze politiche della Repubblica del Libano – finalizzate a proteggere la perdurante latitanza di Matacena – già condannato in via definitiva quale decisivo concorrente esterno della ndrangheta reggina, per il rilevantissimo ruolo politico ed imprenditoriale svolto a favore della predetta», ma non solo.

 

INDAGATO ANCHE SPEZIALI
A carico di Scajola, Rizzo, Politi, Fiordelisi, Speziali, omonimo nipote dell’ex senatore del Pdl, e una serie di – ancora misteriosi – personaggi su cui ancora non c’è discovery, c’è anche l’accusa di aver fornito «un costante e qualificato contributo a favore del complesso sistema criminale, politico ed economico, riferibile alla predetta organizzazione di tipo mafioso, interessata a mantenere inalterata la piena operatività del Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile, costituita da molteplici società ed aziende, utilizzata per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali ed imprenditoriali del predetto garantite a livello regionale, nazionale e internazionale». Traduzione, per i magistrati Matacena è un imprescindibile trait d’union fra i massimi vertici della ‘ndrangheta, la politica e la grande imprenditoria italiana, per questo, quando la condanna a suo carico diviene definitiva, ad attivarsi è un network complesso e composito, ma che tocca da vicino i veri centri di potere della Repubblica e non solo, che agisce compatto con un unico obiettivo: fare di tutto perché la libertà fisica, economica e relazionale dell’ex parlamentare non venga in alcun modo compromessa.

 

PERQUISIZIONI A CASA DI RIJILI, TARSITANI E PRATTICO’
Un dato che emerge dal decreto di perquisizione con cui il pm Lombardo nelle scorse settimane ha spedito gli uomini nella Dia negli uffici delle società riconducibili ai Matacena, come nelle abitazioni e pertinenze dei professionisti che in esse hanno un ruolo- gli avvocati Antonio Rjili e Ettore Trasitani, e Giuseppe Pratticò – con l’ordine di passare tutto al setaccio, dispositivi informatici, server e memorie incluse, e sequestrare quanto ritenuto interessante. E se il capo di imputazione dimostra che anche su altri fronti, primo fra tutti quello delle relazioni internazionali, le indagini vanno avanti con successo, è il filone investigativo che ruota attorno alla Cogem quello che ha portato gli investigatori a bussare alla porta dei noti professionisti reggini. Come già emerso dall’informativa depositata nei mesi scorsi agli atti dei due dibattimenti, la Cogem – grande mattatrice degli appalti simbolo degli anni del modello Reggio – è controllata in modo occulto dai coniugi Matacena.

 

LA SCHERMATURA SU COGEM E A&A
A nascondere la presenza dell’ex parlamentare e della moglie all’interno della società che negli anni ha messo le mani sulla realizzazione del tapis roulant, del palazzetto dello sport, di piazza Orange, della palestra dei vigili del fuoco, del cimitero di Cardeto, come di centoventi alloggi popolari nel quartiere di San Brunello, della Questura di Reggio Calabria, delle piste dell’aeroporto e sulla ristrutturazione del lungomare è la A&A immobiliare srl, società che attraverso un’intricata schermatura finanziaria, dal 29 dicembre 2000 – quando la Amadeus spa le girava tutte le quote di partecipazione detenute – detiene il 45,9 % della Cogem. A sua volta, per gli inquirenti la A&A è riconducibile per una quota pari al 90% al latitante Matacena, ma «fittiziamente intestata» a Chiara Rizzo, la cui presenza nell’assetto societario è a sua volta opportunamente schermata mediante due società estere, la lussemburghese Seahorse, prima e la portoghese Morning Breeze dopo, nonché attraverso la società fiduciaria italiana Sirefid spa. Paraventi necessari, secondo le ipotesi investigative, ad aggirare i controlli antimafia, che Matacena – all’epoca già sotto processo per concorso esterno – mai avrebbe potuto superare. Una manovra di mascheramento – cui hanno partecipato tanto Rizzo e Fiordelisi, che si è consapevolmente prestata a ricoprire il ruolo di amministratore unico della A&A, come «altri soggetti in via di identificazione incaricati di operare per conto del Matacena nella veste di intermediari qualificati, gestori, amministratori e fittizi intestatari» – necessaria non solo per accaparrarsi appalti importanti ed estremamente redditizi.

 

SUBAPPALTI E LAVORI PER LE ‘NDRINE
Secondo l’accusa, la Cogem sarebbe anche servita anche per distribuire appalti e subappalti a soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai maggiori clan reggini dunque anche loro interessati a «mantenere inalterata la piena operatività del Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile, costituita dalla molteplici società ed aziende indicate – si legge nel decreto – e altre in corso di individuazione». I segugi della della Dia hanno infatti scoperto che la Cogem avrebbe rapporti stabili e strutturali con la Si.ca., sulla base di risultanze processuali riferibile a soggetti di vertice della cosca Tegano, con la Zumbo colori srl per una quota pari a oltre il 99% di proprietà dell’ex antenna dei servizi Giovanni Zumbo, condannato a sedici anni perché pizzicato a soffiare preziose informazioni ai clan e indicato da più collaboratori come uomo che sarebbe stato al servizio del clan De Stefano, con la Real Cementi srl , società che sarebbe espressione della cosca Libri e per questo confiscata in via definitiva nel 2012, con la Italsavia di Autolitano Saverio e C snc, che inchieste e processi rivelano che sarebbe di proprietà della cosca Latella, con la Edil Primavera srl e la Rossato, entrambe riconducibili alle cosche Libri e Alampi di Reggio Calabria. Tutte società con cui la Cogem ha stipulato contratti di fornitura in relazione ai milionari appalti pubblici collezionati dalla società negli ultimi quattordici anni a Reggio, come il rinnovo del lungomare, la ristrutturazione di piazza Orange, la pista dell’aeroporto, la costruzione della palestra dei Vigili del fuoco di Reggio Calabria o il cimitero di Cardeto. Ma anche altri due appalti – forse i più sostanziosi – per il pm Lombardo dimostrerebbero i rapporti organici della società dei Matacena con le imprese dei clan. Per la realizzazione del tapis roulant – fiore all’occhiello dell’amministrazione Scopellit
i realizzato dall’Ati Giudecca srl di cui la Cogem era capo mandataria – la società ha stipulato uno specifico subcontratto con la Nuova Geosud di Francesco Saraceno, indagato nell’operazione Entourage. Per la costruzione di 120 alloggi popolari nel quartiere di San Brunello invece, la Cogem non si sarebbe limitata a distribuire subappalti e forniture, ma avrebbe costituito un’Ati – stando alle indagini – con un’impresa direttamente riconducibile al clan Tegano. Quelle casette a schiera che oggi macchiano di giallo la collina su cui si arrampica il quartiere della periferia nord di Reggio, sono state realizzate da Matacena insieme alla Sem dei fratelli Giuseppe e Rosario Rechichi, condannati come esponenti di spicco della famiglia degli arcoti, e alla ditta dei fratelli Pietro e Domenico Cozzupoli, in passato indagati per tentata estorsione aggravata e associazione per delinquere di stampo mafioso.

 

IL VERO RUOLO DELLA GALASSIA MATACENA
Rapporti contrattuali che per la Dda non sono coincidenze, né casualità, ma risponderebbero allo schema di spartizione degli appalti su cui le ‘ndrine reggine avrebbero forgiato le nuove regole e i nuovi assetti all’indomani della seconda guerra di ‘ndrangheta. Dunque – si evince dal decreto di perquisizione – anche la galassia imprenditoriale che ruotava attorno all’ex parlamentare oggi latitante, si sarebbe prestata a diversi scopi. Secondo la ricostruzione dei pm, le aziende riferibili a Matacena come la A&A o la Cogem venivano infatti utilizzate «dietro articolate ed indispensabili operazioni di interposizione fittizia in grado di superare gli sbarramenti costituiti dalle informazioni prefettizie, per schermare la vera natura delle compagini sociali, dei consorzi e delle associazioni temporanee di imprese e la destinazione delle relazioni politiche, istituzionali imprenditoriali del sistema criminale di tipo mafioso prima richiamato e dal predetto Matacena garantite a livello locale, nazionale o internazionale». Un quadro che sembra ritagliare addosso all’ex parlamentare di Forza Italia oggi latitante a Dubai un ruolo che va molto al di là di quello del concorrente esterno e affonda le sue radici nelle indagini che hanno mostrato il volto peggiore della Repubblica, già in passato sorpresa a trattare con quelle ‘ndrine che proclamava di combattere.

 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

 

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