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Sanità, la proposta dei sindaci del Tirreno cosentino

COSENZA «Il decreto n. 9 del 2 aprile 2015 del commissario ad acta sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza-urgenza e delle reti tempo dipendenti ha posto nuovamente…

Pubblicato il: 21/04/2015 – 8:04
Sanità, la proposta dei sindaci del Tirreno cosentino

COSENZA «Il decreto n. 9 del 2 aprile 2015 del commissario ad acta sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza-urgenza e delle reti tempo dipendenti ha posto nuovamente e inaspettatamente la questione sanità, al centro del dibattito politico. Una questione ormai troppo spesso sottratta al governo della politica nonostante è alla classe politica e agli eletti che i cittadini chiedono poi il rendiconto. Per questa ragione vogliamo rompere il silenzio e dare voce all’indignazione dei cittadini attraverso una proposta chiara e che sia forte del sostegno dei sindaci nella loro più ampia rappresentanza».
È quanto affermano i primi cittadini del Tirreno cosentino, che aggiungono: «La qualità dei servizi e i livelli assistenziali assicurati nel Tirreno Cosentino si stanno dimostrando inadeguati ed insufficienti a coprire la domanda che giunge dal territorio. Il piano di rientro seguendo una logica strettamente ragionieristica ha introdotto elementi distorsivi gravi sull’organizzazione della rete ospedaliera e poco o nulla ha innovato rispetto alla sanità territoriale. Quello che attualmente ci viene proposto, probabilmente sulla spinta di urgenze di bilancio e di scadenze ministeriali che premono, non fa che riproporre il precedente piano riveduto e possibilmente corretto in peggio nonostante tre anni di sperimentazione abbiano evidenziato limiti e criticità pesanti. Punto qualificante della nostra proposta è che qualsiasi rideterminazione della rete ospedaliera non può prescindere dall’individuazione chiara della collocazione dell’area dell’emergenza-urgenza , nodo essenziale di tutte le reti tempo-dipendente (politrauma , sindrome coronarica e stroke). Imprescindibili esigenze normative – proseguono i primi cittadini – come da Regolamento previsto nel Patto per la Salute 2014-2016 sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera hanno precisato in modo inequivocabile quali siano le U.O. che entrano a far parte del DEA di I livello e come esse devono necessariamente operare sul piano logistico in modo strettamente unitario allo scopo di dare una risposta rapida e completa al paziente critico. Disarticolare il DEA come è stato fatto dissociando l’Unità Operativa di Rianimazione dalle altre unità operativa è stato un errore grossolano che ha reso tutto il sistema inefficiente ed insicuro. Occorre perciò una volta per tutte ripensare la riorganizzazione dello spoke Cetraro-Paola con l’individuazione di un’unica struttura deputata all’emergenza, come peraltro previsto nella definizione dei P.S.T. (Pronto Soccorso Traumi) della rete per il politrauma presentata nel decreto, sulla base di criteri strutturali, orografici e logistici che rispondono all’interesse di tutto il Tirreno Cosentino e di tutti i cittadini che in caso di bisogno devono potersi trovare sempre al momento giusto nel posto giusto. Nel caso specifico del Tirreno la rete ospedaliera pubblica se vuole mantenere il sistema in condizione di sicurezza e di efficienza dovrà essere rimodulata prevedendo inoltre la riattivazione degli “ospedali di confine” come il P.O. di Praia a Mare con l’individuazione in esso delle discipline di base e conseguentemente una più equa redistribuzione dei p.l. su tutta la rete ospedaliera pubblica e privata senza modificare pertanto il rapporto P.L. /abitanti così come previsto dal piano di rideterminazione della rete. Tale scelta permetterà inoltre alla Regione di contenere almeno in parte una quota significativa di emigrazione sanitaria verso la regione Campania e Basilicata. Imprescindibile è ormai il ruolo che sul nostro territorio e nell’ambito della rete svolge il settore privato, riconosciutogli sulla base di una crescita progressiva che lo ha portato nell’erogazione delle prestazioni a raggiungere livelli qualitativi significativamente alti. La nostra proposta punta a rendere il settore privato ancora più sinergico e di supporto al sistema pubblico attraverso anche l’individuazione in ambito aziendale di protocolli specifici e codificati riguardo ai percorsi sanitari che dovrebbero coinvolgere anche l’area emergenza del settore pubblico. Infine la vera sfida resta il Territorio, occorre infatti contemporaneamente riqualificare e rimodulare la rete ospedaliera e potenziare il territorio attraverso la continuità assistenziale e il rafforzamento del distretto. In alternativa al ricovero ospedaliero o al ricovero inappropriato occorre quindi potenziare la continuità assistenziale, l’ospedalizzazione a domicilio e l’assistenza domiciliare integrata. La nostra proposta prevede di superare alcune criticità tra cui servire in modo omogeneo tutta la popolazione del bacino d’utenza dando seguito a quanto previsto nel Patto della salute 2014-2016 con il rilancio della rete territoriale attraverso l’attivazione delle Aggregazioni Funzionali territoriali ( AFT) gestite dai medici di medicina generale con il supporto di infermieri, assistenti sociali e amministrativi del territorio. Le AFT dovrebbero diventare il punto di riferimento della popolazione anche per l’accesso alle prestazioni ospedaliere e di specialistica ambulatoriale (garantite in ogni Distretto dalla organizzazione delle Unità di Cure Primarie – UCP), oltre che per le necessità di assistenza domiciliare o semiresidenzialità, e residenzialità collettiva. Il senso della proposta è che le indicazioni del Patto della salute trovino presto applicazione anche sul territorio».

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