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«I Rango-Zingari, clan dominante a Cosenza»

COSENZA Nella città dei Bruzi non si muove foglia senza il volere del clan Rango-Zingari. È così nel campo delle estorsioni e in quello dello spaccio di droga. È il punto fermo a cui sono giunti gl…

Pubblicato il: 12/05/2015 – 11:11
«I Rango-Zingari, clan dominante a Cosenza»

COSENZA Nella città dei Bruzi non si muove foglia senza il volere del clan Rango-Zingari. È così nel campo delle estorsioni e in quello dello spaccio di droga. È il punto fermo a cui sono giunti gli investigatori. «Questa operazione rappresenta il forte potere sul territorio di Cosenza della cosca degli Zingari che è in sinergia con il clan Rango». Lo ha detto a chiare lettere il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, nel corso della conferenza stampa dell’operazione “Doomsday” che ha portato al fermo di 12 persone appartenenti ai “Rango-Zingari”. Il blitz è stato condotto dal Reparto operativo dei carabinieri di Cosenza e coordinato dall’aggiunto Luberto e dal sostituto Pierpaolo Bruni. «L’attività investigativa dimostra – ha aggiunto Lombardo – che siamo di fronte a un clan nuovo, almeno nella composizione soggettiva e che è dominante nella città dei Bruzi. Le indagini hanno consentito di venire a capo di attività estorsive durate due anni, ma anche di ricostruire alcuni attentati e a individuare nuovi soggetti vicini al clan degli Zingari. Si è arrivati a questo anche grazie alle dichiarazioni di pentiti come Ernesto Foggetti. Siamo riusciti a delineare la nuova struttura della cosca in cui ci sono persone accusate di associazione mafiosa, anzi associazione ‘ndranghetistica perché è giusto definirla così. Una consorteria che monopolizza lo spaccio di sostanze stupefacenti». Per il procuratore aggiunto della Dda «si tratta di un’operazione in continuum logico con quelle del passato, in particolare quella del 2010 denominata “Telesis” che certifica l’alleanza tra Zingari e il clan Bruni, detto “Bella bella”. Questa nuova alleanza è la conseguenza tragica della morte di Michele Bruni avvenuta per cause naturali e poi della scomparsa di Luca Bruni, che è un episodio da ricordare sempre perché Cosenza, una volta isola felice, vede l’uccisione di un ragazzo, che viene seppellito a Castrolibero e i cui resti vengono trovati nei mesi scorsi grazie alle dichiarazioni di Foggetti. Anzi, una perizia oggi ci consente di affermare che quei resti appartengono a Luca Bruni. Il continuum investigativo porta all’affermazione del clan Zingari. Ciò che è importante è che gli imprenditori che collaborano non subiscono ritorsioni. L’impegno dei magistrati ha permesso di avere una risposta tempestiva».
«L’operazione ha certificato – ha detto il comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Cosenza, il tenente colonello Vincenzo Franzese – che lo spaccio di droga a Cosenza è gestito dalla cosca. Nel provvedimento non è contestato come reato la minaccia di una bomba alla caserma dei carabinieri – «siamo arrivati alla resa dei conti, gli possiamo mettere una bomba alla caserma» la frase pronunciata da alcuni esponenti della cosca – ma dalle intercettazioni è emerso che c’era questa intenzione. Tra i fermati ci sono alcuni coinvolti nell’attentato all’amministrazione di Marano Marchesato». Il capitano dei carabinieri Michele Borrelli ha parlato del «potere carismatico» di Antonio Intrieri, l’imprenditore fermato, che è legato da rapporti familiari con gli altri fermati. Un carisma che però – ha spiegato il colonnello dei carabinieri Vincenzo Brancati – soggiace a quello di Maurizio Rango.

«Questo gruppo – ha aggiunto Franzese – è stato colpito da provvedimenti da novembre. E il gruppo ha mostrato capacità di rigenerarsi». «L’attività di Inrtrieri – ha detto Borrelli – è nota da tempo. Le sue figlie sono le compagne di Domenico Mignolo, Danilo Bevilacqua (figlio di Fiore Bevilacqua detto “Mano mozza”) e di Francesco Vivacqua detto “Bughi”. C’è una sintesi perfetta tra i clan e gli zingari che dominano».

Il procuratore aggiunto Luberto ha poi precisato che l’idea dell’attentato alla caserma «è un proposito organizzativo che è emerso dalle intercettazioni fatte a Intrieri, che è un personaggio di media caratura ma rappresenta la cartina di tornasole del potere raggiunto dagli Zingari. Gli Zingari sono stati sempre attivi nel settore delle rapine. Intrieri è un imprenditore edile alla mercè di Rango». E ha cercato di fare chiarezza anche sulla composizione della consorteria: «Gli Abbruzzese sono di Cosenza, e alla fine degli anni 70 emigrano a Cassano perché lì ci sono le case popolari che loro poi invadono. Quindi chiariamolo una volta per tutte: gli Abbruzzese, il clan degli Zingari, non sono di Cassano ma di Cosenza. C’è un rapporto familiare tra cosentini e cassanesi. Quello che succede a Cassano non avviene senza l’appoggio dei cosentini. C’è un rapporto familistico che è rappresentato dalla cooptazione di Intrieri, che avviene perché le figlie si legano a tre persone vicine al clan. Altro chiarimento: ci sono gli Abbruzzese e i Bruzzese o gli Abruzzese con una b. In realtà sono loro stessi che hanno voluto generare confusione. Hanno cognomi diversi e lo hanno fatto appositamente per generare confusione anagrafica e fare in modo che gli investigatori stessi non riescano a capire che, magari, Abbruzzese e Bruzzese, sono fratelli».

Tra i fermati anche Domenico Mignolo, che è stato condannato per l’attentato agli amministratori di Marano Marchesato e che è indagato assieme a Leonardo Bevilacqua – pure lui fermato nel blitz di oggi – per l’omicidio di Antonio Taranto, il giovane ucciso nei mesi scorsi in un palazzo di via Popilia, quartiere popolare di Cosenza. Ma su questo e su eventuali legami gli investigatori tengono le bocche cucite perché si tratta di «indagini in corso», precisa Luberto.

Il colonnello Brancati ha poi spiegato anche l’origine del nome dato all’operazione “Doomsday”: «In un’intercettazione alcuni dei fermati, dopo l’arresto di Rango e il ritrovamento del corpo di Luca Bruni parlavano di “giorno del giudizio” perché era arrivata la “resa dei conti”».

L’operazione ha portato al fermo di 12 persone, mentre il provvedimento è stato emesso nei confronti di 13 presunti esponenti della cosca, perché Stefano Carolei è sfuggito alla cattura. «Al momento – ha detto il comandante Franzese – è irreperibile».

 

 Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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