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L'ex assessore non può fare il commissario

CATANZARO È stato assessore solo per due giorni, ma la legge non tiene conto dei ripensamenti, né delle «decisioni sofferte». E ora quel “sì” accordato al sindaco di Catanzaro Sergio Abramo potrebb…

Pubblicato il: 18/05/2015 – 9:40
L'ex assessore non può fare il commissario

CATANZARO È stato assessore solo per due giorni, ma la legge non tiene conto dei ripensamenti, né delle «decisioni sofferte». E ora quel “sì” accordato al sindaco di Catanzaro Sergio Abramo potrebbe compromettere l’avventura di Domenico Pingitore nell’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”. Il governatore calabrese, Mario Oliverio, due mesi fa – il 20 marzo – ha nominato il direttore di Radioterapia oncologica dell’hub del capoluogo commissario (con funzioni di direttore generale) dell’Ao catanzarese. Tutto regolare, se non fosse che Pingitore, un anno fa, aveva accettato di entrare a far parte della giunta comunale guidata dal sindaco Abramo, che gli aveva assegnato le deleghe alla Sanità e ai Rapporti con l’università.

 

COSA DICE LA LEGGE
L’articolo 8 del decreto legislativo 39 del 2013, la cosiddetta “legge Madia” – che regola le inconferibilità di incarichi di direzione nelle Aziende sanitarie – parla chiaro. E dice che gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo «non possono essere conferiti a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano fatto parte della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000». Pingitore è stato assessore solo per 48 ore, ma la norma non specifica la durata. Conta solo il fatto che sia stato membro della giunta.

 

IL RIPENSAMENTO
Il 26 marzo 2014 il futuro commissario dell’Ao dirama una nota in cui spiega i motivi che lo hanno spinto a rassegnare le dimissioni nelle mani di Abramo. Un ripensamento «dettato dal mio straordinario attaccamento al lavoro, al mio delicato reparto (quello di radioterapia), agli ammalati che in me ripongono fiducia e speranza. In poche parole: non me la sono sentita di abbandonare la mia missione». Per il noto professionista catanzarese «è una decisione molto sofferta perché avevo accettato con grande entusiasmo la proposta del sindaco Abramo. Pensavo di poter mettere al servizio della città la mia esperienza nel campo sanitario, sostenendo il progetto di integrazione tra ospedali e facoltà di medicina che sta molto a cuore al nostro primo cittadino. Accettando la carica, ho attestato in tutta coscienza di essere pronto a rimuovere le cause di incompatibilità indicate dalla legge e di rispettare così la richiesta del sindaco di dedicarmi totalmente al lavoro di assessore. Ma più forte di tutto è stato il richiamo della professione, una professione che rappresenta la mia vita e che considero, al pari di tutti i miei colleghi ospedalieri, una missione».
La legge è implacabile, anche di fronte ai ravvedimenti più legittimi.

 

GLI ALTRI CASI
Quello di Pingitore è solo l’ultimo caso in ordine di tempo. Il management sanitario voluto da Oliverio non è certo accompagnato dai favori della sorte (né da quelli della legislazione). Controversa è stata anche la nomina di Santo Gioffrè a commissario dell’Asp di Reggio. Il medico e scrittore non avrebbe potuto assumere la guida dell’Azienda perché nel 2013 è stato candidato a sindaco di Seminara. E lo stesso decreto legislativo che ora rischia di inguaiare Pingitore specifica che un ex candidato può dirigere un’azienda solo cinque anni dopo le elezioni.
C’è poi la vicenda di Agostino Talerico, amico d’infanzia del governatore e da poco nominato direttore sanitario dell’Asp di Crotone per volere del commissario Sergio Arena. Prima di assumere il nuovo incarico, Talerico era direttore dell’Unità operativa semplice di Angiologia dell’Azienda provinciale. Una piccola struttura ambulatoriale che aveva in organico solo un medico e un infermiere. Anche qui, le prescrizioni di un decreto avrebbero dovuto sbarrare la strada a Talerico. È il 502 del ’92, per il quale il direttore sanitario di un’azienda deve essere un medico «che abbia svolto per almeno cinque anni qualificata attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie, pubbliche o private, di media o grande dimensione». Principio ribadito alla lettera anche da una legge regionale successiva, la 11 del 2004.
Ed è sempre la “legge Madia” a confermare l’inconferibilità dell’incarico per l’ex segretario generale del consiglio regionale, Giulio Carpentieri, scelto dal commissario dell’Ao di Reggio, Frank Benedetto, quale direttore amministrativo dell’hub dello Stretto. L’ex plenipotenziario di Palazzo Campanella – che, per inciso, aveva iniziato la sua carriera “istituzionale” come muratore all’ospedale di Taurianova – non avrebbe potuto ricoprire l’incarico in quanto già pensionato.
Una lunga serie di nomine quanto meno discutibili. A cui si aggiunge ora anche quella di Pingitore.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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