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Spagnuolo: «L'area della frana era avvelenata»

VIBO VALENTIA A causare quella enorme frana, diventata oggetto di studio anche fuori dai confini nazionali, non è stata solo la pioggia che in quei giorni (febbraio 2010) era caduta copiosamente su…

Pubblicato il: 19/05/2015 – 14:35
Spagnuolo: «L'area della frana era avvelenata»

VIBO VALENTIA A causare quella enorme frana, diventata oggetto di studio anche fuori dai confini nazionali, non è stata solo la pioggia che in quei giorni (febbraio 2010) era caduta copiosamente sul Vibonese. E nemmeno le caratteristiche geo-tecniche dei terreni a ridosso del centro abitato di Maierato. Ne sono convinti gli inquirenti che hanno fatto notificare otto avvisi di conclusione indagini (qui la notizia) ad altrettante persone, tra imprenditori e funzionari pubblici, a cui vengono contestati a vario titolo i reati di disastro colposo, disastro ambientale doloso e frana. La mano dell’uomo ha contribuito a quel disastro in maniera «determinante». Lo ha ribadito più volte in conferenza stampa il procuratore capo di Vibo, Mario Spagnuolo, che ha anche chiarito come quella frana fosse in qualche modo anomala visto che, all’improvviso, la collina si è come afflosciata su se stessa facendo scivolare a valle circa 10 milioni di metri cubi di terra e fango. Il pericolo per l’incolumità pubblica, nell’immediatezza, fu «spaventoso», ma ancora più sconcertante fu l’esito delle indagini che, 5 anni dopo, hanno portato gli inquirenti a una conclusione inquietante: «L’area della frana era avvelenata». In quel terreno, ha spiegato Spagnuolo, le analisi dei tecnici dell’Unical e dell’Arpacal hanno rilevato, in grandi quantità, cloruri, solfati, nichel, antimonio, stagno, bromuro e altre sostanze pericolose. Le indagini dei carabinieri del Noe di Reggio (guidati dal capitano Paolo Minutoli), dei colleghi della compagnia e del comando provinciale di Vibo (agli ordini del capitano Diego Berlingieri e del colonnello Daniele Scardecchia) e degli uomini della Guardia di finanza di Vibo (coordinati dal colonnello Paolo Valle) hanno quindi rivelato che quella roccia si era completamente sfaldata, ridotta a poltiglia. I carotaggi fatti in zone limitrofe non colpite dalla frana, ma con caratteristiche geologiche simili, hanno poi fotografato una situazione completamente diversa da quella della collina di Maierato venuta giù nel 2010. «È stata determinata – ha aggiunto Spagnuolo – la dissoluzione dell’equilibrio biologico di quel territorio».
Tutto è cominciato due anni prima della frana. Nel 2008, infatti, un contadino del luogo andò alla stazione dei carabinieri di Maierato a segnalare la presenza nel terreno di sostanze liquide di colore rossiccio mista a pezzi di tonno. Da lì prese il via l’indagine, con gli uomini del Noe che andarono a controllare i sistemi di depurazione delle aziende che hanno i siti di produzione nella zona industriale di Maierato: venne fuori che alcune ditte scaricavano i residui industriali direttamente nelle fogne e nelle falde acquifere. Scattarono i primi sequestri (e anche un arresto) ma quando, a distanza di circa un anno, i militari tornarono a controllare negli stessi siti, scoprirono che in un caso era stato realizzato un nuovo scarico nascosto. E quando si avvicinò a quei pozzetti un maresciallo dei carabinieri fu addirittura colto da un leggero malore per le esalazioni nauseabonde che ne vernivano fuori. Il depuratore comunale, poi, secondo la Procura funzionò solo per pochi mesi, e i reflui in ingresso erano talmente abbondanti che entrava automaticamente in funzione il “troppo pieno” e tutto finiva direttamente nel fosso Scuotapriti.
«Ieri – ha spiegato ancora Spagnuolo – abbiamo effettuato nuovi controlli per verificare la situazione attuale: abbiamo trovato di nuyovo i “bypass” per aggirare la depurazione, quindi l’inquinamento ancora persiste e la collettività deve saperlo. Per questo nei prossimi giorni consegneremo i risultati delle analisi ai prefetti di Vibo e Catanzaro e al presidente della giunta regionale». Quanto al coinvolgimento dei funzionari di enti pubblici (Comune di Maierato e Provincia di Vibo), infine, il comandante del Noe ha spiegato che «le autorizzazioni sono state rilasciate con troppa facilità, e senza mai verificare che le aziende in questione avessero attuato le prescrizioni indicate».

 

s. pel.

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