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Il caso Calabria etica approda anche al Tar e alla Corte dei conti

CATANZARO «Non sarà soltanto il Tar Calabria ma anche le Procure presso il Tribunale di Catanzaro e della Corte dei Conti della Sezione calabrese ad occuparsi della vicenda degli ex co.co.pro. di C…

Pubblicato il: 18/06/2015 – 14:12
Il caso Calabria etica approda anche al Tar e alla Corte dei conti

CATANZARO «Non sarà soltanto il Tar Calabria ma anche le Procure presso il Tribunale di Catanzaro e della Corte dei Conti della Sezione calabrese ad occuparsi della vicenda degli ex co.co.pro. di Calabria etica divenuti dopo ben sedici mesi di rapporti lavorativi con la predetta Fondazione improvvisamente “clandestini a bordo”». È quanto dichiarano gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti – difensori di circa 20 ex contrattisti – che attraverso un comunicato stampa annunciano di aver già notificato a Calabria Etica e alla Regione Calabria un documentato ricorso alla giustizia amministrativa, il cui contenuto sta per essere esteso anche alla magistratura penale e contabile. I difensori dei ricorrenti eccepiscono «il pessimo uso del potere pubblicistico» nel cui contesto sottolineano anche «l’allarme ripetutamente lanciato addirittura dal Collegio dei Revisori dei conti di Calabria etica in ordine al ricorso all’istituto dell’autotutela».
«L’organo di controllo – argomentano i legali – mediante ben quattro verbali redatti a seguito delle riunioni succedutesi sul punto dal 7 aprile al 23 aprile 2015, afferma che “la Fondazione non solo ha instaurato i rapporti di lavoro ma ha anche elaborato i cedolini, pagato le mensilità, effettuato gli adempimenti obbligatori EMENS, certificazioni uniche attestanti che i lavoratori hanno svolto gli incarichi relativi al progetto affidato”; incalzando il commissario dott. Carmelo Barbaro comunicandogli che “gli annullamenti dei contratti – con efficacia ex tunc – potranno con molta probabilità esporre la fondazione a contenziosi con i lavoratori contrattualizzati anche posto che la loro effettiva contrattualizzazione è stata già rilevata dalla Direzione Regionale del Lavoro nel corso dell’ispezione del dicembre 2014”; sgomberando altresì il terreno da qualsivoglia equivoco, chiosando che “in realtà era stata firmata convenzione fra Calabria Etica ed il dipartimento regionale della quale si era in attesa di repertoriazione della stessa”; ribadendo che “il Collegio non condivide l’iniziativa intrapresa dal dott. Barbaro poiché trattasi di collaboratori contrattualizzati che hanno effettivamente reso le prestazioni progettuali percependo la retribuzione prevista”».
I richiami del Collegio dei revisori, dunque, secondo i due avvocati «avrebbero dovuto indurre la burocrazia regionale di riferimento ed il commissario di Calabria etica ad anteporre prudentemente al capriccio della forma la sostanza delle cose. Ciò nonostante – proseguono i due legali – i malcapitati ricorrenti sono stati letteralmente “rottamati”, fra l’altro omettendo la benché minima valutazione tesa ad accertare l’esistenza di un congruo interesse pubblico attuale all’annullamento, ovvero senza ricorrere ad un doveroso esame comparativo fra i vantaggi e gli inconvenienti che alla P.A. ma anche a terzi possono derivare».
Infine, gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti preannunciano «sul versante della rilevanza penale ex art. 323 c.p. (abuso d’ufficio) la formalizzazione della costituzione di parte civile degli ex co.co.pro. volta al ristoro di tutti i danni patiti e patendi ivi compreso quello da perdita di chance, esprimendo conclusivamente apprezzamento e gratitudine all’avvocatessa Domenica Clemensi, cointeressata alla difesa di due posizioni, per la preziosa collaborazione e l’attività di ricerca scientifica espletata».

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