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ROMANZO CRIMINALE | Tre pentiti "raccontano" la politica a Cosenza

COSENZA Quattro interrogatori, registrati fra il 12 febbraio e il 20 marzo del 2015, rischiano di sconvolgere la politica cosentina e regionale. Non si salva quasi nessuno. Le parole di Ernesto, Ad…

Pubblicato il: 15/08/2015 – 7:55
ROMANZO CRIMINALE | Tre pentiti "raccontano" la politica a Cosenza

COSENZA Quattro interrogatori, registrati fra il 12 febbraio e il 20 marzo del 2015, rischiano di sconvolgere la politica cosentina e regionale. Non si salva quasi nessuno. Le parole di Ernesto, Adolfo e Vincenzo Foggetti tirano in ballo tutti gli schieramenti “classici” dello scacchiere. Ci sono le vecchie volpi e i giovani più rampanti, accomunati – secondo il racconto dei tre collaboratori di giustizia – dalla costante ricerca di un rapporto con gli uomini dei clan bruzi. Lo scopo sarebbe, ovviamente, il consenso. E i documenti sono allo studio della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni che ora aleggiano, come un’ombra sinistra, sul centrodestra e sul centrosinistra. Proprio mentre si preparano alla corsa per la successione di Mario Occhiuto alla guida della città. Le frasi contenute nei colloqui verbalizzati nei mesi scorsi raccontano la versione dei tre pentiti sui rapporti tra le cosche dell’hinterland e la politica nell’area urbana. Da Rende a Cosenza, passando per Castrolibero, sono le avvisaglie di quello che – se i riscontri arrivassero – potrebbe essere un terremoto.
Ed è proprio da Castrolibero che parte il racconto dei verbali che fanno tremare la politica.
È il 12 marzo; nel carcere di Rebibbia Ernesto Foggetti riempie pagine e pagine di verbale. L’ex sodale del clan “Bella bella” parla degli equilibri criminali nel capoluogo bruzio. Spiega quali passaggi abbiano portato ai nuovi assetti, come sia nata la centralità del cosiddetto clan “Rango-Zingari”. Parla dei viaggi per rifornirsi di coca, degli appoggi a Roma e Milano. Poi il discorso scivola sulla politica.

A CASTROLIBERO Il primo passaggio è dedicato a Castrolibero: «Aggiungo – dice Foggetti –, con riferimento a quanto è di mia conoscenza, anche della esistenza di rapporti tra Aldo Figliuzzi, Orlandino Greco e appartenenti al clan di cui io facevo parte». È un’entrata a gamba tesa nella politica. Orlandino Greco è l’ex sindaco che a Castrolibero ha sempre ottenuto consensi bulgari: sia alle amministrative (è stato primo cittadino per due volte consecutive e adesso è consigliere comunale) che alle regionali del 2014. Il suo sodalizio con Figliuzzi è storia antica e “spezzata”. Come racconterà anche Foggetti, i due hanno rotto da qualche anno. Ma la narrazione del pentito parte da lontano: «I rapporti tra Greco e Figliuzzi e la cosca di cui io e mio padre (si tratta di Vincenzo Foggetti, ndr) facevamo parte sono risalenti nel tempo, così come risalente nel tempo è l’impegno nel procacciare voti a favore dei due predetti politici da parte dell’organizzazione criminale di cui io e mio padre facevamo parte». Il pentito si concentra sulle penultime elezioni comunali, delle quali dice di avere «conoscenza diretta». In quella circostanza, «Figliuzzi si recò da me e mi chiese se, quale referente del clan di Michele Bruni, io fossi disponibile a procacciare voti in favore di se stesso e di Orlandino Greco». La domanda – sono parole di Foggetti – nascerebbe dalla circostanza che «anche in passato mio padre e l’organizzazione criminale facente capo al gruppo Bruni avevamo procacciato voti ai predetti Figliuzzi e Greco e quindi mi chiese se, così come era stato fatto in passato, anche in occasione di tale campagna elettorale noi fossimo disponibili a procacciare voti». Foggetti scende più in dettaglio: parla di un incontro con quello che sarebbe diventato il sindaco del centro alle porte di Cosenza (e che, nove mesi fa, è diventato consigliere regionale): «Mi chiese di mettere a conoscenza Michele Bruni di tale richiesta e se fosse necessario parlare direttamente con Michele (…). Io gli dissi che avrei parlato io con Michele e che comunque assicurai l’impegno a procacciare voti da parte della nostra organizzazione di ‘ndrangheta. Greco si rese disponibile a pagare un fiore a Michele e comunque a pagare un corrispettivo per il procacciamento di voti, corrispettivo che, però, avrebbe pagato dopo le elezioni e solo se vi fosse stato il buon esito delle medesime».
A questo punto, spiega Foggetti, il clan si mette a caccia di voti. E i cittadini non esitano ad «accondiscendere alle richieste. Figliuzzi e Greco in effetti furono eletti, ritengo anche grazie al nostro impegno, e Greco mantenne la promessa di corresponsione di una somma di denaro quale corrispettivo per il procacciamento di voti e tramite il suo autista, tale Franco, mi fece consegnare la somma di 20mila euro che io consegnai a Michele Bruni (il defunto boss del “Bella Bella”, ndr), non ricordo se nelle sue mani o per tramite dei suoi congiunti, ma non ricordo esattamente a chi li consegnai». Il collaboratore di giustizia ricorda anche l’auto a bordo della quale l’autista di Greco arrivò per effettuare lo scambio: un’Alfa Romeo 166 di colore grigio chiaro. È possibile che il pentito stia solo millantando, ma nero su bianco restano parole pesantissime.
C’era un altro impegno che, secondo Foggetti, il sindaco di Castrolibero aveva preso con il clan: «L’impegno a fornire una sistemazione lavorativa ai nostri affiliati». Impegno «mantenuto, poiché fu costituita una cooperativa con a capo Gianni Valder, che la amministrava e nella quale furono assunti proprio Giuseppe Muto, Mario Esposito, tale “mulingiana” e altri sodali o contigui dalla nostra cosca». Gli stessi indicati come procacciatori di voti qualche minuto prima: «All’assunzione – prosegue il pentito – faceva seguito una retribuzione che ovviamente risultava utile per i membri della cosca, i quali peraltro molto raramente si recavano al lavoro (…). Tale cooperativa veniva finanziata per effetto di erogazioni del Comune, per conto del quale lavorava».

LE PROVINCIALI DEL 2009 Le elezioni provinciali del 2009 sono un passaggio chiave nella storia recente della ittà dei Bruzi. Spezzano il patto di non belligeranza tra i fratelli Gentile e il centrosinistra: Pino Gentile scende in campo contro Mario Oliverio e molti equilibri, per qualche anno, saltano. Anche il sodalizio tra Greco e Figliuzzi viene meno. Foggetti conferma: «Il rapporto si incrinò e Figliuzzi passò in opposta e diversa area politica, tanto è vero che alle provinciali di Cosenza si candidò con una lista che appoggiava Pino Gentile. Ancora una volta il Figliuzzi venne a chiedere i voti per se stesso e per Pino Gentile e, nel richiedere il procacciamento di voti, mi consegnò subito la somma di duemila euro per retribuire i ragazzi a mia disposizione a compiere attività di attacchinaggio. Egli mi riferì anche un messaggio di Pino Gentile, il quale ci mandava a dire tramite Figliuzzi che se fossimo stati in grado di farlo eleggere la provincia sarebbe stata la nostra e ci avrebbe sistemato fino all’ultima generazione. Io mi impegnai anche con l’accordo di Michele Bruni nel procacciamento di voti e furono interessati anche gli zingari di Cosenza, e segnatamente “Mano mozza”. Tuttavia, nonostante il nostro impegno, Pino Gentile non fu eletto ma fu eletto il candidato avversario (cioè Mario Oliverio, ndr)». Tutte millanterie del pentito o ci sono dei riscontri? Lo chiariranno le indagini. Che potrebbero toccare anche altri snodi politici degli anni passati.

LE ULTIME COMUNALI Per esempio le ultime comunali a Castrolibero, nelle quali – prosegue il racconto di Ernesto Foggetti – «è stato eletto un cugino di Greco, ma non mi sono occupato della campagna elettorale e ho saputo soltanto che c’era Maurizio Rango (il boss emergente di Cosenza, capo del clan “Rango-Zingari”) che supportava, con i ragazzi che nella precedente tornata elettorale erano vicini a noi, l’elezione del cugino di Greco».

 

BRUNI E L’INVIDIA PER LA COOP DI RENDE Per i clan il rapporto con la politica è essenziale. Significa appalti e sovvenzioni. E genera invidie. Michele Bruni, secondo Foggetti, invidiava il clan Lanzino, «poiché a detta sua avevano addirittura in disponibilità una cooperativa operante a Saporit
o di Rende, laddove sia i Di Puppo (famiglia legata al clan Lanzino, ndr) che Lanzino nonché loro parenti e familiari si erano sistemati per avere un reddito e soprattutto per poter evitare, dal momento che vi lavoravano, problemi che riguardavano la sorveglianza speciale e per avere la disponibilità di una cooperativa che consentisse un affidamento al lavoro». È, in estrema sintesi, la storia di “Rende servizi” così come l’ha rappresentata la Dda di Catanzaro nell’inchiesta sulla città d’Oltrecampagnano. «Bruni – dice ancora Foggetti – mi riferiva che questa cooperativa gli era stata creata da Sandro Principe, all’epoca sindaco di Rende, e che i predetti Di Puppo e Lanzino avevano contribuito a far eleggere», così come «altri candidati che “seguivano la scia” di Principe». Il pentito fa il nome di Umberto Bernaudo, sindaco di Rende tra il 2006 e il 2011.

 

LE COMUNALI DEL 2014 A RENDE Il fiume in piena di Foggetti lambisce anche le ultime comunali di Rende: «Sono a conoscenza del fatto che Adolfo Foggetti, in occasione dell’ultima campagna elettorale del Comune di Rende, stava procacciando dei voti a favore del candidato avvocato Marcello Manna». La circostanza sarebbe stata riportata da un conoscente di Foggetti «che si occupa del traffico di droga» e che avrebbe fatto candidare sua moglie «in una lista che supportava Manna». In questa conversazione, il pentito viene a sapere che «il Comune di Rende sarebbe sempre rimasto ugualmente nelle mani del clan Di Puppo, e quindi Lanzino». Altro elemento che sarà sottoposto al vaglio della Dda.

RANGO E L’ATERP Radio malavita fa arrivare all’orecchio di Foggetti notizie sull’ascesa criminale di Maurizio Rango. Gliene parla Gennaro Presta (che finirà in manette proprio nell’operazione contro la cosca “Rango-Zingari”). Questi gli spiega che Rango «aveva ormai stretto rapporti con Katya Gentile (ex vicesindaco di Cosenza e figlia dell’ex assessore regionale Pino, ndr) oltre che con Oscar Fuoco dell’Aterp (un impiegato arrestato per la disinvolta gestione degli immobili, in un’inchiesta che vedeva sullo sfondo anche le ingerenze dei clan, ndr), il quale gli consentiva di acquisire o comunque avere la disponibilità delle case popolari del Comune e di fare quello che voleva, ovvero anche di venderle». Una circostanza, questa, che Foggetti avrebbe appreso anche dallo stesso Rango, «al quale ebbi a rappresentare una problematica riguardante la casa popolare di cui io sono assegnatario ed egli mi rassicurò che tramite Katya Gentile avrebbe risolto il problema. Tuttavia Rango non risolse il problema e ciò evidentemente in quanto vi erano una serie di attriti tra me e il Rango medesimo». Potrebbero essere tutte millanterie. Oppure no. Sta agli investigatori verificarlo, ma la politica cosentina – da sinistra a destra – trema. (1. continua)

 

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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