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CALABRIA ETICA | L'inchiesta non finisce qui

CATANZARO Per la Procura di Catanzaro, l’ex presidente di “Calabria Etica” Pasqualino Ruberto non ha certo fatto tutto da solo. E Vincenzo Caserta, ex direttore generale del dipartimento Lavoro, no…

Pubblicato il: 20/08/2015 – 10:37
CALABRIA ETICA | L'inchiesta non finisce qui

CATANZARO Per la Procura di Catanzaro, l’ex presidente di “Calabria Etica” Pasqualino Ruberto non ha certo fatto tutto da solo. E Vincenzo Caserta, ex direttore generale del dipartimento Lavoro, non è l’unico anello della catena burocratica finito nel mirino dell’inchiesta che ha portato al sequestro per equivalente di 361mila euro. Certo, il reggente del dipartimento numero 10, che di quella struttura era anche dirigente di settore, «non solo non ha esercitato alcun controllo sulla condotta scellerata di Ruberto – la valutazione appartiene ai pm – ma in alcuni casi ha anche tenuto una condotta compiacente». Ma due persone non bastano per organizzare centinaia di assunzioni a pochi giorni dalle elezioni regionali. Per questo le indagini puntano (anche) oltre e, come ha spiegato ieri il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, «procedono per step: questo è il primo».
Restano, spiega la richiesta di misure cautelari, «ancora da approfondire le condotte di altri soggetti che, in violazione dei loro doveri, non sono intervenuti, così consentendo le gravissime condotte di appropriazione (configuranti il peculato) e di distrazione (configuranti il delitto di abuso d’ufficio) di ingenti risorse finanziarie utilizzate per esclusivi interessi clientelari».
Gli atti firmati dai magistrati catanzaresi evidenziano le fasi fondamenti nei diversi iter dei progetti approvati. Dopo la firma delle convenzioni tra dipartimento e Calabria Etica, sono necessari almeno due passaggi. Uno di pertinenza dell’ufficio Ragioneria, per la deliberazione dell’impegno di spesa. L’altro, invece, è «un controllo “non vincolante” di regolarità amministrativa esercitato dalla Segreteria di giunta della Regione», che «doveva valutare la regolarità formale del decreto, nel quale confluiva l’affidamento del progetto, alle procedure di legge». Una prassi che per “Calabria Etica” non sarebbe stata seguita, visto che «la Fondazione dava inizio alle assunzioni sin dal momento in cui il direttore del dipartimento numero 10 dava la propria autorizzazione».
È uno dei passaggi chiave della vicenda, raccontata nel gennaio 2015 da un’inchiesta del Corriere della Calabria che – riporta il documento firmato dai magistrati – «evidenziava la proliferazione di assunzioni avvenuta da parte della Fondazione “Calabria Etica”, valorizzando – oltre al dato numerico di circa 800 assunti nell’arco del periodo 2013-2014 – anche il fatto che circa 250 di esse erano avvenute in piena campagna elettorale per il rinnovo della giunta regionale». Qual era dunque l’interesse clientelare? Secondo i magistrati, decine di persone «vicine» a Ruberto sarebbero state assunte nel giro di poche settimane, con le elezioni sullo sfondo. L’epicentro dello scandalo che si è trasformato in un’indagine della magistratura è Lamezia, la città in cui l’ex presidente di “Calabria Etica” si è candidato a sindaco (oggi siede tra i banchi dell’opposizione dopo un buon risultato elettorale). La stessa città in cui le regionali del 2014 hanno consegnato un risultato eccezionale a Nazzareno Salerno: per il consigliere originario di Serra San Bruno, nella città della Piana sono arrivati 2.420 voti. Più di quelli ottenuti da signori locali delle preferenze come Mario Magno e Franco Talarico. E proprio Salerno era il punto di riferimento istituzionale di “Calabria Etica”: guidava l’assessorato al Lavoro, lo stesso che sovrintende al dipartimento 10.

 

Pablo Petrasso

p.petrasso@corrierecal.it

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