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Rimborsopoli antimafia, l'inchiesta si allarga

REGGIO CALABRIA Si allarga l’inchiesta sul business dell’antimafia che coinvolge Claudio La Camera, fondatore e per lungo tempo presidente dell’associazione Antigone-Museo della ‘ndrangheta e in ta…

Pubblicato il: 02/02/2016 – 16:39
Rimborsopoli antimafia, l'inchiesta si allarga

REGGIO CALABRIA Si allarga l’inchiesta sul business dell’antimafia che coinvolge Claudio La Camera, fondatore e per lungo tempo presidente dell’associazione Antigone-Museo della ‘ndrangheta e in tale veste per anni destinatario di quasi un milione di euro di finanziamenti pubblici. Quei soldi però – è emerso nell’agosto scorso – non sono stati utilizzati solo per programmi e progetti destinati a costruire una cultura antimafia, ma sarebbero in realtà serviti per finanziare progetti e spese private dello staff dell’associazione e del presidente, come per dare un lavoro a parenti e familiari. Un’accusa che si è tradotta in una lunga lista di reati che oggi sembra allungarsi. Dalla proroga indagini chiesta e ottenuta dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giuseppe Lombardo emerge che la procura indaga per truffa aggravata, malversazione, appropriazione indebita, abuso d’ufficio, falso ideologico, tutti aggravati dall’aver provocato un danno di ingente entità.

GLI INDAGATI Accuse a vario titolo contestate con solo a La Camera, al cugino Alberto – che si è occupato dei lavori di condizionamento del Museo – e alla storica assistente del presidente Grazia Gatto, ma anche all’ex governatore, Giuseppe Scopelliti, e a tutti i suoi assessori dell’epoca, Antonella Stasi, Mario Caligiuri, Luigi Fedele, Pino Gentile, Giacomo Mancini, Franco Pugliano, Francescantonio Stillitani, Mimmo Tallini, Michele Trematerra. Insieme a loro, sotto indagine sono finiti i dirigenti regionali che hanno firmato le delibere di giunta con cui sono stati stanziati i finanziamenti per l’associazione – Franco Zoccali, Sonia Tallarico, Giuseppe Antonio Bianco e Rosaria Guzzo – e quelli della Provincia – Federico Faccioli, Giuseppa Francesca Sarica, Piero Praticò, Maria Teresa Scolaro, Alessandra Bordini, Domenico Spinella, Giuseppina Attanasio, Carmela Iracà – che per conto dell’Ente hanno approvato finanziamenti per quasi 800mila euro a beneficio dell’associazione.

DALL’IPAD AL CIBO PER CANI A cosa siano serviti tanti soldi lo hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza che da mesi passano al setaccio i bilanci di Antigone. Da quei documenti sono saltate fuori spese per l’acquisto di un iPad, di pinze per il bucato, di oggetti di modellismo, cibo per animali e a persino un pollo di gomma per fare giocare un cane, ma anche viaggi non riconducibili ad attività specifiche del museo e la riparazione di un’automobile.

I CONTRIBUTI DELLA PROVINCIA Tra il 2008 e il 2012 la Provincia è stata generosa con La Camera, contribuendo a diversi progetti e finanziando attività e pubblicazioni. Stando agli accertamenti della Guardia di finanza, per il Museo ci sono ventuno tra liquidazioni, determine dirigenziali e impegni di spesa, cui si aggiungono ulteriori finanziamenti messi a bilancio negli anni successivi per un minibus e la fornitura e posa in opera di un impianto fotovoltaico. Tutti sforzi – emerge dalle carte dell’inchiesta – spesso fortemente voluti dall’ex assessore Attilio Tucci, poi divenuto presidente dell’associazione quando La Camera è stato costretto alle dimissioni perché sotto indagine. A lui, inquirenti e investigatori hanno iniziato ad interessarsi da quando lo hanno sorpreso a contrattare un affitto di favore con Natale Assumma, cognato dell’imprenditore boss Giuseppe Stefano Liuzzo, che dell’appartamento in questione era per gli inquirenti il reale proprietario. Un rapporto su cui la Procura ha deciso di vederci chiaro, ordinando agli investigatori di scandagliare carte e attività dell’associazione presieduta da La Camera. E proprio esaminando documenti e bilanci sono venute fuori presunte stranezze e anomalie.

E QUELLI DELLA REGIONE Per quanto riguarda palazzo Alemanni invece, gli atti considerati sospetti dai finanzieri sono tredici, tra cui la delibera di giunta numero 146 del 22 aprile 2013, quella che mette il bollino della Regione sulla “Conferenza internazionale sulla confisca dei beni sequestrati alla criminalità organizzata trasnazionale”. In principio avrebbe dovuto essere un’occasione per rilanciare l’immagine della Calabria. Oggi gli investigatori ne parlano in riferimento a un «ingiusto vantaggio patrimoniale (per “Antigone”) di 100mila euro». Ottenuto anche «in violazione delle procedure di evidenza pubblica».

UN CONVEGNO SPECIALE A parlare in dettaglio di quel convegno con gli investigatori, sono state due funzionarie della Regione che ai militari hanno evidenziato una serie di stranezze, a partire dall’ostinazione con cui Scopelliti ha voluto a tutti i costi la collaborazione con il Museo e il suo presidente. Claudio La Camera era «una persona che lui conosceva bene e da lui accreditata» – mette a verbale la funzionaria – ma decisamente indecisa se è vero che costringerà gli addetti della Regione all’organizzazione del convegno a continui cambi di programma e modifiche dei lavori previsti, che lasceranno sostanzialmente indifferente il governatore dell’epoca. «Il presidente – afferma la funzionaria – mi rappresentava la difficoltà a contattarmi da parte di La Camera e, manifestando l’interesse per la buona riuscita della conferenza, mi sollecitava a continuare a mantenere i rapporti con La Camera».

«CHE FAI? INDAGHI?» Non maggiore fortuna avrà un’altra collega che tenterà di avere dall’ex presidente di Antigone documentazione specifica. «La Camera – racconta la dirigente agli investigatori mi ha contattato telefonicamente per discutere (…) dicendomi, con tono ostile, che si sarebbe rivolto direttamente al presidente della Regione Calabria e chiudendo la conversazione affermava che mi ero messa a fare le indagini». Lo scambio non è proprio amichevole e pare avere un seguito: «Qualche giorno dopo, incontrando il presidente Scopelliti, lo stesso mi chiese se vi erano problematiche in ordine al Museo della ‘ndrangheta e io risposi che stavo agendo nell’interesse dell’amministrazione. Ciò mi fece intuire che vi erano stati contatti tra il presidente e La Camera».

SVILUPPI Tutte testimonianze raccolte durante mesi di indagini da cui è emerso anche che molti dei compensi per relatori e ospiti che La Camera avrebbe messo a bilancio, non sarebbero mai stati realmente erogati. Allo stesso modo, è saltato fuori che molte delle opere e dei progetti realizzati con contributi pubblici sarebbero costati molto meno di quanto dichiarato. Tutti aspetti che devono essere approfonditi per inquirenti e investigatori che però puntano anche a scoprire in quale contesto – e soprattutto per quale motivo – siano maturati i rapporti privilegiati fra la politica e l’associazione.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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