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Nomine del Consiglio, tutto da rifare?

REGGIO CALABRIA È caos in consiglio regionale sulle nomine negli enti sub-regionali tra cui quelle del Corecom, del Garante per la privacy e di quello della Salute. Alcuni candidati scoprono d…

Pubblicato il: 18/02/2016 – 11:12
Nomine del Consiglio, tutto da rifare?

REGGIO CALABRIA È caos in consiglio regionale sulle nomine negli enti sub-regionali tra cui quelle del Corecom, del Garante per la privacy e di quello della Salute. Alcuni candidati scoprono di essere stati esclusi per la mancata firma del curriculum che, però, non era richiesta. Colpa di un avviso pubblicato due volte, che sarebbe già finito in Procura e getta nuova ombre sulla burocrazia regionale. Dopo i tanti rinvii durante le sedute dell’assemblea regionale, per le nomine di competenza del Consiglio si era scelto di ricorrere ai poteri sostitutivi del presidente. E adesso che sembrava si fosse arrivati al rush finale, scoppia una nuova grana. Alcuni “aspiranti” nominati, infatti, hanno appena scoperto di essere stati tagliati fuori per i “soliti” vizi formali. Quelli che, molto spesso – come accaduto poco tempo fa alla giunta regionale – sono più che altro escamotage per scremare decine di nominativi. Altri ancora neanche lo sanno. La più grande beffa, però, riguarda chi ha inoltrato la propria candidatura rispondendo al primo avviso, che in allegato conteneva un’istanza in allegato diversa da quella presente nel secondo. Il risultato? Per una ennesima défaillance burocratica, i soggetti che si sono attenuti scrupolosamente a quanto richiesto nella prima deliberazione, sono stati puntualmente buttati fuori.

I FATTI Il primo avviso per la presentazione delle candidature arriva con il Burc 10 marzo 2015. La deliberazione dell’ufficio di presidenza del 24 febbraio fissa i criteri per inoltrare le domande al settore segreteria assemblea e Affari generali del Consiglio da inviare «esclusivamente mediante raccomandata A/R». La prima stranezza è proprio questa: perché non si fa ricorso anche alla posta elettronica certificata, così come prevede la legge? Sarebbe la prima causa di annullabilità. Evidentemente qualcuno avvisa del pasticcio l’allora presidente Scalzo che, con la deliberazione dell’ufficio di presidenza del 20 aprile 2015, fa dietrofront. «La decisione – recita un comunicato inoltrato il 16 aprile 2015 – è stata assunta in seguito a una valutazione di opportunità, alla luce del problema di ordine tecnico (verificatosi il 9 aprile scorso, giorno di scadenza dei bandi) alla casella di posta elettronica certificata a cui dovevano essere trasmesse le domande». Peccato che nell’avviso non si faceva riferimento ad alcuna Pec. Un modo elegante, insomma, per sanare l’ennesimo errore della burocrazia regionale.

L’EVOLUZIONE Le domande vengono esaminate dal responsabile del procedimento e, di fatto, inizia la scrematura. Attraverso la deliberazione dell’8 settembre 2015, su proposta del dirigente ad interim del Settore segreteria assemblea e Affari generali Maurizio Priolo, alla stregua dell’istruttoria compiuta dall’apposito gruppo di lavoro, nonché dell’espressa dichiarazione di regolarità del procedimento resa dal responsabile unico del procedimento Antonino Minniti, vengono pubblicati gli elenchi definitivi, dopo alcune rivisitazioni. Emerge, infatti, che nel bel mezzo del caldo estivo, esattamente il 6 di agosto, quando l’assemblea non brilla certamente per produttività, la commissione si era riunita con gli elenchi finali, filtrati dopo migliaia di domande pervenute, tirando fuori la deliberazione numero 40. Nel testo, tra l’altro, si legge la decisione “di concedere a tutti i candidati la possibilità di presentare eventuali istanze di riesame entro il termine perentorio di sette giorni decorrenti dalla data di pubblicazione della presente deliberazione sul sito istituzionale, al seguente indirizzo Pec: settore.segreteriaassemblea@pec.consrc.it. Un provvedimento che viene pubblicato sul bollettino ufficiale soltanto il 16 settembre, mentre non è chiaro quando sia comparso sul sito istituzionale: di fatto solo “pochi fortunati” riescono a conoscere la situazione, a ridosso di Ferragosto.

LO SCHEMA ALLEGATO “INCRIMINATO” Riavvolgendo il nastro, nei due avvisi diramati a marzo e aprile vengono indicati la data di scadenza per la presentazione e il mezzo da utilizzare (esclusivamente raccomandata A/R nel primo, consentita anche la Pec nel secondo), per inviare «le istanze sottoscritte dal candidato, utilizzando lo schema allegato alla presente deliberazione scaricabile dal sito istituzionale www.consiglioregionale.calabria.it, munite di copia fotostatica di un documento di identità in corso di validità e di curriculum attestante il possesso dei requisiti richiesti dalla legge 4 agosto 1995, n. 39, nonché di quelli previsti dalla vigente legislazione statale e/o regionale relativa alla nomina cui si aspira». Nel documento vengono indicati anche i casi in cui è prevista l’esclusione: sono i più comuni, dalla presentazione oltre i termini all’assenza della documentazione richiesta, da quelle prive di curriculum a quelle plurime. E, dopo l’esame delle istanze, compare un rilievo piuttosto insolito, fa saltare su tutte le furie centinaia di persone: «Cv privo di firma autografa o digitale». La motivazione di per sé fa sorridere, ma il mistero è presto svelato: colpa dello schema allegato, che cambia nei due avvisi e penalizza chi ha risposto al primo.

TROVA LE DIFFERENZE Come si vede chiaramente, nell’allegato diffuso a marzo tramite il sito ufficiale ed il Burc, si parla solo di curriculum vitae, mentre nel secondo modello è stata aggiunta la dicitura “datato e firmato”. È chiaro, quindi, che siano stati esclusi soprattutto i soggetti che hanno inoltrato la domanda rispondendo al primo avviso. Un procedimento, quindi, già viziato a monte da più punti di vista e reso ancora più imbarazzante dalla sentenza del Tar della Campania N.03413/2015. Nel dispositivo, si legge che «è illegittimo il provvedimento … motivato con riferimento al fatto che l’interessato ha omesso di apporre la data sul curriculum personale allegato alla domanda di ammissione, nel caso in cui nel bando di concorso non vi sia alcuna prescrizione che commini l’esclusione per la mancata apposizione della data sul curriculum professionale allegato alla domanda. Invero, in assenza di datazione espressa, deve presumersi che il curriculum sia riferibile alla data della domanda di ammissione alla quale è allegato; con la conseguenza che, in tal caso, l’Amministrazione deve richiedere all’interessato di integrare la documentazione carente, in attuazione del generale dovere di soccorso istruttorio, piuttosto che provvedere alla sua immediata esclusione dalla procedura selettiva (Tar Piemonte, Torino, sez. II 16 gennaio 2015, n. 124). Tali principi devono ritenersi applicabili, per identità di ratio, anche all’ulteriore caso di mancata firma del curriculum, ove non prevista a pena di esclusione, dovendosi desumere la paternità dello stesso dalla stessa produzione in allegato all’istanza di partecipazione debitamente sottoscritta».

CAOS TOTALE È un caso quasi identico a quello calabrese ed è imbarazzante la diversità della gestione dei casi. La massima stabilita dal Tar della Campania è stata applicata addirittura rispetto ad un bando di concorso mentre, nel caso del consiglio regionale, si tratta di mere nomine intuito personae per le quali, normalmente, servono soltanto i titoli richiesti e la “spinta” del politico di turno. Fermo restando che, in tali casi, i giudici ritengono che l’amministrazione debba procedere secondo il «dovere di soccorso istruttorio» piuttosto che escludere in maniera selvaggia. Quanto accaduto, quindi, lascia un sorriso amaro perché sembra l’ennesimo atto discrezionale di una burocrazia arrugginita e inadeguata, già sotto il mirino di Mef e Consiglio di Stato, che potrebbe ricevere un’altra durissima censura. Sembra, infatti, che molti esclusi abb
iano portato le carte in Procura e che altri siano pronti a recarsi agli uffici del Cedir di Reggio Calabria. Il tutto nonostante, dopo quasi un anno e mezzo, la politica non abbia ancora trovato nessun accordo sui nomi da scegliere. In tutto questo caos, dopo il doppio tentativo del presidente Irto di portare in aula, ai voti, la scelta dei membri, sarebbe opportuno ridare credibilità al procedimento ricominciando da zero, seguendo le indicazioni di legge e senza l’uso di “azzeccagarbugli”. Perché non ci pensa il giovane presidente Irto che, dal suo insediamento, ha provato a dare un po’ di trasparenza al Palazzo, nonostante anche nei suoi confronti la burocrazia non sia stata particolarmente tenera?

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