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Andromeda, chiuse le indagini per 49

LAMEZIA TERME Sono 49 gli indagati nell’ambito del procedimento “Andromeda” nei confronti dei quali è stata disposta la chiusura delle indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia di Ca…

Pubblicato il: 08/03/2016 – 12:44
Andromeda, chiuse le indagini per 49

LAMEZIA TERME Sono 49 gli indagati nell’ambito del procedimento “Andromeda” nei confronti dei quali è stata disposta la chiusura delle indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Si tratta di Vincenzino Iannazzo, Francesco Iannazzo, Antonio Davoli, Antonio Provenzano, Pietro Iannazzo, Giovannino Iannazzo, Santo Iannazzo, Antonio Iannazzo, Emanuele Iannazzo, Lo Scavo Vincenzino, Peppino Buffone, Adriano Sesto, Bruno Gagliardi, Alfredo Gagliardi, Francesco Constano Mascaro, Francesco Perri, Domenico Antonio Cannizzaro, Antonio Cannizzaro, Angelo Anzalone, Domenico Cannizzaro, Domenico Cannizzaro detto “Ricciolino”, Chieffallo Mario, Chieffallo, Antonio, Vincenzo Torcasio, Gino Giovanni Daponte, Peppino Daponte, Francesco Salvatore Pontieri, Peppino Marrazzo, Pasquale Lupia, Antonio Liparota, Vincenzo Bonaddio, Antonio Muraca, Gregorio Scalise, Vincenzo Giampà detto “Enzo”, Rocco Tavella, Mariantonia Santoro, Vasyl Koval, Angele Nathalie Zingraff, Antonello Caruso, Alessandro Provenzano, Angelo Provenzano, Giuseppe Cavaliere, Raffaele Caparello, Nadia Jannate, Claudio Scardamaglia. Infine vi sono i tre collaboratori di giustizia Gennaro Pulice, Pietro Paolo Stranges e Matteo Vescio. Arriva a un primo importante step l’inchiesta sulla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, operante a Lamezia Terme, in particolar modo nel quartiere di Sambiase. Le accuse contestate agli indagati vanno dall’associazione mafiosa, all’omicidio, alla tentata estorsione, estorsione, alle tentate lesioni personali, detenzione illegale di armi, ricettazione, danneggiamento, fino all’ intestazione fittizia di beni.
L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA L’associazione per delinquere di stampo mafioso viene contestata a Vincenzino Iannazzo detto “Maretto”, Francesco Iannazzo detto “Cafarone”, Antonio Davoli, Pietro Iannazzo, Giovannino Iannazzo, Santo Iannazzo, Antonio Provenzano, Antonio Iannazzo, Emanuele Iannazzo, Perri Francesco detto “Franco”, Sesto Adriano, Gagliardi Bruno, Vescio Matteo , ora collaboratore di giustizia, Mascaro Francesco Costantino, Lo Scavo Vincenzino, Buffone Peppino, Zingraff Nathalie Angele, Caruso Antonello, Provenziano Alessandro, Provenziano Angelo, Marrazzo Peppino, Cavaliere Giuseppe, Cannizzaro Domenico Antonio, Cannizzaro Antonino detto “Antonello”, Cannizzaro Domenico classe 77, Cannizzaro Domenico classe 75 detto “ricciolino”, Daponte Gino Giovanni, Daponte Peppino, Stranges Pietro Paolo ora collaboratore di giustizia, Pulice Gennaro, ora collaboratore di giustizia, Anzalone Angelo, Gagliardi Alfredo, Chieffallo Mario, Chieffallo Antonio, Pintieri Francesco Salvatore, Uparota Antonio, Lupia Pasquale, Torcasio Vincenzo detto “u russu” o “giappone”. L’accusa è quella di avere promosso partecipato e diretto le cosche confederate “Iannazzo-Cannizzaro-Daponte promosse, organizzate e dirette  – scrive il sostrituto procuratore Elio Romano – da Vincenzino Iannazzo inteso ‘U Morettu’, in qualità di capo riconosciuto del locale di Sambiase e considerato capo indiscusso della cosca unanimemente riconosciuta in Lamezia Terme e nel territorio calabrese quale cosca “Iannazzo”, affiancato in tale ruolo di comando da Tonino Davoli e Bruno Gagliardi (quest’ultimo anche con il ruolo di trait d’union con la cosca Cannizzaro-Daponte) e da Francesco Iannazzo inteso ‘Cafarone’, nonché dagli stessi Domenico Antonio Cannizzaro, Gino Giovanni Daponte e Peppino Daponte, nella loro qualità di capi della cosca Cannizzaro-Daponte; cosche profondamente radicare nel territorio lametino di Sambiase (tanto che i relativi affiliati venivano indicati, per immediatezza di individuazione, anche con l’appellativo de i “Sambiasini” dagli esponenti delle altre cosche ‘ndranghetistiche lametine), sin da epoca anteriore a quella formalmente in contestazione, con espansione della propria zona diretta di influenza operativa nell’area ex Sir, in Sant’Eufemia, in località Cafarone, in località Marinella, nei comuni di Gizzeria, Falerna e Nocera Terinese; cosche confederate che si avvalevano della forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva in tutta la collettività lametina, per commettere delitti di varia natura del tipo di quelli di cui al capi che seguono, nonché per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici e/o privati o vantaggi ingiusti per sé e/o per altri, ovvero al fine di procurare voti ad altri in occasione delle consultazioni elettorali e che, sempre mediante il controllo asfissiante e capillare del territorio, sempre avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, sia nei confronti dei parenti delle vittime degli omicidi, sia nei confronti delle vittime dei danneggiamenti, delle estorsioni, sia nei confronti della comunità, imprenditoriale e non, del circondario lametino in generale, commettevano più delitti, in massima parte contro il patrimonio e contro la persona ( danneggiamenti minacce estorsioni omicidi di elementi degli schieramenti criminali contrapposti) nonché delitti di detenzione/porto d’armi e di detenzione/spaccio sostanze stupefacenti e altro di cui ai capi che seguono, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di varie attività economiche, nonché di talune ditte operanti in campo edilizio, anche approfittando della contiguità compiacente di alcuni titolari di tali ditte nei confronti soprattutto di Pietro Iannazzo, Francesco Iannazzo “cafarone” e Antonio Iannazzo, al fine di realizzare comunque profitti o vantaggi ingiusti per sé e/o per altri”.
La cosca viene ritenuta vicina e in rapporti di assoluta non belligeranza con il clan Giampà del quartiere di Nicastro con i quali si era instaurato un rapporto di co-interessenza/spartizione per quelle richieste estorsive effettuate nei territori di “confine” e per altri affari illeciti. Le due cosche erano poi unite contro il “nemico comune” rappresentato dai Cerra-Torcasio-Gualtieri a partire dagli anni 2000/2003, poiché i Torcasio venivano ritenuti responsabili dell’omicidio di Giuseppe Cannizzaro.
IL MEDICO E L’IMPRENDITORE Partecipe dell’associazione viene considerato anche l’imprenditore Franco Perri “in qualità di imprenditore di riferimento della cosca Iannazzo; con consapevolezza di scopo e di vincoli, con funzione di gestione delle attività a lui riconducibili e messe a disposizione della cosca stessa in particolare per l’aggiudicazione di forniture e/o assunzioni dei soggetti indicati dalla cosca Iannazzo, potendosi avvalere della cosca medesima per eliminare eventuali concorrenti nell’ambito commerciale o punire anche familiari, rei di minare con il loro comportamento l’immenso patrimonio economico dell’imprenditore (secondo l’accusa Perri avrebbe tentato di fare gambizzare, con l’aiuto della cosca, il fratello Marcello, reo di dilapidare il patrimonio familiare, nda), ovvero ancora per il rinvenimento della bara del padre Antonio Perri (avvenuto nella metà di aprile 2008), sottratta anni prima, verosimilmente da esponenti della cosca Torcasio-Gualtieri-Cerra”.
Indagato anche il medico Raffaele Caparello, accusato di falsità ideologica in certificati e truffa perché, in qualità di medico dell’Asl, avrebbe effettuato false certificazioni mediche a favore di Nadia Jannate dipendente della società “Tirrena Costruzioni Srl”; certificazioni mediche attestanti patologie non veritiere che venivano trasmesse all’Inps di Lamezia Terme, che erogava alla Jannate, le somme spettanti a titolo di indennità per malattia, al fine di ottenere i benefici previsti dalle leggi sul lavoro. Caparello avrebbe agito su esplicita richiesta Vincenzino Iannazzo e con la complicità di Nathalie Angele Zingraff, amministratore della società Tirrenia.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

 

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