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Ecoreati, Calabria al secondo posto per i sequestri

ROMA È stato presentato questa mattina a Roma il dossier “Ecogiustizia è fatta” di Legambiente che traccia un bilancio dei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge 68 del 2015 che ha intr…

Pubblicato il: 22/03/2016 – 11:30
Ecoreati, Calabria al secondo posto per i sequestri

ROMA È stato presentato questa mattina a Roma il dossier “Ecogiustizia è fatta” di Legambiente che traccia un bilancio dei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge 68 del 2015 che ha introdotto nel nostro Codice penale il Titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali. La legge sugli ecoreati comincia a dare i suoi frutti. I numeri dei reati contestati e dei conseguenti sequestri e denunce raccolti, dimostrano che l’impianto legislativo entrato in vigore il 29 maggio ha determinato l’avvio di una nuova stagione per il contrasto delle ecomafie, grazie a nuovi delitti specifici da contestare, come l’inquinamento e il disastro ambientale, con limiti di pena adeguati, tecniche investigative efficaci e tempi di prescrizione raddoppiati.
La Calabria è al secondo posto per maggior numero di beni sequestrati (25) e al tredicesimo posto tra le regioni in cui si è concentrato il più alto numero di contestazioni della legge 68 con 23 infrazioni accertate e 29 denunce per illeciti.
In totale, a livello nazionale, sono 947 i reati penali e le violazioni amministrative accertate, 1.185 le persone denunciate e 229 i beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro. Contestato in 118 casi, il nuovo delitto di inquinamento e per 30 volte, il disastro ambientale.

I VELENI DELLA LEGNOCHIMICA Legambiente Calabria è convinta che «con la legge sugli ecoreati e i nuovi provvedimenti in via di approvazione possa aprirsi una nuova stagione di legalità per la riconversione ecologica del Paese».
Diverse sono state le operazioni di contrasto alle illegalità in Calabria alcune delle quale vengono evidenziate nel Dossier, come quella del 27 novembre che ha visto il Corpo forestale dello Stato porre sotto sequestro l’area dell’ex stabilimento della Legnochimica (da tempo in liquidazione) in contrada Lecco a Rende, estesa per circa 90.000 metri quadri. Sotto i sigilli sono finiti 15 pozzi situati nella zona, alcuni dei quali usati a scopo irriguo e altri utilizzati da alcuni allevamenti di bestiame. Il provvedimento si è reso necessario poiché la falda acquifera, come emerso dalle consulenze tecniche, è risultata fortemente inquinata da metalli pesanti. L’area, mai bonificata, è stata negli anni oggetto di incendi dolosi. Al liquidatore viene contestato il delitto di omessa bonifica e di inquinamento ambientale.

DEPURATORI PER FINTA A CACCURI Va ricordata anche l’importante azione della Capitaneria di Porto di Crotone che nell’ottobre scorso ha sequestrato tre depuratori sui 5 esistenti a Caccuri, per gestione illegale. Durante le indagini è emerso il solito copione: le acque reflue urbane provenienti dalla rete fognaria cittadina facevano ingresso nei depuratori situati nelle località Campo, Rupe e Santa Rania ma non venivano sottoposte al previsto ciclo depurativo e finivano tal quali, attraverso dei bypass, direttamente nei corsi d’acqua o fossi naturali. Gli impianti di depurazione, infatti, non erano nemmeno serviti da energia elettrica e versavano in completo stato di abbandono e totalmente inefficienti, con facoltà d’uso per essere ripristinati.

GESTIONE ILLEGALE DEI RIFIUTI Da ricordare sono le operazioni portate avanti dall’Arma dei Carabinieri – Noe: nella provincia di Catanzaro i titolari di quattro aziende vinicole sono stati denunciati per gestione illegale dei rifiuti; il titolare di una società di gestione di rifiuti è stato denunciato per aver adibito un ex campo sportivo allo stoccaggio temporaneo di rifiuti solidi urbani e ancora un altro è stato denunciato per aver adibito un parcheggio destinato ai mezzi per la raccolta di Rsu, allo stoccaggio temporaneo di rifiuti differenziati e indifferenziati.

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