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Eclissi, condanne pesanti per le cosche di San Ferdinando

REGGIO CALABRIA Sono condanne pesanti, in più di un caso superiori a quelle invocate in sede di requisitoria dal pm Giulia Pantano, quelle inflitte dal gup Aragona agli imputati del procedimento Ec…

Pubblicato il: 26/04/2016 – 20:43
Eclissi, condanne pesanti per le cosche di San Ferdinando

REGGIO CALABRIA Sono condanne pesanti, in più di un caso superiori a quelle invocate in sede di requisitoria dal pm Giulia Pantano, quelle inflitte dal gup Aragona agli imputati del procedimento Eclissi. Tutti quanti sono stati ritenuti a vario titolo e con diversi ruoli espressione dei Pesce-Pantano e Bellocco-Cimato, satelliti territoriali delle omonime e rinomate cosche di Rosarno, ma soprattutto responsabili del regime imposto su San Ferdinando, piccolo comune della Piana trasformato dai clan nel proprio feudo. Stando a quanto emerso dalle indagini e confermato oggi dalla sentenza, i Pesce-Pantano e i Bellocco-Cimato non solo ne avevano soffocato la vita economica e sociale, ma avevano completamente infettato anche l’amministrazione comunale.
Per questo, incassano una condanna a 20 anni Giuseppe Gioffrè, Antonio Cimato (1989), Gregorio Malvaso, Ferdinando Cimato (1980), Giuseppe Pantano (1962) e Giuseppe Albano, mentre è di 16 anni la pena inflitta dal gup a Giuseppe Schicchitano. A 14 anni di reclusione sono stati invece condannati Giacomo Pirrottina, Bruno Celi (1984), Georgeva Viktoriya Trifonova e Pasquale Albano, mentre è di 13 anni e 4 mesi la pena inflitta a Ferdinando Naso. Dovranno invece passare 12 anni e 8 mesi dietro le sbarre Milena Prodanova Nikolaeva, Pasquale Mazzeo con e Silvio Albano 12 anni e 8 mesi, mentre di poco più lieve è la condanna inflitta a Francesco Di Bella, punito con 12 anni e 4 mesi. Per Jhonny Pantano (1991), Federico Morano e Nicola Caprino il gup ha stabilito una condanna a 12 anni, mentre pene minori sono state inflitte a Fabio Rappazzo e Francesco Albano, puniti con 6 anni, e Daniele Marafioti e Andrea Aversa, condannati a 5 anni.
Secondo l’impostazione accusatoria, oggi confermata dalla sentenza, sono tutti gregari e capi dei Bellocco-Cimato e dei Pesce-Pantano, che senza trovare resistenza alcuna si sono divise San Ferdinando alternando periodi di aperta e virulenta contrapposizione – giunta addirittura alle porte di una guerra, le cui prime potenziali vittime erano già state individuate – a mesi di pace basati su un regime di equa spartizione degli affari leciti e illeciti sul territorio. E proprio i lavori pubblici erano predominio incontrastato dei clan.
Al loro servizio c’erano infatti anche quegli amministratori votati dai cittadini, ma in realtà voluti dal clan e per questo tutti imputati di fronte ai giudici del Tribunale di Palmi, nel processo con rito ordinario. Per gli inquirenti erano uomini delle famiglie di ‘ndrangheta che schiacciavano San Ferdinando, tanto il sindaco Domenico Modafferi, nome noto della battaglia contro la concessione del porto di Gioia per il trasbordo delle armi chimiche siriane, come di quella per l’accoglienza dignitosa dei migranti che ogni anno si riversano nella Piana di Gioia per la raccolta delle arance, come il vicesindaco, Santo Celi, e il consigliere d’opposizione della lista Futuro migliore, Giovanni Pantano, noto per aver fondato il meet up dei Cinque stelle di San Ferdinando, ma in seguito sconfessato dai parlamentari pentastellati, che dovranno tutti affrontare il processo di fronte al tribunale di Palmi.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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