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Lcv: «No a Gioia Tauro perché costava troppo»

GIOIA TAURO Le scorie politiche ed economiche del flop di Gioia Tauro sono ancora in circolo. E le conseguenze del mancato accordo sul polo di produzione delle automobili si sentiranno ancora a lun…

Pubblicato il: 29/04/2016 – 16:40
Lcv: «No a Gioia Tauro perché costava troppo»

GIOIA TAURO Le scorie politiche ed economiche del flop di Gioia Tauro sono ancora in circolo. E le conseguenze del mancato accordo sul polo di produzione delle automobili si sentiranno ancora a lungo. Lcv Capital, però, rompe ufficialmente il silenzio e, dalle pagine di Milano Finanza, motiva la dismissione dell’investimento resa pubblica durante il tavolo al ministero dello Sviluppo economico. È lo studio Cisnetto, che rappresenta la società in Italia, a spiegare la scelta di abbandonare Gioia Tauro per convergere su Modugno (e non solo): «Inizialmente il progetto era articolato su due location per ragioni di spazi mentre successivamente è stato deciso di esternalizzare una fase importante della produzione presso una primaria industria italiana della componentistica automotive e ciò ha ridotto la necessità di spazio». Dopo l’accordo chiuso con questa azienda italiana, in sostanza, Lcv non aveva più bisogno di due siti. Ne bastava uno e «si è preferito Modugno solo perché lo stabilimento esiste già e ne verrà acquisita la proprietà, a differenza di Gioia Tauro dove andava in parte costruito e sarebbe stato comunque in concessione demaniale. Si tratta, dunque, di una decisione di tipo imprenditoriale. I problemi di Gioia Tauro e della Calabria non li crea certo una start up come la nostra». La scelta imprenditoriale, però, lascia a secco un territorio tra i più difficili del Meridione e “brucia” gli annunci trionfali, già pronti, di un’intera classe politica. 
Margini di dubbio sulle ragioni illustrate dalla start up statunitense, però, emergono dalla risposta offerta da Andrea Agostinelli, commissario straordinario dell’Autorità portuale. Per lui «non ci sono costi elevati per l’azienda (si parla di circa 15 milioni, ndr) perché tutti gli oneri previsti sono a carico della Port authority e l’azienda che attualmente occupa i capannoni in questione verrà ricollocata». Stando alla versione del commissario, dunque, l’azienda avrebbe rifiutato un investimento a costo (quasi) zero. Non è tutto. Agostinelli, infatti, preannuncia una ripartenza, spiegando al quotidiano finanziario che a maggio sarà presentato uno studio di fattibilità per aprire a Gioia Tauro un nuovo polo per le riparazioni navali tramite l’installazione di un bacino di carenaggio galleggiante. Nuova linfa per le speranze di una realtà depressa. Resta solo da augurarsi che questa volta tutto vada bene.

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