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Scommesse on line, spunta il legame tra i Casalesi e la ‘ndrangheta

CASERTA Il know-how della ndrangheta nel settore della gestione on line delle scommesse clandestine al clan di Casalesi in cambio di parte dei guadagni realizzati. È l’ipotesi investigativa, tutta …

Pubblicato il: 11/05/2016 – 16:42
Scommesse on line, spunta il legame tra i Casalesi e la ‘ndrangheta

CASERTA Il know-how della ndrangheta nel settore della gestione on line delle scommesse clandestine al clan di Casalesi in cambio di parte dei guadagni realizzati. È l’ipotesi investigativa, tutta ancora da approfondire, che emerge dall’inchiesta della Dda di Napoli – procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e sostituti Catello Maresca e Maurizio Giordano – che oggi ha portato in carcere 11 persone, tra fedelissimi del boss dei Casalesi Michele Zagaria e funzionari e impiegati di istituti di credito che avrebbero riciclato il danaro della cosca. Figura di collegamento tra le due organizzazioni sarebbe Carmelo Falleti, 54enne di Santa Maria del Cedro (Cosenza), non raggiunto da misura cautelare ma solo indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Il gip del Tribunale di Napoli Maurizio Conte, nell’ordinanza emessa oggi, lo descrive, riprendendo la richiesta della Procura Antimafia, come «il referente di un’articolata organizzazione criminale, in collegamento strutturale con la ‘ndrangheta e operativa su tutto il territorio nazionale», che avrebbe messo a disposizione dei Casalesi «stante gli accordi presi con Giovanni e Giuseppe Garofalo (fedelissimi di Zagaria, ndr), una piattaforma internet clandestina dedicata alla pratica in larga scala di raccolta di scommesse clandestine, a fronte di una quota percentuale sugli utili conseguiti». Lo stesso magistrato, nel rigettare la richiesta di misura cautelare per Falleti, parla però di «circostanze d’interesse», ovvero di uno spunto investigativo su cui sono necessari ulteriori accertamenti. Le indagini hanno inoltre accertato come il clan di Zagaria controllasse militarmente l’economia di numerosi comuni del Casertano riscuotendo tangenti su ogni attività, addirittura somme di 1500-2000 euro dai venditori di cocomeri che si rifornivano dagli agricoltori del posto.

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