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«Dopo "Mala Sanitas" nulla di concreto dall'azienda ospedaliera»

REGGIO CALABRIA Il segretario provinciale di Uil-Fpl Nuccio Azzarà tuona contro la gestione della sanità reggina. Tra i principali punti affrontati in conferenza stampa, tenuta agli ospedali Riunit…

Pubblicato il: 06/06/2016 – 12:04
«Dopo "Mala Sanitas" nulla di concreto dall'azienda ospedaliera»

REGGIO CALABRIA Il segretario provinciale di Uil-Fpl Nuccio Azzarà tuona contro la gestione della sanità reggina. Tra i principali punti affrontati in conferenza stampa, tenuta agli ospedali Riuniti, l’inchiesta della procura di Reggio Calabria “Mala Sanitas”, che nell’aprile scorso ha scoperchiato un sistema di copertura di errori medici all’interno del reparto di Ginecologia e Ostetricia. Secondo il sindacalista reggino, dopo il clamore suscitato in un primo momento dai media, tanto la politica quanto la dirigenza dell’azienda non hanno fatto nulla di concreto. Per Azzarà è significativo, infatti, che il nuovo primario dell’unità Francesco Antonino Battaglia dopo l’insediamento abbia comunicato la chiusura della sala operatoria. «Se ne deduce che la stessa, che noi abbiamo denunciato essere una vera e propria macelleria quasi otto mesi fa, ha continuato ad essere utilizzata». «Eppure – ha chiosato – in tutto questo tempo si sarebbero potuti iniziare i lavori per la messa a norma». Per il segretario si va incontro a rischi: «Pensiamo – ha detto – all’eventualità di un’emergenza. Si dovrà correre dal quinto piano giù fino al blocco operatorio».

PUNTI NASCITA Per Nuccio Azzarà non si tratta di semplice allarmismo. Anche perché, come ha spiegato, la provincia reggina va incontro ad una riduzione dei punti nascita. Una tendenza che ebbe inizio sotto la giunta regionale Scopelliti e il noto caso dell’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo. «Un punto nascita copre in media dai 500 ai 1000 parti l’anno. Però, ad esempio, a Locri il reparto di ginecologia conta 6 operatori compreso il primario, il quale ha affermato che non si può andare avanti», ha rilevato il segretario. Situazioni analoghe si vivrebbero anche a Villa Aurora di Reggio, a Villa Elisa di Cinquefrondi e a Polistena. Ciò significa che questi numeri potrebbero riversarsi sugli Ospedali Riuniti, «però – ha precisato il sindacalista – un reparto di ginecologia si occupa anche di tutto ciò che riguarda gli altri interventi per la cura delle pazienti». Si andrebbe quindi incontro al collasso di un reparto come quello di Reggio che da una media di 1800 parti l’anno potrebbe toccarne almeno 3500. Un reparto di ginecologia, secondo i numeri forniti dal segretario, per funzionare in sicurezza ha bisogno di almeno 11.2 medici escluso il primario.

LA DIRIGENZA Non ha risparmiato critiche anche alla dirigenza Nuccio Azzarà tornando sul Carpentieri. Per il segretario provinciale di Uil-Fpl la nomina del nuovo direttore amministrativo da parte del reggente degli Ospedali Riuniti Frank Benedetto è illegittima. «La legge – ha sottolineato – prevede dei requisiti chiari che non sono stati rispettati: un limite d’età non superiore ai 65 anni e l’aver svolto una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa prestata per almeno cinque anni in enti e strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione». Per di più secondo Azzarà il contratto sottoscritto dal nuovo direttore amministrativo con l’azienda sarebbe nullo poiché non è prevista una retribuzione «si tratta di un accordo tra professionisti, quindi non sinallagmatico secondo il codice civile». Infine, il nome di Giulio Carpentieri, ha concluso Azzarà, non rientrerebbe nell’elenco degli idonei a ricoprire la carica di direttore amministrativo ricompreso nel decreto del dipartimento Salute della Regione Calabria del 24 maggio 2016 (n. 5911). «C’è da chiedersi – ha concluso – cosa sarà degli atti da lui sottoscritti fino ad ora».

IL NUOVO OSPEDALE Secondo il segretario provinciale di Uil-Fpl l’idea della costruzione di un nuovo ospedale è una vecchia battaglia sua e del sindacato. Tuttavia emergono dei dubbi. Si tratta secondo Azzarà del futuro sanitario della Città Metropolitana «ma allora perché non sono stati coinvolti i sindacati, associazioni e università nella scelta del luogo? Chi – ha proseguito – ha svolto gli studi di fattibilità e chi controllerà le gare d’appalto?». Secondo il sindacalista la zona vicino all’ospedale Morelli, a sud della città di Reggio, non è la più idonea. «In tutto il mondo i nuovi ospedali vengono costruiti fuori dalle mura cittadine. Pellaro e Gallico per come sono collegate sarebbero ideali anche in vista di un allargamento». Cosa stiano facendo i consigli, comunali e regionali, è una domanda che il sindacalista ha lasciato in sospeso.

red rc

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