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In agricoltura servono nuove forme di stabilizzazione

L’agricoltura di oggi – per unanime riconoscimento – è più professionale e più moderna, il suo profilo e la sua organizzazione consentono, sempre di più, occupazione stabile e di qualità.Con questo…

Pubblicato il: 14/07/2016 – 14:44

L’agricoltura di oggi – per unanime riconoscimento – è più professionale e più moderna, il suo profilo e la sua organizzazione consentono, sempre di più, occupazione stabile e di qualità.
Con questo obiettivo Confagricoltura ha organizzato anche quest’anno “Academy 2016”, iniziativa nell’ambito della quale – stamane – assieme ai ministri competenti, ai responsabili degli istituti previdenziali, ai segretari nazionali delle organizzazioni sindacali, tra cui il calabrese Luigi Sbarra, si è discusso ed approfondito un tema decisivo e cioè la relazione “Impresa e lavoro in agricoltura”.
Oggi l’occupazione dipendente del settore agricolo rappresenta una quota importante del mercato del lavoro, più di un milione di lavoratori danno forza a quelle aziende agricole che sono, a tutti gli effetti, un pilastro dell’economia nazionale.
La proposta di Confagricoltura – in un periodo nel quale risulta evidente a tutti la persistenza del fenomeno del caporalato – è chiara, occorre promuovere forme di stabilizzazione dell’occupazione, una maggiore flessibilità delle regole, la semplificazione degli adempimenti amministrativi, il contenimento del costo del lavoro ed il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva, caratterizzata, in agricoltura, da un marcato decentramento.
Tutte scelte che vanno coordinate in una vera e propria strategia di tutela del lavoro agricolo e d’altro canto con il triste e deprecabile fenomeno del caporalato che continua ad avere un’incidenza significativa, il percorso non può che essere duplice.
Agire sul versante delle regole, delle agevolazioni, dei costi e parallelamente stroncare ogni forma di illegalità e prevaricazione.
Da questo punto di vista occorre mostrare gratitudine al quotidiano lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, lavoro che nel corso degli ultimi anni ha consentito di colpire a fondo e duramente quelle imprese che si sono poste fuori dalle regole oltraggiando dignità e professionalità dei lavoratori agricoli.
Il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura costituiscono un’autentica piaga ed anche un imponente fattore di concorrenza sleale verso quelle aziende che invece operano nella legalità; si tratta di fenomeni il cui contrasto può essere più facile se si valorizza la contrattazione di secondo livello e la bilateralità provinciale.
I controlli – che sono sempre giusti e condivisibili – rischiano a volte di essere orientati solo verso le realtà visibili e conosciute, basti pensare che l’occupazione dipendente è concentrata in poche imprese economicamente rilevanti (le 1.000 imprese più grandi occupano 1/3 della manodopera totale) con il 66% delle giornate totali dichiarate che si concentra nelle prime 17.000 aziende.
Altro dato significativo è la diminuzione del 24% degli infortuni occorsi ai lavoratori agricoli.
Nei diversi contesti territoriali, e soprattutto in Calabria, la prevaricazione dei diritti dei lavoratori trova invece terreno fertile in quelle aziende – o presunte tali – che operano nell’ombra, dissimulano la propria attività, danneggiano le imprese “note”.
Da questo punto di vista la “Rete del lavoro agricolo di qualità” dovrebbe corrispondere, come sottolineato dal presidente di Confagricoltura Mario Guidi, alla sua funzione originaria di promozione della regolarità sul lavoro, favorendo la selezione delle aziende agricole da controllare e concentrando l’azione ispettiva su quelle non iscritte.

* Presidente Confagricoltura Calabria 

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