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Il dirigente che sussurrava agli assessori

REGGIO CALABRIA In Calabria nulla è come sembra. Neanche la banale “promozione” di un burocrate. Soprattutto quella, forse. Le recenti inchieste dei magistrati di Reggio Calabria hanno dimostrato q…

Pubblicato il: 22/07/2016 – 8:03
Il dirigente che sussurrava agli assessori

REGGIO CALABRIA In Calabria nulla è come sembra. Neanche la banale “promozione” di un burocrate. Soprattutto quella, forse. Le recenti inchieste dei magistrati di Reggio Calabria hanno dimostrato quanto sia dura sradicare un dirigente infedele dalla propria poltrona. E le parole di Nicola Gratteri hanno spezzato un lungo silenzio: «Fa più danni la burocrazia della ‘ndrangheta». Già, ma cosa succede quando le due si sfiorano? Torniamo alle carte dell’operazione “Mammasantissima”, ai nomi e ai fatti.
Quello di Leandro Savio ricorre 444 volte nell’ordinanza che descrive l’esistenza, a Reggio Calabria, di una ‘ndrangheta riservata, capace di condizionare la politica e costruire profili istituzionali che si addicano ai suoi affari. Il burocrate non è indagato, ma un pezzo della sua storia professionale – un tratto del suo percorso all’interno dell’Afor – viene utilizzato dai magistrati per rendere conto di come i “riservati” agiscano nei rapporti con la Regione.

SAVIO-CARIDI: TELEFONI BOLLENTI Savio, in effetti, chiede a più riprese un favore al suo amico Antonio Caridi, a quei tempi assessore regionale alle Attività produttive. Una richiesta condita dalle minacce di denunciare la giunta se verrà discriminato rispetto ad altri colleghi. Il dirigente, in effetti, segnala all’amico assessore un problema. Il commissario dell’ente subregionale non lo ha confermato nel suo ruolo perché attende indicazioni politiche dall’allora governatore. E allora non resta che chiedere a Caridi di avvertire Scopelliti perché interceda con Michele Trematerra, che guida l’assessorato all’agricoltura. Non è che Savio lo faccia per favore: «Minaccia – scrivono i magistrati – più volte di sporgere denuncia per abuso d’ufficio contro gli organi della Regione Calabria». Un’abitudine che, a torto o a ragione, non perderà nel corso degli anni. Dopo le «minacce» – e alcuni incontri con lo stesso Scopelliti e con Franco Zoccali, dg della Presidenza e braccio destro del presidente – per Savio si trova un posto da dirigente, senza settore, a Reggio Calabria, con un contratto per tre anni. Non basta, perché «ricevuto l’incarico, Savio contattava più volte Caridi lamentando di “essere stato parcheggiato” in un “posto” dove materialmente non gli veniva consentito di lavorare». Il dirigente si propone come censore dei costumi della forestazione calabrese, «facendo trapelare una situazione di totale assenteismo dei dipendenti». Dice il dirigente: «… Poi qua, guarda, all’Afor ci sono queste persone di, pure, cioè, queste persone non lavorano, sono tutti nella mia stanza che si lamentano Totò. Cioè duemila e cinquecento persone che non fanno niente». Ma di certe santimonie è bene diffidare. Vuole un nuovo trasferimento. Gli viene promesso un posto «nella struttura di presidenza dell’Afor», ma sono parole senza un seguito concreto. E Savio, «in concomitanza di alcuni controlli di p. g. presso il suo ufficio, chiamava Caridi e, in maniera esplicita, chiedeva “tirami fuori di qua che qua sta succedendo un pizziu”». Sono giorni in cui nelle stanze dell’ente servirebbe un vigile per disciplinare il traffico delle forze dell’ordine. E al burocrate la situazione non piace. I suoi rapporti con Scopelliti, ormai, si sono deteriorati: alla fine desiste e si “arrende”. Nel centrodestra ha la fama di essere uno che, se non accontentato, tira fuori documenti per ritorsione. Caridi lo convoca per un incontro incontro con Trematerra. Vuole che i due si chiariscano in relazione «a dei pettegolezzi che circolavano negli uffici». Savio ribatte: «Pettegolezzi in che senso? Che faccio uscire carte? Si spaventano». Quel chiarimento serve pure agli inquirenti per rintracciare la provenienza politica del dirigente, preso da Trematerra per volere di Scopelliti. Ma vicinissimo, fino ad allora, al centrodestra reggino.

IL FITTO AL PDL. CHE NON PAGA Sono almeno due i “riservati” ai quali si ritiene sia legato: il primo è Caridi, il secondo Alberto Sarra, nella cui orbita si è candidato alle comunali reggine del 2007 per sostenere la scalata di Giuseppe Scopelliti. Certi impegni, certe vicinanze possono tradursi in un “aiutino” per chi, come Savio, ha intenzione di fare una buona carriera. La sua militanza nel centrodestra al Comune di Reggio tra il 2007 e il 2011 fa bella mostra di sé nel curriculum del burocrate che, proprio in quegli anni, vince un concorso per entrare all’Afor. Ma i rapporti con il Pdl sono anche economici. Scopelliti, per esempio, aveva un debito consistente nei confronti di Savio. La segreteria politica del Pdl a Reggio Calabria, infatti, era stata affittata al partito proprio dal dirigente. Ma il Pdl non pagava: «Sì, sì, perché tra l’altro, guarda. Io c’ho anche il problema di questo cazzo di appartamento, mi devono dare cinquantamila euro a me. Cioè, ma più di questo, che devo fare?». Così, quando le intercettazioni mettono nel mirino la squadra del “modello Reggio”, i motivi per lamentarsi sono due: il posto all’Afor che non arriva e i ritardi nel pagamento dell’affitto (che Scopelliti, stando a ciò che dice Savio al telefono, conta di risolvere in quindici giorni). Spendersi per la politica può essere utile, ma costa fatica e costringe ad mandare giù bocconi amari.

CALABRIA VERDE: SECONDA VITA Ma questa è la prima vita di Savio alla Regione. La seconda inizia con Calabria Verde. A un certo punto, il dirigente più vicino a Caridi, quello gli che chiedeva con insistenza di essere ricollocato in una postazione migliore, diventa il grande accusatore del “sistema”. Fa partire denunce ed esposti. Contribuisce a sollevare il polverone su cui, oggi, indagano due Procure. Quella di Catanzaro, che ha acceso i fari su tutti i denari gestiti dall’ente negli ultimi anni, e quella di Castrovillari (che indaga anche su di lui), che cerca di capire se le autorizzazioni ai tagli boschivi siano in ordine. Questioni di cui si occuperà la magistratura. Savio, però, è – ancora una volta – un esempio: di come la burocrazia possa riciclarsi. Riesce a ottenere ciò che vuole (e forse gli è dovuto) grazie ai buoni uffici di Antonio Caridi e alle aderenze nel centrodestra; continua a ricoprire un posto importante anche quando arrivano Mario Oliverio e la sua squadra di governo (salvo poi inguaiare il braccio destro del governatore in un interrogatorio). A Reggio Calabria non è difficile spostarsi dal Pdl al Pd. E non serve dare ragione a Grillo per capire quanto poco pesi, in alcune circostanze, l’assenza di quella “elle”. Così, le transumanze dei dirigenti continuano. A volte per un improvviso afflato burocratico-politico, altre a colpi di «minacce», come spiegano le carte di “Mammasantissima”. Poi, però, sono tutti pronti a dare ragione a Gratteri e de Raho, perché «la burocrazia è infetta». In Calabria nulla è come sembra.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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