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Macrì: «Forti resistenze contro le prime inchieste su clan e massoneria»

ROMA «La ‘ndrangheta si è evoluta rapidamente a partire dagli anni Novanta ma le fondamenta dell’inchiesta Mammasantissima affondano nel passato e soprattutto nell’operazione “Olimpia”, la più gran…

Pubblicato il: 26/08/2016 – 15:17
Macrì: «Forti resistenze contro le prime inchieste su clan e massoneria»

ROMA «La ‘ndrangheta si è evoluta rapidamente a partire dagli anni Novanta ma le fondamenta dell’inchiesta Mammasantissima affondano nel passato e soprattutto nell’operazione “Olimpia”, la più grande operazione sulla ‘ndrangheta fatta da una Dda calabrese. Quell’operazione portò a processo oltre 280 imputati, si concluse con condanne per centinaia di anni di reclusione e 60 ergastoli. Da quella operazione se ne diramarono altre, ciascuna delle quali comportò molte condanne e decine di ergastoli. L’individuazione di “Cosa Nuova” nasce con l’operazione “Olimpia” sulla base di dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, fu una stagione felice per le collaborazioni da parte di personaggi che erano appartenuti alla ‘ndrangheta». A parlarne, alla trasmissione “I fatti in diretta”, è Vincenzo Macrì, procuratore generale di Ancona, per anni pm della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Tra i collaboratori che dettero informazioni utili, Macrì cita il pentito Gaetano Costa: «Fu di grande aiuto perché parlò della costituzione di Cosa Nuova». «In sostanza “Cosa Nuova” – spiega Macrì – era una nuova struttura associativa, soprattutto proiettata all’esterno, con collegamenti sia con le altre mafie, soprattutto la siciliana, sia con altri poteri occulti come massoneria, politica e servizi segreti. Dopo una troppo lunga pausa, “Olimpia” è stata ripresa con intelligenza e impegno. I risultati confermano che i collaboratori di allora avevano detto tutto già allora. I pm di oggi li hanno reinterrogati, avendo conferme aggiornate di quel che avevano dichiarato allora. Le polemiche che ci furono nei confronti dei collaboratori, che secondo alcuni erano strumentalizzati, erano interessate: si temeva molto di quel che i collaboratori potevano dire sul rapporto tra mafia e istituzioni statali, compresa quella giudiziaria», conclude Macrì.
«Nel ’93 ho iniziato la mia attività alla Procura nazionale antimafia e fui applicato alla Dda di Reggio Calabria per partecipare alle indagini sull’operazione Olimpia: mi impegnai non sulla ricerca di autori di omicidi ma sulla storia della ‘ndrangheta dal ’70 in poi. C’è un lungo filo nero che attraversa gli anni 70 e che ancora oggi persiste e si è rinnovato: i personaggi principali di allora sono quelli di oggi. Quelle indagini crearono forti opposizioni, forti resistenze, si temeva che l’ondata delle dichiarazioni dei collaboratori investisse settori delle istituzioni e della politica e io personalmente venni fatto oggetto di attacchi pesantissimi».
«Nel gennaio ’95 – prosegue Macrì – interruppi la mia applicazione a Reggio e da allora ci fu una lunga pausa: cose che andavano sviluppate non lo furono più anche se io continuavo a inviare contributi per ricostruire ancora meglio ciò che era accaduto negli anni passati. A capire l’importanza di riprendere le indagini passate è stato il magistrato Giuseppe Lombardo, che rilesse le carte sull’operazione “Olimpia” e capì che andavano riprese le fila. Queste sono state riallacciate con le nuove operazioni, fino a “Mammasantissima”. Oggi abbiamo un progetto investigativo molto ambizioso che spero venga proseguito con successo».

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