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«La 'ndrangheta non sia un alibi per la politica»

REGGIO CALABRIA Dal referendum alle prospettive per il Pd calabrese, dalla questione morale all’ombra della ‘ndrangheta. È con un’intervista a tutto campo che si apre la festa regionale del Pd, osp…

Pubblicato il: 07/09/2016 – 18:58
«La 'ndrangheta non sia un alibi per la politica»

REGGIO CALABRIA Dal referendum alle prospettive per il Pd calabrese, dalla questione morale all’ombra della ‘ndrangheta. È con un’intervista a tutto campo che si apre la festa regionale del Pd, ospitata per la prima volta dalla città di Reggio Calabria. Causa meteo avverso e una rapida ritirata sotto la stazione Lido, il segretario regionale dem, Ernesto Magorno, ha dovuto dividere il palco con il sindaco metropolitano di Reggio, Giuseppe Falcomatà, e il segretario provinciale (e consigliere regionale) Sebi Romeo e sottoporsi alle domande del giornalista del Corriere della Calabria Pietro Bellantoni. 
A rompere il ghiaccio è il padrone di casa, reduce dal successo alle elezioni metropolitane che hanno consegnato ai dem i due terzi dell’assemblea. Falcomatà non ha perso occasione per ribadire la necessaria centralità di Reggio a una direzione del partito spesso tacciata di “Cosenzacentrismo”. I toni sono garbati, ma Falcomatà è chiaro: «Per la filiera corta che ha saputo creare con il governo regionale e il governo nazionale, Reggio deve essere un modello».
Magorno annuisce, si dice concorde, ma da segretario a lui tocca rispondere su quello che rischia di essere il prossimo scoglio per il Pd regionale, il referendum costituzionale. «Se in tutta Italia dovesse vincere il no, in Calabria sono certo che vincerà il sì», assicura. Certo – sostiene – l’appuntamento deve essere sfruttato per «rimettere in campo le energie del popolo democratico». E pazienza se la minoranza dalemiana rema contro. «Un grande partito – dice diplomatico Romeo – discute perché deve essere in grado di rappresentare realtà complesse». 
L’unità – quasi una chimera nel litigioso Pd calabrese – in ogni caso ritorna come auspicata panacea di tutti i mali e i litigi e ricetta sicura per la vittoria elettorale nelle parole dei tre dirigenti. La rivendica Falcomatà, come strada perseguita per strappare la vittoria metropolitana e la invoca Magorno, reduce dalla sonora sconfitta di Cosenza e in vista dell’appuntamento con le urne a Catanzaro. «L’importante è che il partito ci arrivi unito, poi possiamo fare le primarie, possiamo fare qualsiasi cosa. Ma bisogna essere uniti. E l’unità – assicura – non è scelta dei dirigenti, ma di tutti gli iscritti, dall’ultimo tesserato al segretario regionale». Potrebbero non aiutare le vicende giudiziarie che hanno riguardato consiglieri regionali al governo con i dem come il vicepresidente regionale D’Agostino, ma – afferma Sebi Romeo – «nel Pd non esiste una questione morale, esiste nella società calabrese. Su D’Agostino il consiglio ha discusso e ha preso atto della decisione di non arrestarlo del gip. Noi rispettiamo l’operato della magistratura e anzi spesso lo stimoliamo. Perché se è vero che in Calabria esiste una questione morale, è vero anche che in Regione abbiamo iniziato un’azione di bonifica, con la rotazione dei dirigenti, con il commissariamento e la liquidazione dei carrozzoni regionali. Non lo abbiamo saputo comunicare». 

La ‘ndrangheta rimane un’ombra pesante sulla politica calabrese, con cui i rappresentanti istituzionali si devono confrontare, ma «non deve essere un alibi – dice Magorno -: sarebbe una tragedia se questo dovesse significare un rallentamento dell’azione di governo». 
Per Falcomatà, sindaco di una città scossa negli ultimi mesi da inchieste che hanno mostrato come la ‘ndrangheta abbia governato la politica, l’imprenditoria e la società reggina, è occasione per marcare in maniera plastica una differenza netta dalle precedenti amministrazioni. «Le ultime inchieste – dice il giovane primo cittadino – hanno scoperchiato un grande vaso di Pandora e ci hanno mostrato come sono state governate la città e la Regione, come sono stai inviati i rappresentanti dei calabresi in Parlamento. Ma soprattutto hanno dimostrato come qui non si sia mai trattato di un confronto fra destra e sinistra, ma fra chi vuol far risorgere Reggio e chi se l’è mangiata». E rivendica: «Grazie al lavoro dei magistrati è emerso che politica, imprenditoria e burocrazia sono stati per lungo tempo tasselli di un unico mosaico criminoso, ma la nostra amministrazione ne esce come un gigante». Il viaggio – ammette – «sarà lungo, ma qui c’è un’amministrazione che ha dato prova di saper prendere posizione».

Alessia Candito
a.candito@corriecal.it

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