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L'immigrazione ben gestita fa bene alla società

Da dove nasce tanta avversità verso gli immigrati? Dopotutto si tratta di povera gente che scappa dalla morte causata non solo dalle guerre.Il nostro appare un paese con la memoria corta, che sembr…

Pubblicato il: 17/10/2016 – 9:03

Da dove nasce tanta avversità verso gli immigrati? Dopotutto si tratta di povera gente che scappa dalla morte causata non solo dalle guerre.
Il nostro appare un paese con la memoria corta, che sembra aver smarrito la sua identità culturale. E dire che sarebbe sufficiente volgere lo sguardo all’indietro fino ad arrivare agli anni ’50 quando a pagare il fio dell’insofferenza non erano quelli con la pelle nera, ma coloro che l’avevano bruciata dal sole per le infinite giornate trascorse con la vanga in mano in campagna, vestiti di un pantalone liso e con la camicia impastata di sudore e polvere. Eravamo noi meridionali che, tentando di scappare dalla miseria e dalla fame, cercavamo al Nord la speranza di trovare un lavoro per sfamare le famiglie.
Partivano a frotte quei disperati con la valigia di cartone, legata con la cordicella, che conteneva le poche cose che possedevano: qualche capo di biancheria, l’abito blu delle feste, con il quale alcuni erano anche entrati in chiesa per sposarsi, e l’immancabile fotografia con i loro cari. Salivano sulla “Freccia del Sud” con la speranza di poter riuscire ad offrire le loro braccia all’opulento Nord, con destinazione prevalentemente il famoso “triangolo industriale” nel quale aveva preso piede l’economia italiana grazie alle provvidenze governative spesso sottratte proprio alle regioni del Sud nell’ignobile concezione, abusata non solo in quel tempo, che il Mezzogiorno era abitato da morti di fame che avrebbero potuto aspettare.
Non immaginavano che ad attenderli c’era la solita nefasta, odiosa, ingiustificabile idiosincrasia verso i “terroni”. Si sono così trovati a confrontarsi con la dura realtà di quei luoghi sintetizzata nei cartelli affissi sulle porte di modeste dimore sui quali c’era scritto “Affittasi appartamento. No ai meridionali”.
Come si sarebbe potuto definire una simile “accoglienza”? Cosa ha di diverso dalle provocazioni riservate oggi a chi sfida la morte affrontando le acque del Mediterraneo con la speranza di una vita diversa? La pelle nera non può essere sinonimo di un sottoprodotto, esattamente come è stato considerato il meridionale oltre mezzo secolo fa. Con l’aggravante che oggi mal si sopporta persino il solo vedere un nero per strada, incontrarlo per i viali nei quali passeggia la “società civile”. Gli immigrati vengono considerati come profanatori dei loro luoghi, della loro privacy; disturbatori che vanno allontanati.
La verità è che il benessere non va a braccio con la povertà; l’opulenza non capisce il bisogno. Questo è il frutto di una società forgiata sul dio denaro che non guarda al di là della propria persona, che insiste a perseguire il suo personale benessere spinta dal desiderio effimero di raggiungere l’agiatezza dimenticandosi persino la storia dalla quale proveniamo: quella dei nostri nonni, dei nostri genitori che si sono visti sbattere la porta in faccia chiedendo, speranzosi, di trovare di che lavorare per sfamare le loro famiglie. E a negare di aiutarli non era la popolazione sub sahariana che aveva paura del colore chiaro della pelle, ma italiani come loro. Ecco perché fa senso sapere che anche al Sud qualcuno, per fortuna pochi, alza la voce e manifesta contro il flusso di immigrati che sbarcano sulle nostre coste.
È anche vero che non tutto ciò che mette piede sul suolo europeo è costituito da persone rispettabili; ci saranno anche coloro che tentano di approfittare, magari delinquenti comuni che sperano di trarre vantaggi illecitamente. Ma lasciamo che siano le forze dell’ordine a scovarli ed a rimpatriarli. L’accoglienza è un’altra cosa; quanto meno è buon senso, ammesso che si voglia derogare dai valori della solidarietà.
Ma anche volendo considerare il fenomeno non più sotto l’aspetto umano, non si può non tener presente come qualche Paese della comunità abbia acconsentito ad accogliere i migranti in virtù di una spinta utilitaristica, considerando l’accoglienza come una vera assicurazione sui problemi economici futuri del proprio territorio visto che in Europa l’indice di invecchiamento è previsto in aumento fino a raggiungere nel prossimo decennio il 50,1 per cento della popolazione; il che significa che si potrà contare su circa due persone in età lavorativa per ogni anziano.
Opportunismi a parte, forse è arrivato anche il momento che ci dotiamo di norme per garantire vie legali di ingresso per coloro che vogliono lavorare o studiare nei paesi dell’Unione. Sarebbe un modo civile di affrontare una parte del problema: una immigrazione gestita non può che far bene e sarebbe necessaria per rispondere al fabbisogno futuro del mercato del lavoro europeo.

*giornalista

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