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CONFINE 2 | L'odio del clan verso Lanzetta

REGGIO CALABRIA Nascosti dietro falsi account, nascosti forse dietro le mani tuttora anonime che hanno appiccato incendi e crivellato di colpi auto e serrande. I Ruga di Monasterace agivano così. A…

Pubblicato il: 20/10/2016 – 16:07
CONFINE 2 | L'odio del clan verso Lanzetta

REGGIO CALABRIA Nascosti dietro falsi account, nascosti forse dietro le mani tuttora anonime che hanno appiccato incendi e crivellato di colpi auto e serrande. I Ruga di Monasterace agivano così. A loro, Maria Carmela Lanzetta non piaceva. Per niente. E non hanno esitato a dirlo chiaramente, mentre parlavano – intercettati – nei locali di quel supermercato che avevano eletto a quartier generale. Motivo di tanto odio, le dichiarazioni della sindaca sullo strapotere dei Ruga, ai cui familiari  – sostengono il boss e i suoi accolti – nel corso di una campagna porta a porta non aveva esitato a stringere mani e chiedere voti.

CAMPAGNA PORTA A PORTA Il gip ne è convinto: «La cennata menzionata richiesta di voti, per come rappresentata nelle conversazioni, non pare essere inquadrata in un ben più grave patto scellerato tra politici e mafiosi. Sembrerebbe al contrario una forma di campagna elettorale porta a porta che ha ricompreso anche i familiari di Ruga Cosimo. Per cui il forte astio manifestato sarebbe semplicemente dovuto a una presa di distanza del sindaco dopo la campagna elettorale». Lanzetta sapeva chi fossero gli uomini a cui ha chiesto il voto? Allo stato, non è dato sapere. Di certo, il clan non ha gradito – per nulla –  che lei indossasse la fascia tricolore, tanto meno le dure dichiarazioni della sindaca contro il clan.

L’ODIO CORRE SUL WEB A dimostrarlo c’è la velenosa campagna ordita sul web dal genero di Cosimo Ruga, Vincenzo Emanuele, che celato dietro diversi account non ha mai smesso di bersagliare il sindaco con false accuse e sospetti. 

LA RABBIA DI LADY RUGA A sgombrare il campo da ogni dubbio, ci sono poi le conversazioni fra il boss Ruga e la moglie, Rosa Piromalli, che il 3 febbraio 2013, poco dopo la pubblicazione del libro dell’editorialista del Corsera Goffredo Buccini sulla storia politica e personale di Lanzetta, tuona «guarda questa put…a cosa dice». La moglie del boss è inferocita «Anche di me ha parlato la “put…a”…. inc… ma che cazzo, doveva parlare di me sta scema cretina, per quando veniva a cercare voti…. che veniva a cercare voti, non lo dice però». E continua: «Ai è seduta a tutte le case… Se ne é andata alle case di tutti quanti …pure alla figlia di incomprensibile se n’é andata casa per casa per cercare i voti… come adesso sono diventati tutti mafiosi qua a Monasterace quando tu te ne andavi e hai bussato a tutte le porte». 

«MA NOI LA VOTIAMO LO STESSO» Anche il nipote del boss ne ha per la sindaca. «L’altra volta ha detto che l’80% tutti mafiosi sono», dice provocatoriamente alla zia Rosa, che esplode: «Vuole che gli raccolgono i voti ma dice che non vuole niente dai mafiosi, però i mafiosi la tengono». E il boss conferma: «Noi l’abbiamo anche votata, noi l’abbiamo votata, altrimenti non vinceva se non gli davamo i voti nostri». E il clan, pur di farla andar via da Monasterace, è pronto a votarla ancora. «Noi glielo raccogliamo lo stesso il voto, siamo amici», assicura il boss. 

LE DIMISSIONI DELLA SINDACA Il clan non dovrà aspettare tanto. Maria Carmela Lanzetta lascia dopo che il suo assessore, Clelia Raspa, vota contro la proposta di far costituire il Comune parte civile nel processo Village. Per il clan, la sindaca in ogni caso «meritava essere sotterrata viva». Ma è già partita la giostra, c’è la nuova giunta da definire. Nel supermercato del boss Ruga si valutano i possibili assessori e scenari. E sembra essere piaciuto – molto – il no di Raspa alla proposta di Lanzetta. Allo stesso modo piace tanto – testimonia la conversazione fra il boss Ruga, con Maurizio Sorgiovanni, Francesco Anania e un soggetto non identificato – la vittoria a Monasterace del «nemico storico del ministro e la clamorosa sconfitta del segretario», Teodoro Buccino, appoggiato da Lanzetta. Se a dettarlo sia stato semplicemente l’astio contro l’ex primo cittadino, toccherà agli investigatori scoprirlo.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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