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Il dg dell'Asp e quelle domande senza risposta

Siamo degli inguaribili ottimisti. Pensate che quando ci hanno annunciato l’arrivo di una nota a firma del direttore generale dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, quello della depressione ad ass…

Pubblicato il: 31/10/2016 – 6:06
Il dg dell'Asp e quelle domande senza risposta
Siamo degli inguaribili ottimisti. Pensate che quando ci hanno annunciato l’arrivo di una nota a firma del direttore generale dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, quello della depressione ad assetto variabile, eravamo convinti che intendesse ammettere di averla fatta grossa, chiedere scusa e magari annunciare che toglieva il disturbo.
Niente di tutto questo. Mauro, ci fosse il Nobel per l’impudenza ne vincerebbe tre, non solo non si scusa, non solo non toglie il disturbo ma anzi attacca tutto e tutti, dispensa minacce e insulti, prepara, con ogni evidenza il terreno per una nuova istanza al giudice del lavoro, che, se passasse, la giurisprudenza cosentina sarebbe miele purissimo per gli orsi che affollano i livelli apicali della sanità calabrese. D’altra parte chi, meglio di un magistrato il cui marito (ovviamente per mera coincidenza) lavora nel settore diretto da Raffaele Mauro presso l’Asp di Cosenza, volete possa capire meglio lo stress e la malattia nervosa che tale condizione lavorativa provoca?
In verità dovevamo capire che Mauro tutto intendeva fare tranne che ripulirsi le dita dalla marmellata e starsene zitto e buono. In precedenza era comparsa, infatti, una anticipazione delle “ragioni” di Mauro su un diffuso quotidiano che ha deciso, nel solco di una tradizione tutta calabrese, di dare spazio alla replica pur senza aver mai fornito la notizia. Colpa della magistratura – si argomenta – che ci ha messo quattro anni per dare ragione all’istanza del dottore Mauro. Ditelo a quelli che aspettano anche venticinque anni senza cavare un bel niente.
Ma tant’è. Quella sentenza oggi va stretta proprio a Mauro che ne ha beneficiato ed allora eccolo accusare chi riferisce il fatto di farlo «in maniera assai distorcente» per «tentare di screditare un’azione amministrativa che punta ad affermare, nell’Asp di Cosenza legalità e trasparenza». Poi si erge, senza arrossire, a paladino «della regola della buona amministrazione», contro chi, invece, bada a «tutelare interessi particolaristici e privati, nella sanità cosentina». Ma stiano in guardia questi felloni, lui non si piegherà: «Non ho ceduto allora e non intendo cedere oggi». Il giudice del lavoro è avvisato.
Poi elenca attacchi protrattisi dal 2007 al 2010 ma niente nomi, per carità. Eppure parla di cose gravi: «In tali periodi ho subito l’avvelenamento del cane, minacce di morte e danneggiamenti all’automobile, nonché, l’occupazione della struttura da me diretta, con conseguente intervento della Digos, in più circostanze. Di fronte a tali aggressioni ed alle minacce di cui ero oggetto, invece di registrare la solidarietà dei vertici aziendali pro-tempore, venivano esercitate ingerenze nell’espletamento delle mie funzioni, con l’intento di operare una mia rimozione dall’incarico ricoperto».
A fronte di tutto questo, nessuna denuncia, nessun esposto alla magistratura, nessuna relazione. Niente di tutto questo perché secondo il dottor Mauro un dirigente minacciato e vessato cosa fa: «Ho dovuto, pertanto, ricorrere alla causa di servizio, come extrema ratio, al fine di invocare la tutela aziendale nei miei confronti. Ero costretto in quel periodo a subire un grave stato di stress, in quanto mi sentivo isolato e non supportato dal management pro-tempore. Inevitabilmente, solo il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio poteva essere l’unica ed estrema tutela nei confronti della mia condizione lavorativa ed esistenziale. Tutto questo, unicamente, per aver operato nel rispetto della legalità e nell’interesse della Pubblica amministrazione».
Ma il direttore generale Raffaele Mauro decide anche di giocare d’anticipo così, candidamente, ammette, «La sentenza interviene a novembre 2015, riconoscendo un danno alla persona ascrivibile all’ottava categoria, tab. A del Dpr 30 Dicembre 81 n. 834; tale condizione  è pienamente compatibile con l’espletamento di qualsiasi attività lavorativa, ivi compresa quella di direttore generale aziendale».
E infine: «A gennaio 2016, nominato direttore generale dell’Asp di Cosenza, dichiaravo l’insussistenza di incompatibilità di qualsiasi natura che, in base alla vigente normativa sulla causa di servizio,  non sussistevano e non sussistono. Mai, avrei reso false dichiarazioni che potessero inficiare la mia nomina».
Gran finale: «La (mia) nomina deliberata dal presidente e dalla giunta regionale è, dunque, assolutamente legittima ed incontestabile. Utilizzare, quindi, una sentenza del giudice del lavoro che sancisce una condizione indotta da un contesto di minacce e pressioni, come contraddizione della funzione dirigenziale che attualmente svolgo è, ancora una volta, un modo goffo e meschino da parte, probabilmente, di quei settori che esprimono interessi particolari nella sanità, per impedire che gli atti di gestione dell’Azienda siano improntati a principi di rigore, trasparenza, moralità e legalità».
Dottor Mauro, si faccia convinto: di goffo e meschino, per usare i suoi termini, in questa storia c’è solo il suo comportamento. Lei ha garantito trasparenza e buona amministrazione? Chi ha ricevuto la notifica della sentenza in favore del dottor Raffaele Mauro? Chi ha stabilito di non proporre appello lasciandola diventare esecutiva? Che data reca la firma della sua autocertificazione con la quale assume di non avere alcun contenzioso in essere con l’Asp che si candidava a dirigere? La data di assunzione dell’incarico o quella di presentazione della domanda? E quando presentò la domanda informò la Regione Calabria che aveva trascinato in giudizio l’Asp che ora voleva guidare?
Non si affretti a risponderci ma si prepari a farlo perché, come leggerà in altro servizio, questi interrogativi (ed altri) sono alla base del fascicolo d’indagine aperto dalla Procura di Cosenza per far luce su questa ennesima storiaccia. Perché, come alla fine anche qualche reprobo ha dovuto ammettere, «la notiza è sovrana. Su questo nessuno può sindacare». Appunto!
direttore@corrierecal.it
 

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