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Le guerre intestine del Pd

Le minoranze all’interno del Pd non possono coesistere, almeno fino ad ora. Sarebbe impervio, difficilissimo, ricondurre tutti affinché, come diceva Giovanni Paolo II°, si possa lavorare «ut unum s…

Pubblicato il: 14/11/2016 – 11:51

Le minoranze all’interno del Pd non possono coesistere, almeno fino ad ora. Sarebbe impervio, difficilissimo, ricondurre tutti affinché, come diceva Giovanni Paolo II°, si possa lavorare «ut unum sint». Nel clima della Leopolda con il “fuori, fuori” pronunciato non si sa da quante persone è difficile ricondurre ad unità le varie componenti. Scrive Piero Ignazi su Repubblica che gli oppositori non sono legittimi portatori di opinioni diverse, bensì nemici interni, aggiungendo che Palmiro Togliatti – il migliore dell’allora PCI – li definiva «pidocchi sulla criniera di un purosangue». E Togliatti era uno che sapeva come trattare i dissidenti. Ma c’è o c’era un partito nel quale le opinioni in contrasto vengano apprezzate. C’è bisogno di ricordare Forza Italia, il partito socialista dalle mille posizioni e da quattro cinque nuovi partiti dopo la scomparsa di Craxi, il disfacimento di Alleanza nazionale, con il pur bravo Fini scomparso dalla scena politica dopo il “che fai mi cacci”? Solo la Dc aveva risolto il problema delle opinioni diverse con la costituzione di correnti interne, salvo poi, al momento del “quaglio”, ritrovarsi insieme. Anche in Inghilterra, Jeremy Corbin, leader del Labour party ha votato 487 volte, contro Tony Blair, capo del New Labour, ma nessuno ha mai pensato di espellerlo o non ricandidarlo, anche se Cobin è sempre stato a capo di esponenti che erano promotori di discussioni infuocate e contestazioni durissime al leader del momento, oggi sparito dalla politica attiva.
Le contestazioni e le discussioni, soprattutto all’interno dei partiti di massa – vedi il Partito comunista italiano – erano violente, fino allo scontro, pur se a porte chiuse, anche a livello localistico.
Quante volte il Pci calabrese che si riuniva all’ex Motel Agip, non faceva entrare i giornalisti? Sempre. Dovevamo aspettare nella hall a beccare chi andava via alla chetichella, senza farsi vedere, anche se invano, perché aveva ricevuto l’ordine di non parlare. E l’ordine si rispettava. Per cui o aspettavi la velina, che non diceva mai tutta la verità, o al massimo, potevi intervistare il capo che poteva dirti quel che voleva. Tanto non eri testimone della discussione.
Invece Emanuele Macaluso proprio in questi giorni ha sostenuto che un partito è una comunità. E se non c’è più la comunità non c’è più il partito. In questo Pd,a parere del leader comunista, oggi ultranovantenne, parte della maggioranza e parte della minoranza non sanno gestire il loro ruolo democraticamente e pacatamente. Significa scissione? Macaluso, per la sua esperienza, di assoluto primo piano, si dice convinto che Bersani non ha la vocazione alla rottura, a differenza di D’Alema che ci pensa da un po’ di tempo.
Ed i problemi interni? Dice Macaluso che con Ingrao si scontrava assai spesso, ma poi, con lettere affettuose si chiarivano. Anche nel momento in cui si voleva espellere Ingrao, pur con qualche tentennamento, secondo il leader comunista siciliano, Longo ebbe a dire che non se ne parlava nemmeno. Insomma tutto questo per dire che il segretario Renzi, con un neologismo di moda, deve essere inclusivo non divisivo! E questo è un deficit politico, ha sostenuto, aggiungendo che lo stesso Bersani non ha dimostrato grande acume politico, a proposito di legge elettorale e referendum.
Nel frattempo c’è stata la commissione voluta da Renzi, con all’interno Gianni Cuperlo, che dopo faticose trattative, da dichiarato «di aver ottenuto, a nome della minoranza, quel che volevamo ed è chiaramente incoerente chi parla di tradimento». Per questo, fa intendere Macaluso, che non si capisce, a questo punto, perché Bersani continua a sostenere il No al referendum.
Un grande partito “democratico”, come il Pd, che, per esempio in Calabria, non intende valorizzare nessuno, se non portaborse e burocrati, delle cui capacità leggiamo ogni giorno, deve superare questa situazione perché altrimenti, ha scritto Ignazi, si mette al pari dei 5 Stelle o di quel che resta di Forza Italia, che non sono certo da imitare, altrimenti si impoverisce la democrazia italiana. Pax vobis, ma forse, è una voce clamans in deserto, nonostante Cuperlo, che ha parlato di lealtà e di unità!

*giornalista

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