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Le poche idee (ma confuse) dei Consorzi di Bonifica

Il presidente dell’Anbi-Calabria, Marsio Blaiotta, scrive in risposta agli articoli e agli approfondimenti del Corriere della Calabria. Lo fa nel tentativo, comprensibile oltre che legittimo, di ri…

Pubblicato il: 19/11/2016 – 14:22
Le poche idee (ma confuse) dei Consorzi di Bonifica

Il presidente dell’Anbi-Calabria, Marsio Blaiotta, scrive in risposta agli articoli e agli approfondimenti del Corriere della Calabria. Lo fa nel tentativo, comprensibile oltre che legittimo, di rivendicare la correttezza formale dei propri comportamenti e, soprattutto, di evidenziare quanto opportuna fosse una giornata di festa e celebrazione dell’agricoltura calabrese e della realtà dei Consorzi di Bonifica.
Nella missiva, tuttavia, ci sono errori ed un grave equivoco di fondo.
Iniziamo dagli errori, alcuni dei quali, peraltro, di una disarmante ingenuità a voler essere caritatevoli.
Scrive Blaiotta: «Questo, si colloca in un percorso lungo e non facile di rigenerazione dei Consorzi di Bonifica che si è sviluppato concordemente con Coldiretti Calabria con la quale la maggioranza degli enti consortili continuano a condividere il modello agricolo e agroalimentare che porta avanti con risultati che sono sotto gli occhi di tutti quali solo ad esempio: origine in etichetta sui prodotti lattiero-caseari e sulla pasta, abbattimento delle tasse (Imu, Irap, Irpef agricola), legge sul caporalato. Autentiche conquiste unite inscindibilmente ai temi chiave che ci riguardano direttamente quali: sostenibilità ambientale, uso razionale dell’acqua, progettualità e opportunità Psr».
I temi e gli argomenti indicati non riguardano in alcun modo né il protagonismo “istituzionale e/o politico” della Calabria né, tantomeno, i Consorzi di Bonifica.
Questi ultimi, infatti, non c’entrano nulla con l’origine in etichetta sui prodotti lattiero-caseari e sulla pasta, l’abbattimento delle tasse (Imu, Irap, Irpef agricola), la legge sul caporalato: argomenti che semmai riguardano il contesto della rappresentanza agricola, il ruolo dei sindacati ed il confronto con governo e Parlamento.
Con riferimento invece ai temi dell’«uso razionale dell’acqua, progettualità e opportunità Psr», è bene ricordare nell’ordine, qualora ve ne fosse bisogno, che: sull’uso razionale dell’acqua i Consorzi di Bonifica invece che declamare buone intenzioni dovrebbero spiegare come sia possibile che in una Regione ricca di acqua si sia costretti a pietire – come accade a Crotone – forniture extra ad A2A, la società “ambrosiana” che, grazie alla “distrazione” degli enti calabresi è divenuta proprietaria e gestisce gli invasi silani.
Nel merito del Psr, invece, rimane da capire se ciò che scrive entusiasticamente Blaiotta sia stato o meno concordato con Coldiretti, considerato che il presidente regionale Pietro Molinaro proprio sul Piano di sviluppo rurale ha assunto nel corso delle ultime settimane posizioni fortemente critiche. Ha cambiato idea Molinaro o è Blaiotta a pensarla diversamente?
Scrive ancora Blaiotta, facendone esplicito appunto al “Corriere”, che «si è preferito concentrarsi unicamente su un presunto utilizzo improprio di risorse che peraltro sono frutto di un drastico taglio dei gettoni agli amministratori fatto nel 2012» e ancora «in merito al cofinanziamento da alcuni Consorzi della Giornata, ho spiegato le motivazioni e ribadisco che tutto è stato fatto alla luce del sole con atti e decisioni collegiali. I Consorzi, hanno deliberato a suo tempo la delega della rappresentanza sindacale alla Coldiretti e anche qui ci sono atti probanti. Peraltro quelli utilizzati non sono soldi pubblici ma dei consorziati, ai quali doverosamente abbiamo sempre spiegato le motivazioni e sono rendicontati nel Bilanci consortili, che come Lei sa, sono soggetti a controllo da parte della Regione Calabria».
Capiamo bene, in tempi di facile e fin troppo scontato populismo, il tentativo di qualificare le risorse destinate al cofinanziamento della festa come conseguenti al taglio dei gettoni degli amministratori, tuttavia tale tentativo resta, come dire, se non infantile quantomeno ingenuo. Per il cofinanziamento nessuno ha, infatti, contestato la legittimità formale dell’iniziativa ma bensì l’opportunità: i Consorzi sono in crisi di liquidità, in molti di essi non vengono pagati gli stipendi dei lavoratori, in altri si sono avviate procedure di licenziamento collettivo; usare soldi per finanziare feste o giornate celebrative è, dunque, non opportuno e del tutto fuori luogo.
Tuttavia l’errore più grave che nel suo scrivere commette Blaiotta, è nell’affermazione «quelli utilizzati, non sono soldi pubblici ma dei consorziati». Il presidente dell’Anbi avrebbe buon diritto a scriverlo se non fosse che i Consorzi usufruiscono e non poco di soldi pubblici, alcuni erogati direttamente, altri veicolati attraverso misure del Psr. I Consorzi gestiscono risorse propriamente loro – quelle che si formano con il pagamento dei tributi consortili – e risorse che possono essere definite pubbliche così come sancito dall’articolo 8 comma 1 e 2 della legge regionale 11 del 2003. Ed è per questo motivo – peraltro – che la Regione è presente nell’organismo che governa ogni Consorzio con un rappresentante che vigila e controlla, o meglio dovrebbe farlo. Una circostanza, quella dell’utilizzo improprio di risorse, evidenziata e denunciata non solo dalle altre organizzazioni agricole ma anche dalle sigle sindacali – Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uilbi-Uil – che in un recentissimo incontro hanno chiesto conto alla Regione proprio di queste allegre iniziative.
Ma c’è un altro aspetto decisamente preoccupante nel ragionamento di Blaiotta: le disponibilità finanziarie dei Consorzi di Bonifica si formano, infatti, grazie ai tributi consortili che dovrebbero essere il corrispettivo dovuto per i servizi ottenuti dalle imprese agricole o per un generico quanto indefinibile “beneficio fondiario”. Insomma, una tassa da pagare solo per il fatto che il proprio terreno rientri nel cosiddetto “perimetro di contribuenza”. Sarà solo un caso se questo automatismo è un unicum a livello nazionale? Perché non esiste in nessun’altra regione?
Blaiotta e la Coldiretti dovrebbero riflettere sul fatto che proprio questo ingiustificato automatismo determina migliaia di ricorsi alle Commissioni tributarie provinciali, recentemente sono state ben 100 le pronunce sfavorevoli ai Consorzi adottate dalla Commissione tributaria provinciale di Cosenza e da quella regionale di Catanzaro. Pronunce sfavorevoli fondate su una considerazione di assoluta evidenza: si è tenuti a pagare se si è ricevuto un servizio e/o un beneficio, diversamente la pretesa impositiva è priva di fondamento anche se a stabilirla è una legge regionale.
Da ultimo è bene sottolineare come nei Consorzi di Bonifica calabresi, descritti da Blaiotta come mostri di efficienza, si verifichino continuamente episodi quantomeno imbarazzanti. Recentemente, ad esempio, nel Consorzio di Bonifica Alto Jonio reggino si è superata persino la più fervida immaginazione arrivando ad inserire in una delibera una “notizia di reato” con il presidente di quell’ente che asserisce di aver ricevuto esplicita autorizzazione, da parte della Regione, ad usare i fondi accantonati per il Tfr dei dipendenti per altre finalità.
Del resto il malessere interno viene testimoniato da un punto in contestabile: per la prima volta, è stata ufficialmente rotta l’unità del mondo consortile con l’Anbi che non rappresenta più la totalità dei Consorzi, dal momento che quattro enti su undici hanno scelto di autorappresentarsi. Circostanza sulla quale Blaiotta sorvola e lo fa per evidente imbarazzo, d’altro canto come non notare la contraddizione tra la lacerata situazione calabrese e lo Statuto dell’associazione nazionale (alla cui redazione ha partecipato lo stesso Blaiotta) che indica tra i compiti dell’Anbi quello di «assumere ogni iniziativa idonea a potenziare la solidarietà fra i Consorzi».
Infine il patto di ferro con Coldiretti che Blaiotta declina praticamente in ogni capoverso della sua lettera; anche in questo caso si è in presenza di un equivoco, anzi di una forzata interpretazione della realtà. Se con libere elezioni la Coldiretti ha conquistato la guida della quasi totalità dei Consorzi, ciò non può voler dire che i Consorzi debbano trasformarsi in una succur
sale di quella organizzazione agricola e non può accadere per tre ragioni: la prima deriva dal fatto che gli enti consortili svolgono attività con “finalità pubbliche”, la seconda è che i fondi dei Consorzi si costituiscono grazie ai pagamenti di consorziati iscritti ad altre organizzazioni o non iscritti affatto, la terza – la più importante – è che i Consorzi gestiscono risorse pubbliche che, dunque, non possono essere impiegate per iniziative di parte.
Infine una preghiera: ci risparmi, il presidente Blaiotta, quella dietrologia che ormai accompagna qualsiasi comunicato di qualsiasi struttura, associazione, ente, che finisce oggetto di approfondimenti giornalistici. Non ci ha attivati nessuno… anche se capiamo bene che, come dire, ognuno dal suo cuor l’altrui misura… (Pa. Po.)

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