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Cosenza, si fingevano carabinieri per truffare gli anziani

COSENZA «Signora entri in macchina l’accompagno io». È dietro un gesto di cortesia e di gentilezza che si nasconde un subdolo meccanismo di truffa agli anziani, che sta creando molto allarme nella …

Pubblicato il: 21/11/2016 – 13:14
Cosenza, si fingevano carabinieri per truffare gli anziani

COSENZA «Signora entri in macchina l’accompagno io». È dietro un gesto di cortesia e di gentilezza che si nasconde un subdolo meccanismo di truffa agli anziani, che sta creando molto allarme nella città dei Bruzi. Sabato scorso sono state arrestate due persone per furti e truffe ai danni di anziani. I fermi sono stati eseguiti dalla squadra mobile in esecuzione di una misura cautelare richiesta dalla Procura di Cosenza. Gli arrestati, Armando Mosciaro, 39 anni, e Antonella Salerni, 48, sono ritenuti i responsabili di diversi reati compiuti ai danni di anziani.

IL MECCANISMO DELLA TRUFFA Secondo le indagini (coordinate dal procuratore capo Mario Spagnuolo), Mosciaro e Salerni studiavano preventivamente i movimenti e le abitudini delle loro vittime. In particolare, approfittavano della loro solitudine o della loro disabilità fisica, come anche dei loro problemi di memoria. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire diversi reati commessi dai due truffatori. Lo scorso 20 agosto, Salerni si sarebbe avvicinata a una donna anziana, presentandosi come appartenente all’Arma dei carabinieri. Prospettando alla vittima la presenza di persone sospette, la donna offriva all’anziana la sua disponibilità ad accompagnarla per fare acquisti in un supermercato. Con questo inganno Salerni sarebbe riuscita a sfilare due catenine d’oro all’anziana, con la scusa di riporle nella borsetta per ragioni di sicurezza. In più circostanze, secondo gli inquirenti, Mosciaro e Salerni sarebbero entrati nelle abitazioni delle vittime approfittando della loro gentilezza. Una volta dentro, rubavano soldi e gioielli. Un’altra volta, il 5 settembre, Salerni si sarebbe introdotta in casa di una donna, dopo essersi presentata come moglie di un questore, riuscendo a sottrarle con l’inganno soldi, una catenina d’oro e un paio di orecchini.

QUEL PASSAGGIO IN PESCHERIA I due malviventi hanno messo a segno un altro furto quattro giorni dopo, ai danni di una signora di 83 anni: anche in questo caso, hanno offerto alla donna di accompagnarla in un negozio con la loro auto. Quando la vittima ha preso posto in macchina, Mosciaro si sarebbe impossessato del suo portafogli custodito all’interno del borsello. È l’anziana a raccontarlo ai poliziotti. Si trovava per strada lo scorso agosto nei pressi di piazza Loreto quando all’improvviso si accosta una macchina con a bordo un uomo, una donna e anche un bambino. La donna si rivolse all’anziana chiedendole come stava così da confondere la vittima che in quel momento faceva fatica a ricordare chi fosse e per un attimo l’anziana aveva scambiato la donna per una sua amica che si occupava di accoglienza di extracomunitari. A quel punto – prosegue il suo racconto finito nell’ordinanza di custodia cautelare – quella donna le chiese dove stesse andando e le offrì un passaggio.

TRUFFA IN PRESENZA DI UN BAMBINO «Il bimbo era seduto sul lato del passeggero – ricorda l’anziana – mentre l’uomo era seduto dietro e fu lui a dirmi di poggiare il borsello sul sedile per fare in modo che non fosse di intralcio alla portiera al momento della chiusura. Appena entrai l’uomo mi rimproverò perché il giorno prima mi aveva salutato e io non avevo risposto al suo saluto. I due volevano portarmi in una pescheria diversa da quella indicata da me, ma a quel punto chiesi di farmi scendere alla pescheria di via Misasi. I due mi salutarono e poi proseguirono in direzione piazza Loreto. Entrai nel locale e acquistai del pesce ma al momento del pagamento non trovai più il portafogli nel mio borsello. Era stato rubato». La donna aveva nel portafogli la somma di circa 45 euro, alcune ricevute di prelievi effettuati al bancomat e la carta di identità. La 83enne ha precisato, poi, agli inquirenti che l’uomo e la donna potevano avere sui 30-35 anni e che durante il tragitto parlavano in dialetto cosentino, mentre il bambino non ha mai parlato.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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