De Raho: «I calabresi non sono pronti per denunciare»
REGGIO CALABRIA I reggini e i calabresi «ancora non sono pronti per denunciare, continuano ad avere incertezze che non devono provare, perché lo Stato sta alzando il proprio livello etico». Perché lo…

REGGIO CALABRIA I reggini e i calabresi «ancora non sono pronti per denunciare, continuano ad avere incertezze che non devono provare, perché lo Stato sta alzando il proprio livello etico». Perché lo Stato, la società civile, gli intellettuali non hanno ancora sconfitto la ‘ndrangheta e, più in generale, le mafie? Perché, a distanza di più di vent’anni, gli investigatori si ritrovano a fare i conti con quello stesso clan che autorizzò l’omicidio del giudice Scopelliti nel suo territorio? Sono domande che forse trovano una risposta, seppur parziale, nell’affermazione schietta del procuratore di Reggio, Federico Cafiero de Raho: i reggini e i calabresi non sono pronti. E lo Stato, nella sua appendice repressiva, da solo non basta. È probabilmente questo il senso dell’incontro – organizzato dall’associazione studentesca universitaria “Leonardo” – sui temi della legalità e dello sviluppo al quale hanno partecipato lo stesso Cafiero de Raho e il sottosegretario di Stato con delega ai Servizi segreti Marco Minniti, incalzati dalle domande del direttore di Velino e Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, e dall’ex responsabile di Ansa Calabria Filippo Veltri.
L’INVITO Manca un apporto decisivo, dice de Raho, che lancia un appello ai reggini e a tutte le vittime delle mafie: «A volte la Procura arriva tardi perché non trova la collaborazione che cerca. Serve fiducia, bisogna rischiare per difendere i propri diritti e avere l’obiettivo comune di liberare questo territorio».
STATO DEVIATO Pollichieni sposta lo sguardo ancora un po’ più in là e sottolinea quelle connivenze tra un certo Stato – massoneria e servizi deviati – e la ‘ndrangheta che hanno permesso alla criminalità organizzata di proliferare sostanzialmente incontrastata. Una premessa per domande secche rivolte a de Raho e Minniti: «Cosa fare per abbattere quel grumo di potere del quale la ‘ndrangheta è solo l’elemento armato? È possibile portare la lotta oltre il livello militare?».
Per de Raho e Minniti un primo fondamentale passo è costituito dal Protocollo per la sicurezza degli appalti del Comune di Reggio sottoscritto poche settimane fa dal sindaco Falcomatà (presente in sala), dall’Anac, dalla Procura e dallo stesso sottosegretario. Per Minniti non si tratta di un semplice accordo tra persone, in quanto «ogni istituzione deve essere all’altezza di quel patto». «Questo protocollo – spiega ancora – non è acqua fresca, fa tremare le vene ai polsi. È un atto interventista dello Stato, è il più avanzato che si sia mai fatto, difende il libero mercato. Ma ha valore se questa partita non è solo giudiziaria. O la partita la vincono i reggini e i calabresi o non la vince nessuno».
Quanto alle trame oscure di pezzi dello Stato, che tanta parte hanno avuto nella recente storia italiana, il sottosegretario è convinto che le cose siano sostanzialmente mutate; prova ne sia «l’accresciuto rapporto di fiducia tra le Procure e le strutture di intelligence. Questa nuova cooperazione è il risultato di cui sono più orgoglioso».
Ma il punto è sempre quello di partenza: per vincere la sfida «c’è bisogno di un’azione di responsabilità da parte di tutti e di non abbassare la guardia sul terreno dei principi». Che, ovviamente, deve trovare riscontro anche nei nuovi strumenti per ridurre la presenza della ‘ndrangheta nella società e nell’economia. Il Protocollo sugli appalti va proprio in questa direzione.
IL PROTOCOLLO «La Procura – osserva ancora de Raho – sarà informata preventivamente delle offerte e opererà per tempo al fine di comprendere chi sono i soggetti che possono lavorare oppure no e, in caso, effettuare indagini. In questo modo salviamo il Comune e la comunità intera. Perché il problema è che in questi territori lavorano solo certe aziende. E mentre altrove c’è il problema del nulla osta sicurezza, qui c’è il nulla osta della ‘ndrangheta».
p. bel.