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«Precari Asp, non c'è nessuna "manina"»

Riceviamo e pubblichiamo: Sto seguendo con molta attenzione le notizie pubblicate dal Corriere della Calabria in merito alla vicenda dei precari utilizzati dall’Azienda sanitaria provinciale di Cos…

Pubblicato il: 28/11/2016 – 11:18
«Precari Asp, non c'è nessuna "manina"»

Riceviamo e pubblichiamo:

Sto seguendo con molta attenzione le notizie pubblicate dal Corriere della Calabria in merito alla vicenda dei precari utilizzati dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Nell’ultimo articolo (qui il link) trapelano una serie di informazioni che evidentemente – essendo stato informato erroneamente sulla vicenda – non corrispondono a tutto quello che è stato il lungo percorso normativo riguardante i soggetti che avevano presentato istanze in riferimento all’articolo 2 della legge 15/2008.
Io parlo di istanze e non di liste che non c’entrano nulla con i riferimenti che citerò più avanti.
Il 6 settembre 2009 sul Burc numero 45 la Regione Calabria pubblicava l’avviso pubblico “Presentazione di candidature da parte degli enti di cui all’articolo 3 lettera A) della legge regionale 19 novembre 2003, n. 20 interessati all’utilizzazione di soggetti disoccupati in condizioni di svantaggio occupazionale e di marginalità in attività socialmente utili e di pubblica utilità” in ottemperanza della legge regionale 13 giugno 2008, n. 15 – articolo 2.
L’articolo 3 del suddetto avviso pubblico indicava i beneficiari che potevano essere utilizzati dagli enti secondo il suddetto bando e tra questi ci sono disoccupati di lunga durata e/o ultracinquantenni in attesa di pensionamento. Alla luce della pubblicazione del presente avviso, coloro i quali ritenevano di possedere i requisiti previsti presentarono istanza alla Regione Calabria nell’anno 2010 e successivamente, a seguito della partecipazione al bando dell’ente Asp di Cosenza, presentarono domanda di utilizzo presso la medesima Azienda sanitaria; successivamente, nel dicembre 2012, vennero utilizzati per qualche giorno presso diverse strutture sanitarie provinciali e poi sospesi in quanto non vi era alcuna procedura aperta da parte dell’ente regionale.
Le continue pressioni e manifestazioni dei lavoratori hanno fatto in modo che nel luglio 2014 il consiglio regionale nella sua interezza approvasse e pubblicasse la legge 12, nella quale l’articolo 3 citava «l’articolo 1, comma 5, della l. r. 1/2014 è da interpretare nel senso che “tra i destinatari dei benefici di cui all’articolo 2 della l. r. 15/2008 rientrano anche i lavoratori che hanno presentato istanza alla Regione entro il 21 dicembre 2010, che sono stati oggetto di accordo istituzionale e che sono nella condizione di disoccupati di lunga durata”».
Dalle numerose istante di utilizzo presentate presso l’Azienda sanitaria di Cosenza e alla luce della nuova legge approvata in consiglio regionale, l’Asp dava la disponibilità a utilizzare tali soggetti presentando un progetto di utilizzo così come richiamato nella deliberazione di presa d’atto dello stesso ente provinciale. Dopo una serie di atti, il dipartimento ex numero 10 della Regione Calabria sottoscriveva la convenzione, così come previsto dalla normativa, con l’Asp di Cosenza per l’utilizzo di lavoratori che avevano presentato istanza in base alla legge numero 12 sopra richiamata. I lavoratori – e non “fantasmi” – venivano così avviati regolarmente con comunicazione da parte dell’Asp di Cosenza nel novembre 2014 e utilizzati, così come prevedeva il progetto presentato alla Regione Calabria, presso le strutture dell’azienda provinciale per circa 13 mesi, ovvero fino alla sospensione a seguito del provvedimento di annullamento in autotutela a firma del dirigente generale pro tempore del dipartimento Lavoro.
Nell’incontro del 3 febbraio 2016, il dirigente generale pro tempore del dipartimento Lavoro assumeva l’impegno «ad attivare con l’Avvocatura regionale e il settore Bilancio, la verifica sulla possibile applicazione del principio dell’indebito arricchimento e del riconoscimento del debito fuori bilancio per le retribuzioni dei lavoratori in base all’impiego già prestato presso l’Asp, nonché di procedere con regolare istruttoria tecnica alla verifica dei requisiti dei lavoratori medesimi. Nell’incontro dell’8 aprile 2016, lo stesso dirigente confermava l’impegno di cui al precedente verbale di procedere alla riapertura di una procedura istruttoria di valutazione della persistenza dei requisiti di cui alla legge 15/2008 e articolo 3 della legge regionale 12/2014, a seguito di acquisizione di copia delle istanze presentate all’Asp di Cosenza da parte dei soggetti beneficiari.
In continuità al concorso già tracciato, il nuovo direttore generale in data 18 ottobre 2016 – dopo una lunga serie di iniziative sindacali – convocava un tavolo istituzionale per fare il punto sulla vertenza proponendo «al fine di fare chiarezza e linearità su tutti gli atti e le attività poste in essere in questi anni» al direttore generale dell’Asp di Cosenza di predisporre una delibera che prendesse atto della convenzione in oggetto, in ottemperanza all’articolo 3 della stessa; in particolare, la stessa delibera doveva contenere il percorso dell’Asp di Cosenza sulla procedura avviata, il numero dei lavoratori coinvolti e le relative attività espletate».
Questo percorso, iniziato nel 2010, non è stato mai fatto né da una “manina” né tantomeno da figure istituzionali dell’assessorato regionale, dell’azienda sanitaria o dalla mia persona, ma è frutto di tante battaglie e iniziative che i lavoratori hanno intrapreso in questi lunghi anni e che hanno trovato in tanti dirigenti sindacali – e non solo nella mia persona – un sostegno per fare chiarezza e mettere fine a tutti gli attacchi mediatici a cui sono stati sottoposti quotidianamente. È dovere del sindacato e dei dirigenti sindacali non abbandonare i lavoratori, soprattutto nel momento in cui vi è un’indagine della magistratura, alla quale riconoscimento il ruolo di accertare eventuali irregolarità e responsabilità, ma – e ne sono fermamente convinto – il ruolo della magistratura non è quello di risolvere il problema del lavoro ma spetta alla politica e alle istituzioni, insieme al sindacato, costruire proposte che vadano nella direzione di dare risposte ai bisogni delle persone.
Noi continueremo con determinazione a tutelare e a difendere il diritto al lavoro di questi lavoratori perché riteniamo che non siano “falsi precari” ma sono invece vittime di un sistema ipocrita che vorrebbe utilizzare i più deboli per raggiungere altri fantasiosi obiettivi.

Franco Mazza
sindacalista

Nel suo lungo excursus il sindacalista Franco Mazza spiega bene alcuni passaggi ma ne dimentica altri che possono aiutare a comprendere fino in fondo la vicenda. Andiamo per punti:
1. Fa bene a ricordare che l’accordo era pensato per disoccupati di lunga durata e ultracinquantenni: un po’ strano che nell’elenco figurino precari che, all’epoca dell’assunzione all’Asp (nel 2014), erano lontani dall’aver compiuto i 30 anni;
2. Nel verbale del 18 ottobre, il dg del dipartimento Lavoro chiede al suo omologo dell’Asp di predisporre una delibera che prenda atto della convenzione tra Regione e Azienda sanitaria. C’è un problema: quella convenzione è stata annullata in autotutela. Di cosa si deve prendere atto, dunque?
3. Come abbiamo scritto più volte senza essere smentiti, le richieste dei precari sono state acquisite alla Regione con un semplice timbro. Non hanno neppure un protocollo. Per la cronaca: la burocrazia regionale protocolla pure i caffè. È abbastanza per dubitare della regolarità della procedura, posto che dubita(va) il dipartimento Lavoro e dubita pure la Procura?
4. Ha ragione Mazza: spetta alla politica e al sindacato risolvere il problema dei lavoratori. La prossima volta, se è possibile (ma forse non è possibile), non facciamo coincidere la presa di servizio con il mese in cui si vota per le regionali e l’accordo definitivo con il referendum. Altrimenti viene il dubbio che le “manine” siano più di una. E lavorino solo in occasione di determinate scadenze – e non per tutti i lavoratori in difficoltà. (ppp)

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