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A Cosenza il “Taccuino americano” di Dacia Maraini

COSENZA È sempre più raro negli ultimi tempi vedere una libreria affollata. Ancor più raro è che questo accada di sabato sera. Eppure ieri a Cosenza una fila di persone straripava ben oltre la sogl…

Pubblicato il: 11/12/2016 – 15:31
A Cosenza il “Taccuino americano” di Dacia Maraini

COSENZA È sempre più raro negli ultimi tempi vedere una libreria affollata. Ancor più raro è che questo accada di sabato sera. Eppure ieri a Cosenza una fila di persone straripava ben oltre la soglia d’ingresso della Libreria Ubik giungendo fino al marciapiede antistante. Qualcuno con «La nave per Kobe» tra le mani a portata di autografo. Qualcun altro passando chiedeva a voce alta il perché di tanta insolita calca, un papà spiegava ai bambini in tenuta da scout: «Vedete, quella signora lì ha scritto un sacco di libri». “Quella signora” era Dacia Maraini, scrittrice, giornalista, poetessa e saggista tra le più significative dei nostri tempi, ospite della città bruzia per presentare il suo “Taccuino americano (1964-2016)”, raccolta di diari e articoli scritti dall’autrice durante i diversi viaggi compiuti negli Stati Uniti, edito dalla casa editrice rossanese Consenso Publishing. L’eleganza di sempre, l’immancabile turchese sugli occhi e il foulard di seta al collo, la Maraini ha esposto, in un dialogo con il professor Michelangelo La Luna – ordinario di lingua e letteratura italiana presso la University of Rhode Island e curatore del volume – i momenti salienti della storia americana cui ebbe modo di assistere in prima persona, dagli anni a cavallo tra il 1964 e il 1968 quando assieme ad Alberto Moravia intervistò esponenti di spicco della cultura statunitense, e in cui documentò la crisi politica seguita alla morte di John F. Kennedy, le fasi dell’allunaggio, il movimento per i diritti civili degli afro-americani, le proteste studentesche, fino ad arrivare alla guerra del Vietnam, alla guerra del Golfo, all’11 settembre 2001, al primo mandato di George W. Bush, all’invasione dell’Iraq e a Barack Obama. Gli episodi storici si rivelano presto dei perfetti espedienti letterari da inserire sullo sfondo per affrontare le tematiche tanto care all’autrice, in primis il terrorismo, «vera malattia del nostro tempo, frutto di un’interpretazione intransigente e ormai superata dell’Islam» (e qui è inevitabile la polemica con le tanto osannate teorie della Fallaci), poi il maccartismo, «altra corrente atroce», la violenza sulle donne e la tendenza ormai diffusa a considerare la vittima consenziente, particolarmente evidente nei processi giudiziari americani. «Lo stupro è un atto di guerra che non appartiene alla natura – sancisce la Maraini nel corso dell’incontro – un’umiliazione che non ha nulla a che fare col sesso, ma che risponde ad un’errata identificazione della virilità con il possesso. La saggezza sta nell’accettare il cambiamento». E di accettazione del cambiamento si parla quando, in un crescendo di approvazione da parte del pubblico, la scrittrice passa al tema dell’omosessualità, elogia la democrazia e le sue regole fatte per tutelare i più deboli, insiste sul concetto di collettività per suggerire soluzioni da adottare per i popoli in difficoltà («La Siria è una maceria», afferma con amarezza), richiama l’Europa ai suoi doveri e la rimprovera perché, dice, «sta girando a destra, non sta cercando di risolvere i problemi». Infine, il razzismo, che «è sempre in agguato», l’intervista al frontman dei Black Panters, le prospettive non rosee evocate dall’elezione di un non politico, Donald Trump, di cui dichiara di avere paura. Tuttavia, sulla scelta di un lavoro a stelle e strisce, risponde così: «Dell’America amo due cose: la meritocrazia e l’efficienza del controllo. Ma il vero motivo per cui l’ho a cuore è che la identificherò sempre con i liberatori: coloro che liberarono me e la mia famiglia e tantissima altra gente dall’orrore e dalle atrocità dei campi di concentramento».

Chiara Fazio
redazione@corrierecal.it

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