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CONQUISTA | Dalla strage dell’Epifania all’alleanza anti Mancuso

VIBO VALENTIA Erano i primi anni del nuovo millennio quando il predominio del clan Mancuso su gran parte della provincia vibonese cominciava a scricchiolare. A minare lo strapotere della cosca di L…

Pubblicato il: 14/12/2016 – 15:47
CONQUISTA | Dalla strage dell’Epifania all’alleanza anti Mancuso

VIBO VALENTIA Erano i primi anni del nuovo millennio quando il predominio del clan Mancuso su gran parte della provincia vibonese cominciava a scricchiolare. A minare lo strapotere della cosca di Limbadi furono innanzitutto la maxioperazione Dynasty-Affari di famiglia (ottobre 2003) e l’inasprimento dei contrasti interni tra le varie articolazioni della famiglia, ma proprio in quegli anni cominciò a prendere forma anche l’embrione di un cartello di clan che mal sopportavano di sottostare ai Mancuso. Un ruolo fondamentale in quella gestazione lo ebbero senza dubbio i Bonavota di Sant’Onofrio, cosca “decapitata” oggi da un’operazione della Dda di Catanzaro, che di quel cartello autonomista furono i capofila grazie ad alleanze criminali che dall’hinterland del capoluogo (il gruppo che a Vibo faceva capo al pentito Andrea Mantella e a quello dei “piscopisani”) arrivavano fino all’entroterra (gli Anello di Filadelfia, gli Emanuele di Gerocarne e i Vallelunga di Serra San Bruno). E proprio in quegli anni, in particolare tra maggio e luglio del 2004, si consumarono i due delitti da cui prende il via l’inchiesta che ha portato ai fermi eseguiti oggi dai carabinieri del comando provinciale di Vibo: l’omicidio di Domenico Di Leo (“Micu ‘i Catalanu”), che si inquadra in un regolamento di conti interno alla cosca di Sant’Onofrio, e quello di Raffaele Cracolici (“Lele Palermo”), che assieme al fratello Alfredo (ucciso nel febbraio del 2002) teneva le redini di un clan che esercitava una forte influenza tra Filogaso e l’area industriale di Maierato. Queste vicende sono tra quelle che segnarono la definitiva affermazione dei Bonavota nel panorama criminale vibonese e la loro espansione al di fuori del feudo di Sant’Onofrio.

LA STRAGE DELL’EPIFANIA La cittadina alle porte di Vibo ha una lunga e consolidata tradizione criminale. Già più di trent’anni fa era parecchio complicata la coesistenza a Sant’Onofrio di due ‘ndrine contrapposte, i Bonavota da una parte e il gruppo Petrolo-Bartolotta dall’altra. La contrapposizione tra le due cosche sfociò in una durissima faida culminata, il 6 gennaio 1991, con la “strage dell’Epifania”. Di domenica, e in pieno giorno, un commando del clan Petrolo fece fuoco nella piazza di Sant’Onofrio con lo scopo di uccidere tre affiliati della cosca rivale. Il risultato fu l’uccisione di due persone innocenti (il 38enne Onofrio Addesi e il 44enne Francesco Augurusa) e il ferimento di altre tredici, tutte estranee alla faida. All’epoca proprio Di Leo era considerato uno degli “azionisti” più efferati del gruppo, mentre dopo la morte dello storico capobastone Vincenzo Bonavota (colpito da infarto nel 1998) lo scettro del comando passò al figlio Pasquale e ai fratelli, affiancati dallo zio Domenico Cugliari (“Micu ‘i Mela”).

UOVA DEL DRAGO Negli anni successivi secondo gli inquirenti il clan è riuscito ad allungare i suoi tentacoli anche oltre i confini calabresi, mentre la rete di alleanze tessute sul territorio in chiave anti Mancuso ha avuto un ruolo chiave negli equilibri della geografia criminale vibonese e nelle faide esplose negli ultimi anni sia sull’asse Stefanaconi-Piscopio che nelle Preserre insanguinate dallo scontro tra i Loielo e gli Emanuele. Nel frattempo, nell’ottobre del 2007, la Dda di Catanzaro ha fatto scattare l’operazione “Uova del drago”, incentrata proprio sulla potente famiglia di Sant’Onofrio. Ma dopo le condanne in primo grado, le assoluzioni in appello e l’annullamento con rinvio da parte della Cassazione, a giugno i cinque principali imputati (i fratelli Pasquale e Domenico Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri e Antonio Patania) sono stati assolti dall’accusa di associazione mafiosa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. Nonostante le assoluzioni, però, secondo i magistrati della Dda di Catanzaro le risultanze di quel procedimento «potranno e dovranno avere una valenza probatoria» anche negli sviluppi dell’inchiesta “Conquista” che ha portato nuovamente in carcere i vertici del clan di Sant’Onofrio.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it

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