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Infezioni sospette all'ospedale di Cosenza

COSENZA È allarme infenzioni all’ospedale di Cosenza. Alcuni pazienti – come «documentalmente evincibile dalle cartelle cliniche» – che hanno ricevuto trattamenti sanitari, anche nelle sale operato…

Pubblicato il: 15/12/2016 – 15:23
Infezioni sospette all'ospedale di Cosenza

COSENZA È allarme infenzioni all’ospedale di Cosenza. Alcuni pazienti – come «documentalmente evincibile dalle cartelle cliniche» – che hanno ricevuto trattamenti sanitari, anche nelle sale operatorie dell’Annunziata si sono rivolti allo studio legale Coppa che sta cercando di fare luce su quanto accaduto. 
Le vicende, che risalgono al periodo compreso tra giugno e ottobre di quest’anno richiamano alla memoria la gravissima vicenda che ha visto coinvolti due pazienti – Cesare Ruffolo (deceduto) e Francesco Salvo – dal giugno al luglio del 2013 mediante la somministrazione di sacche di sangue risultate contaminate da Serratia marcescens – non può dirsi conclusa.
In questo caso i tre pazienti hanno fatto ricorso – per motivi diversi e di salute – agli ambienti ospedalieri e specificatamente alle sale operatorie dell’Annunziata, sequestrate con facoltà d’uso a metà novembre su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo, a causa di «…evidenti rischi di contaminazione derivanti dalla promiscuità del ciclo sporco pulito, dalla presenza di locali adibiti a stoccaggio di rifiuti speciali in aree non previste nonché dal mancato rispetto dei parametri microclimatici e microbiologici previsti con la pressurizzazione delle sale operatorie…».
Due di loro sono deceduti per shock settico a causa di setticemia per gravi infezioni, il terzo – fortunatamente – è rimasto in vita ma con gravissimi postumi altamente invalidanti per infezione da Serratia marcescens.
«La gravità di questa nuova emergenza, confermata da dati documentali, – affermano gli avvocati – è legata al fatto che, ancora oggi, dopo tutti gli interventi effettuati a seguito della setticemia di Francesco Salvo e del decesso di Cesare Ruffolo (per i quali è pendente un processo dinanzi al Tribunale di Cosenza a carico di medici e vertici dell’Azienda ospedaliera di Cosenza) – le circostanze e le infezioni dei pazienti del 2013 sono praticamente sovrapponibili a quelle del 2016 oltre ad altre specie di batteri in quanto – anche in questo caso – le vittime hanno contratto un batterio nosocomiale gram positivo che – se non curato o tempestivamente identificato – conduce al decesso».
Dalla documentazione clinica consegnata dai familiari delle vittime agli avvocati Massimiliano Coppa e  Paolo Coppa che – con i legali Luigi Forciniti e Marianna De Lia unitamente a un qualificatissimo team di medici legali e infettivologi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma – è sotto la lente di ingrandimento – sotto un aspetto fattuale e scientifico – emergerebbero tutti i vari passaggi e gli ultimi minuti di vita delle vittime. Questo accertamento è fondamentale per scongiurare il gravissimo sospetto di eventuali contaminazioni in ambienti che – per definizione – dovrebbero essere asettici, ma che – dalla documentazione – potrebbero rappresentare un grave rischio per la salute dei cittadini. Lo studio legale Coppa ha preparato un accurato dossier che verrà, poi, depositato dagli avvocati all’Autorità giudiziaria «per ogni valutazione di eventuali condotte violatrici di protocolli, oltre che di norme di prudenza e di garanzia che caratterizzano l’atto medico improntato agli obblighi di affidamento e protezione, che – allo stato – in via cautelare – quantomeno ai fini di una stratificazione del rischio e in caso di conferma delle ipotesi lesive emergenti dai documenti – può definirsi deficitario e difettuale».

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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