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Gratteri: «I sacerdoti rifiutino offerte dubbie»

CATANZARO «Sì, qualcosa è cambiato dalle parole di Francesco in Calabria: il Papa, contravvenendo a convenzioni e rituali, ha strappato il discorso preparato e ha parlato a braccio. Ed è andato olt…

Pubblicato il: 01/02/2017 – 14:47
Gratteri: «I sacerdoti rifiutino offerte dubbie»

CATANZARO «Sì, qualcosa è cambiato dalle parole di Francesco in Calabria: il Papa, contravvenendo a convenzioni e rituali, ha strappato il discorso preparato e ha parlato a braccio. Ed è andato oltre sia alle parole di papa Wojtyla nella valle dei Templi ad Agrigento che alle frasi di papa Ratzinger nella sua visita a Lamezia. Francesco per la prima volta, più che ai mafiosi, si è rivolto ai vescovi e agli uomini di Chiesa. Da allora vedo le posizioni di alcuni vescovi molto più chiare e determinate contro la criminalità organizzata». Nicola Gratteri non è mai stato tenero rispetto al rapporto tra chiesa e ‘ndrangheta. Il suo libro (scritto assieme ad Antonio Nicaso) Acqua santissima gli ha procurato qualche antipatia negli ambienti ecclesiali. Il magistrato, in un’intervista a Famiglia cristiana, spiega che qualcosa è cambiato.
«Ci sono pastori – dice – che stanno prendendo posizioni molto ferme, per esempio il vescovo di Catanzaro, monsignor Bertolone, che parla molto chiaramente ed è molto attento. Intervenendo su certe dinamiche non chiare sta indubbiamente contribuendo al cambiamento, è un vescovo coerente rispetto al suo compito e alla sua funzione. Ma in Calabria ci sono anche molti preti impegnati e che operano in questi territori seriamente e in punta di piedi».
Ci sono interventi concreti: «I miglioramenti sono per esempio nella maggiore attenzione alle processioni, una volta affidate alle confraternite e dunque difficilmente controllabili, e ora sottratte al loro esclusivo controllo». Per clan molto attenti ai simboli, il santuario di Polsi era un punto di riferimento. Era, perché adesso gli incontri chiave si fanno altrove: «A Polsi non ci sono più quelle riunioni di centinaia di ‘ndranghetisti che intorno al santuario della Madonna, in occasione soprattutto della festa di settembre, ratificavano nomine e incarichi, non sono più avvenute le mega-riunioni in cui si decidevano strategie da seguire, si facevano i programmi e gli organigrammi, come avvenne nel 1969. Ora i vertici si tengono in alberghi o ristoranti, e le occasioni per stringere alleanze sono matrimoni, battesimi. La Chiesa oramai è lontana dai circuiti di potere per cui alle mafie interessa poco. Gli ambiti sono la politica, le amministrazioni, l’economia».
Ciononostante, secondo Gratteri, la Chiesta «dovrebbe essere complessivamente più dura. Se vuoi essere accolto nella casa di Dio ti devi pentire, devi creare un muro tra te e tutto quello che ha a che fare con la malavita organizzata. La Chiesa dovrebbe applicare regole certe: se sei notoriamente un capomafia non devi presentarti in chiesa ed elargire somme di danaro per ristrutturare parrocchie. Credo che i preti non dovrebbero accettare la carità se la provenienza del denaro è dubbia».
Poche indicazioni chiare, come quella sul futuro della Procura che guida da alcuni mesi. Sulla quale Gratteri ha un’idea precisa: quella «di ristrutturare tutto, di farla diventare una grande Procura, di farla uscire dalla palude melmosa in cui è stata per anni». Il magistrato, come è possibile leggere qui, ha successivamente smentito di aver pronunciato questa frase nel corso dell’intervista. 

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