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CALABRIA CORROTTA | Salerno risponde al gip per un'ora

CATANZARO Non si sono sottratti agli interrogatori di garanzia i tre principali indagati nel procedimento “Robin Hood” che giovedì scorso ha aperto le porte del carcere per nove persone tra politic…

Pubblicato il: 04/02/2017 – 10:50
CALABRIA CORROTTA | Salerno risponde al gip per un'ora

CATANZARO Non si sono sottratti agli interrogatori di garanzia i tre principali indagati nel procedimento “Robin Hood” che giovedì scorso ha aperto le porte del carcere per nove persone tra politici, funzionari regionali, imprenditori e avvocati. Tra questi spicca il nome di Nazzareno Salerno, all’epoca dei fatti assessore regionale al Lavoro (e, prima dell’arresto, consigliere regionale). Salerno, arrestato a Verona e detenuto nel carcere della città veneta, difeso dall’avvocato Vincenzo Genaro, ha fornito al giudice la sua versione dei fatti, rispondendo ad un’ora circa di interrogatorio.
Anche Pasqualino Ruberto, ex presidente della fondazione Calabria etica, «con estrema serenità ha affrontato tutte le problematiche contestate nell’ordinanza», ha detto il suo legale, l’avvocato Mario Murone. Punto per punto Ruberto, per un’ora, ha risposto alle accuse contenute negli atti di indagine mirando a dimostrare la «liceità del proprio comportamento». «La posizione di Ruberto è molto semplice da chiarire – ha aggiunto Murone – così come le contestazioni che gli vengono mosse sono assolutamente infondate».
Ha parlato e si è difeso dalle accuse che gli vengono mosse anche Vincenzo Caserta. Dal carcere di Vibo Valentia, l’ex direttore generale del dipartimento regionale Lavoro, ha affrontato l’interrogatorio di garanzia. Assistito dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Francesco Iacopino, Caserta ha chiarito la sua posizione fornendo dettagli utili a stabilire la rilevanza delle sue condotte «improntate al rispetto assoluto della legge». L’ex dg del dipartimento Lavoro è accusato di abuso d’ufficio nell’ambito di una inchiesta mirata a far luce sulla distrazione di fondi comunitari destinati al “Credito sociale” e che, secondo l’accusa, sono stati sottratti ai veri destinatari, le famiglie più disagiate, e adoperati per scopi personali.  Un piano che sarebbe stato ben congegnato dall’ex assessore al Lavoro Nazzareno Salerno il quale avrebbe esercitato una pressione continua nei confronti dei dirigenti del proprio assessorato, per imporre scelte che gli avrebbero garantito ampia discrezionalità nella gestione del progetto Credito sociale e dei relativi fondi comunitari. Questo anche grazie alla presunta complicità di Vincenzo Caserta, all’epoca direttore generale reggente del dipartimento di riferimento dell’assessorato, e di Pasqualino Ruberto, all’epoca presidente della fondazione Calabria etica.  Per raggiungere l’obbiettivo e distrarre i fondi – hanno ricostruito i militari del Nucleo investigativo di Catanzaro e le fiamme gialle del comando provinciale di Vibo Valentia – era necessario esternalizzare il servizio, sottraendolo all’ente in house della Regione, Fincalabra. È sempre Salerno, rilevano gli investigatori, ad affidare la procedura per assegnare il servizio di esternalizzazione a Vincenzo Caserta, che gli inquirenti considerano la longa manus dell’ex assessore. A quel punto è Caserta ad affidare la gestione dello strumento di ingegneria finanziaria alla fondazione Calabria Etica (in realtà priva di competenze e dei requisiti per la gestione di uno strumento finanziario di microcredito). In otto giorno da Calabria Etica il servizio passa alla esterna Cooperfin. Queste le fasi salienti del presunto illecito ricostruite meticolosamente dagli inquirenti. Sabato Vincenzo Caserta ha fornito la sua versione dei fatti e dettagli utili a chiarire la sua posizione all’interno dell’ingranaggio sull’affaire “Credito sociale”.
Non ha invece risposto Gianfranco Ferrante, titolare del locale vibonese “Cin Cin Bar”, comparso stamani davanti al gip di Vibo Valentia, assistito dall’avvocato Francesco Sabatino. Ha risposto al gip anche Vincenzo Spasari, funzionario di Equitalia, assistito dagli avvocati Nicola D’Agostino e Angelo Spasari, così come Claudio Isola, difeso anche lui dall’avvocato Spasari. Sia il gip di Vibo che quello di Verona, una volta conclusi gli interrogatori, si sono dichiarati funzionalmente incompetenti trasmettendo gli atti al collega di Catanzaro che ha emesso l’ordinanza dell’inchiesta “Robin Hood” sulla scorta delle risultanze investigative di carabinieri e guardia di finanza, coordinati dalla Dda di Catanzaro.  

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

 

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