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L'enorme potere dalla burocrazia

In Italia ed in Calabria è più forte la politica o la burocrazia? Un tempo, senza ombra di dubbio, la politica non dava alcuno spazio ai burocrati di primo o di secondo livello. Era il parlamentare…

Pubblicato il: 06/03/2017 – 9:29

In Italia ed in Calabria è più forte la politica o la burocrazia? Un tempo, senza ombra di dubbio, la politica non dava alcuno spazio ai burocrati di primo o di secondo livello. Era il parlamentare o, meglio, il sottosegretario ed, ovviamente il ministro a dettare le regole, a decidere, a imporre le proprie determinazioni. E questo perché non era facile raggiungere il Parlamento, ma una volta raggiunto, non c’era nessuno a mettersi di traverso, rispetto alle decisioni del Capo. Anzi era il capo a dire le cose di cui aveva bisogno ed il burocrate stava lì, al Ministero, tutta notte, a individuare la soluzione confacente ai desiderata del Capo.
Oggi, probabilmente perché la politica è assai debole – basti pensare al numero delle formazioni politiche, che superano il numero di venti – i burocrati, alti o medio alti, si permettono il lusso o di non eseguire l’ordine ricevuto oppure di prendere tempo, se non addirittura a convincere l’assessore di turno che l’impostazione richiesta è da cambiare! E questo, secondo Angelo Pianebianco, perché si sono costituiti centri di potere, amministrativi e giudiziari, che hanno svuotato la classe politica di ogni capacità decisionale. Ammenocché non ci sia un interscambio di favori, tu dai una cosa a me, io do una cosa a te! I burocrati, assai spesso inamovibili e, quindi, detentori veri del potere decisionale, sia con vertici politici di centro destra o di centro sinistra, si consentono il lusso di “dimostrare” al loro capo, che a decidere sono loro, o al massimo insieme. Altrimenti non si spiegherebbero quanti fratelli, mogli, figli di dirigenti lavorano per esempio alla Regione, nel nostro caso la Calabria. Basta fare un giro alla Cittadella e prima a Via De Filippis o a Palazzo Alemanni per rendersi conto di questa triste verità.
E questo mentre chi ha titoli di studio di livello superiore non solo non riceve risposta alcuna ai curricula inviati, ma è costretto ad andare via. Anche se ha 110 e lode alla laurea, anche se ha specializzazioni in economia, comunicazione, arte e cultura. Nessuno interviene, spesso neanche con la raccomandazione scarica. Se invece è carica (di voti) se ne può discutere, pur dovendo aspettare per non dare l’impressione di aver ubbidito alla segnalazione potente.
Questo vale per la Regione, le Province, i Comuni e gli enti “collegati” o “in house”, come hanno imparato a dire e a fare. Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri, nella loro ultima fatica “I signori del tempo perso” si sono detti convinti che, in tutto il Paese, il potere si sia spostato dalla politica alla burocrazia. E, ad esempio, hanno portato il tentativo di riforma della pubblica amministrazione. Si voleva colpire l’inamovibilità dei dirigenti ma la riforma è stata bloccata da “un fuoco di sbarramento” dei veri reggitori dello Stato, cioè Consiglio di Stato, Corte costituzionale. E questo perché la burocrazia non fa riformare da nessuno. Giavazzi e Barbieri , sul Corriere della Sera, con il commento di Angelo Pianebianco, hanno parlato di guerra sorda scatenata dai burocrati, contro il governo Renzi. E dell’inefficienza e della lentezza della giustizia civile vogliamo parlarne? Non v’è chi non sappia quanti anni passano prima che una perimetrazione, un presunto abuso edilizio, uno sconfinamento possa essere avviato a soluzione. Secondo i due docenti universitari, negli ultimi anni, la situazione, anziché migliorare, è peggiorata. Perché? Perché l’eccesso di regole apre grandi spazi per la corruzione: “Più regole, più margini di manovra per le attività di corruttela”. “Nulla da fare?”. Forse no! Ahimè! A parte il disinteresse del cittadino che per risolvere un proprio problema ha compreso che deve rivolgersi all’usciere piuttosto che all’alto burocrate , l’amministrazione non ha alcun interesse a permettere un nuovo rafforzamento della politica. Se appare qualcuno che si impegni a parlare di restituire il primato alla politica, la burocrazia si coalizza e lo combatte, alle spalle (davanti non ne ha i coraggio!) senza quartiere.
Una politica debole, come, ahinoi, è quella di oggi e quanto di meglio ci sia! Non devi chiedere permessi, ti fai o ti inventi le missioni che vuoi, ricorri all’escamotage sempre perfettibile dei “furbetti del cartellino”, chiudi uno se non tutte e due gli occhi, vai a fare promozione turistico alberghiera ai Caraibi o in Brasile…… Insomma chi non ha avuto la benedizione della Croce, la porta sulle spalle e, come Amatore Sciesa, dice «tiremm innanz» andando al patibolo.

*giornalista

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