Delitto Lacaria, la salma restituita alla famiglia
SPADOLA Si svolgeranno mercoledì pomeriggio alle 16, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Spadola, i funerali di Bruno Lacaria, il commercialista 52enne scomparso la mattina dell’8 febbraio sc…

SPADOLA Si svolgeranno mercoledì pomeriggio alle 16, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Spadola, i funerali di Bruno Lacaria, il commercialista 52enne scomparso la mattina dell’8 febbraio scorso e ritrovato cadavere nei boschi di località “Lacina”, al confine tra Vibonese e Catanzarese, 19 giorni dopo. Dopo una lunga attesa, dunque, i parenti potranno dare una degna sepoltura alla salma dell’uomo, che in queste ore è stata restituita alla famiglia – rappresentata dall’avvocato Raffaele Barbara – su disposizione della Procura di Vibo dopo un lungo periodo di accertamenti medico-legali probabilmente mirati alla ricerca di tracce di eventuali complici. La famiglia di Lacaria ha espressamente richiesto di non ricevere fiori per i funerali del proprio caro ma di devolvere una donazione all’associazione “Gianmarco De Maria” di Cosenza, che offre la propria azione di volontariato a favore dei bambini ricoverati in ospedale.
A confessare l’omicidio di Lacaria è stato Giuseppe Zangari, commerciante 46enne di Spadola, e amico della vittima, che ha indicato agli inquirenti il luogo in cui è stato poi ritrovato il corpo senza vita del commercialista. Zangari, attualmente in carcere perché destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Vibo per omicidio volontario e false dichiarazioni rese al pm, ha raccontato di aver colpito l’amico 52enne con un bastone al culmine di una lite. Circostanza, questa, che sembrerebbe confermata dall’autopsia, effettuata l’1 marzo scorso dal medico legale Katiuscia Bisogni, durante la quale è stato riscontrato un ematoma alla testa che ha causato l’emorragia cerebrale risultata fatale alla vittima.
Il giorno successivo alla scomparsa di Lacaria, Zangari aveva raccontato di essere stato vittima di un tentativo di avvelenamento all’interno di un magazzino di sua proprietà, dove sarebbe stato costretto a bere del pesticida da due individui armati e con il volto coperto. In realtà, però, secondo gli inquirenti – le indagini dei carabinieri di Serra San Bruno sono coordinate dalla pm Filomena Aliberti – si sarebbe trattato di una «messinscena». Ma restano ancora tutti da chiarire sia i motivi che hanno indotto il commerciante a uccidere l’amico, sia la dinamica stessa dell’omicidio.
s. pel.