"Free spirits", repliche "garbate" e offese gratuite sui social
L’associazione sportiva Free spirits, paradossalmente “omaggiata” in consiglio regionale nonostante i suoi dirigenti siano imputati per aver installato un hotel clandestino in un bene sequestrato, se…
L’associazione sportiva Free spirits, paradossalmente “omaggiata” in consiglio regionale nonostante i suoi dirigenti siano imputati per aver installato un hotel clandestino in un bene sequestrato, sembra essere usa ad utilizzare due registri comunicativi.
Il primo, più urbano, viene usato per tentare di replicare alle notizie pubblicate dal Corriere della Calabria. Il secondo invece viene utilizzato sui social per arringare soci e amici. E così, il signor Vincenzo Tornabene – su facebook registrato come Vincenzo Equilibrio – non esita a scrivere: «Ennesimo attacco mediatico alla freespirit. Gratuito, impreciso e falso! Prima o poi qualcuno smetterà di pagare mazzette e altri di servire come vermi».
Essendo il Corriere l’unica testata ad aver documentato l’omaggio reso dal consigliere regionale Francesco Cannizzaro al Freespirits, non è difficile intuire a chi si riferisse Tornabene. A scanso di dubbi, Tornabene subito dopo aggiunge «mazzettari mandano articoli e i lecchini pubblicano, tutto nella norma, anzi meglio, perché “cane morto, nessuno lo bastona” ed io non muoio mai». Gli fa eco la compagna, Giuliana Lovecchio – insieme a Tornabene e al terzo socio, Vincenzo Tripodi imputata per abuso d’ufficio, truffa e altri reati – che su facebook scrive «la mia cara vecchia nonna diceva “cu non voli mi sciorba”.
Altri vecchi saggi erano soliti ricordare anche che «le bugie hanno le gambe corte», al pari di false accuse, bieche insinuazioni e insulti. Soprattutto se tutto viene messo nero su bianco sulla pubblica piazza dei social, facilmente individuabili e altrettanto facilmente smentibili. O forse i signori Tornabene e Lovecchio intendono sostenere di non essere imputati in un procedimento penale? Eppure nella “replica” inviata al Corriere della Calabria non osano mettere in discussione il dato, anzi ammettono che si tratta di «una vicenda che risale a due anni orsono e che ha coinvolto l’associazione sportiva “Free Spirits”».
Come indicato nel pezzo pubblicato dal Corriere della Calabria, specificano che il giudizio di primo grado è in corso, salvo poi lamentarsi di un presunto accanimento mediatico contro un’associazione che «cerca di valorizzare le potenzialità del territorio, assumendo iniziative che possano coinvolgere tutti, ma si creano sempre situazioni appositamente ambigue per mettere in cattiva luce il suo operato. Denunce “anonime”, controlli da parte di diversi inquirenti, articoli pubblicati con strana cadenza su vari portali, e sempre sugli stessi avvenimenti. Eppure, le forze di polizie e la magistratura ne hanno di problemi seri da risolvere a Reggio Calabria».
Allo stesso modo, dal Free spirits lamentano che «quando la stessa associazione si prodiga per fini sociali, nessun articolo viene scritto, nessun giornalista spulcia alla ricerca dello scoop, quando dal conto dell’associazione partono bonifici verso altre associazioni (350 euro per Dacci una zampa nella estate 2016) (40 per salvare un cavallo, 2017 oltre l’offerta di ricovero presso la struttura che vanta uno spazio di oltre 10.000mq) o ancora quando collabora con l’Unicef donando tutti i proventi della manifestazione “traversata dello stretto”».
Infine, l’associazione non trova di meglio da fare che insultare giornalisti, inquirenti e parti offese nel procedimento in cui i suoi tre dirigenti sono imputati, sottolineando che il signor Antonio Surace «oltre ad essere dal nostro punto di vista l’unico responsabile dei reati a noi contestati, è sicuramente l’unico ad avere una condanna definitiva per truffa e bancarotta, che l’attenta e scrupolosa giornalista non ha menzionato, esattamente come gli inquirenti che, dopo mesi di intercettazioni, pedinamenti, foto e indagini, per poter formulare 4 reati minori, hanno trovato in lui e nei familiari del Campolo, titolare della Villa in gestione, gli unici testimoni».
E tutto questo per rivendicare che il circolo di Punta Pellaro in cui l’associazione opera non è abusivo – cosa mai affermata in alcuna sede – per poi chiedere di «distinguere l’attività sportiva a mare da quella in montagna, così come associare la dovuta differenza tra circolo ed attività». Non è stata forse la medesima associazione Free Spirits, rappresentata di fatto e legalmente dal medesimo direttivo, a chiedere l’assegnazione della villa sequestrata a Campolo a Gambarie? E non ha fatto leva sull’esperienza pregressa per ottenerla?
Al netto dei tentativi del Free spirits di far confusione, quello che il Corriere della Calabria ha correttamente raccontato è che attualmente c’è un processo a carico Giuliana Lovecchio, Vincenzo Tornabene e Vincenzo Tripodi in qualità di «soci e dirigenti di fatto e di diritto dell’associazione Free Spirits», accusati di aver abusivamente trasformato un immobile sequestrato in un hotel clandestino e altri reati. Contestazioni formulate dalla Procura della Repubblica, non dalla testata. Una circostanza che diventa attuale e di pubblico interesse quando uno degli imputati viene portato a modello esattamente in veste di dirigente dell’associazione.
Né la beneficenza (c’è bisogno di sbandierarla?), né gli eventuali meriti sportivi bastano a cancellare o soprassedere su fatti concreti, tanto meno sembra utile allo scopo alludere a non meglio precisate macchinazioni, o lasciar intendere un presunto coinvolgimento istituzionale, sottolineando che «le forze di polizie e la magistratura ne hanno di problemi seri da risolvere a Reggio Calabria».
Sebbene la cosa possa disturbare, in Italia continua a vigere il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e i reati – a detta dei finanzieri che hanno persino arrestato in flagranza il signor Vincenzo Tornabene, dei pm che hanno indagato e del gip che ha rinviato a giudizio i tre indagati – ci sono. Sono cristallizzati in sei capi di imputazione, contestati «in concorso e in esecuzione del medesimo disegno criminoso», a Lovecchio, Tornabene e Tripodi.
Al riguardo decideranno i Tribunali (penali) e nessuno ha voluto anticiparne le determinazioni, tanto meno ha creato «situazioni appositamente ambigue per mettere in cattiva luce» l’operato del circolo. Non ce n’è alcun bisogno. Quanto raccontato è tutto documentato e documentabile carte alla mano.
Curioso – se non politicamente e socialmente grave – è che tutto questo non sia ritenuto rilevante da un uomo delle istituzioni, il consigliere regionale Francesco Cannizzaro. È stato lui «su richiesta dell’associazione sportiva» – confermano dal Free spirits – ad invitare a Palazzo Campanella uno dei dirigenti (che in tale veste è imputato) per magnificarne le attività. Il motivo di tanta disponibilità non è dato sapere. Su questo Free spirits nulla dice, ed è un peccato. Sarebbe davvero interessante da approfondire.
