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JONNY | Gratteri: migranti a digiuno per ingrassare la cosca – VIDEO INTERVISTA

CATANZARO È quanto avvenuto al Cara di Sant’Anna la parte più avvilente e scandalosa dell’indagine “Jonny”, operazione interforze coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta da carabinieri, polizi…

Pubblicato il: 15/05/2017 – 12:57
JONNY | Gratteri: migranti a digiuno per ingrassare la cosca – VIDEO INTERVISTA

CATANZARO È quanto avvenuto al Cara di Sant’Anna la parte più avvilente e scandalosa dell’indagine “Jonny”, operazione interforze coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta da carabinieri, polizia e Guardia di finanza. Un nome me scelto non a caso, “Jonny”, dedicato alla memoria di un carabiniere stroncato da un male incurabile che usava questo nome in codice e che stava indagando sulle mani delle mafie sul Cara di Isola. Circa 32 milioni di euro sono stati distratti al loro uso, ossia l’assistenza ai migranti e finiti nelle tasche della cosca Arena grazie ai raggiri dei vertici della Misericordia, come il governatore Leonardo Sacco. 
«Siamo riusciti a dimostrare – ha spiegato il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri – come all’interno del Cara di Sant’Anna siano accadute delle cose veramente tristi. Prendiamo, ad esempio 500 immigrati che devono mangiare a mezzogiorno, arrivano i pasti per 250 immigrati, 250 restano digiuni e mangeranno la sera, se arriveranno in tempo, altrimenti mangeranno il giorno dopo. Nel frattempo il presidente della Misericordia (Leonardo Sacco, nda), il prete (Edoardo Scordio, nda) e la cosca Arena si ingrassano per milioni di euro. Con quei soldi comprano teatri, cinema, macchine di lusso e barche di lusso. Il tutto sulla pelle di questi disgraziati. Il Cara era diventato un grosso business per la ‘ndrangheta per milioni di euro».
Ma i reati contestati ai 68 fermati e ai 16 indagati non si limitano al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Il provvedimento di fermo conta almeno 150 pagine di capi di imputazione. Ci sono molteplici altri aspetti riguardo all’indagine “Jonny”: dalle estorsioni che avevano preso a vessare non solo gli imprenditori di Isola ma che si erano estese anche alla fascia ionica di Catanzaro. C’è l’aspetto dei giochi on line, tramite una società maltese controllata dalla ‘ndrangheta che riesce a gestire i giochi on line per milioni di euro. 

UNA GALASSIA DI COSCHE «Isola Capo Rizzuto non è una cosca ma una galassia di cosche», esordisce il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. «Basti pensare che fino alla prima decade del 2000 si sono contesi il territorio anche a colpi di bazooka. Intorno al 2004/2005 scoppia la pace perché sono arrivati i fondi per l’accoglienza e quindi si è capito che la guerra diventava controproducente perché i soldi c’erano per tutti, bastava saperseli spartire». Le estorsioni agli imprenditori sono uno dei business più proficui per la cosca. Ma non tutti gli imprenditori sono vittime, ci sono anche i compiacenti. «Questa indagine – spiega Luberto – è figlia di un lungo lavoro e abbiamo avuto modo di verificare che c’è un’imponente serie di imprenditori che si collocano secondo lo schema dell’imprenditore compiacente perché essere riconosciuti come imprenditori amici significa una implementazione del portafoglio clienti».
C’è anche il traffico dei reperti archeologici che offre uno spaccato inquietante di quanto le mani della cosca si fossero estese a tutte le attività proficue. A Isola, ricca di reperti, questi vengono destinati al mercato clandestino.

CATANZARO NON È UN’ISOLA FELICE «Catanzaro non è un’isola felice – ha affermato il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto –. Catanzaro è stata dominata prima dalla cosca Grande Aracri, immediatamente dopo è emerso quanto gli Arena stessero imponendosi. C’è stata una stagione a Catanzaro di intimidazioni violente, più o meno simboliche, che seguivano il medesimo codice in modo che si riconoscesse il cambio di “regia” in corso». Un messaggio per imprenditori che erano costretti, con nuovo corso, a rivolgersi agli Arena.

IL CARA DI SANT’ANNA «Il sistema di drenaggio del denaro è stato congegnato in maniera assai semplice», ha spiegato il procuratore aggiunto. La Misericordia è una Onlus, non può avere fini di lucro, il denaro dato alla Misericordia è stato girato ad alcune società che invece hanno fine di lucro dopo di che il denaro è finito, ancora, a società che hanno il compito di gestire la mensa. Grazie al lavoro certosino dei militari delle Fiamme gialle gli inquirenti sono riusciti a calcolare la cifra dei soldi distratti.
A fronte di una erogazione statuale di circa 100 milioni di euro, 32 milioni di euro sono finiti alla cosca Arena. E il sacerdote fermato ha avuto finanziamenti per 132 mila euro in un anno per «assistenza spirituale». Un capitolato d’appalto prevedeva che i profughi fossero dotati di giornali. Sono state analizzate dagli inquirenti una serie di note di debito da cui si evince che siccome i giornali si deteriorano, la Misericordia avesse preferiamo destinare questo denaro all’assistenza spirituale.
Non manca il reato d’usura. A fronte di un prestito di 4/500mila euro è stato acquisito un patrimonio immobiliare per diversi milioni di euro ove è stata allocata l’azienda che erogava i pasti.
Un altro dei problemi riscontrati riguardava l’erogazione dei pasti che avveniva in base al numero delle presenze. Però moltissimi degli extracomunitari durante il giorno non erano presenti perché andavano a lavorare in nero. Senza contare che, nonostante questo, non c’erano comunque pasti per tutti.
Tutta l’imprenditoria, da quello che emerge dalle indagini, sembra passare dalle mani di Sacco e della Misercordia, compresa la squadra di calcio (posta sotto sequestro) amministrata da Leonardo Sacco.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it