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Sanità, piatto ricco mi ci ficco

Piatto ricco mi ci ficco! Un detto da poker folkloristico che si adatta bene nella diatriba Scura-Urbani-Fatarella-Oliverio e chi più ne ha ne metta. Una disputa che fa audience e tanta rabbia, tan…

Pubblicato il: 11/06/2017 – 8:00
Sanità, piatto ricco mi ci ficco

Piatto ricco mi ci ficco! Un detto da poker folkloristico che si adatta bene nella diatriba Scura-Urbani-Fatarella-Oliverio e chi più ne ha ne metta. Una disputa che fa audience e tanta rabbia, tanto da impegnare la penna «cattiva» (dicunt) ma intelligente del direttore Pollichieni. Il tema in contesa è di interesse collettivo autentico, atteso che riguarda la copertura di centinaia di posti vacanti di quella sanità mantenuta a secco di personale allo scopo di garantire – attraverso i colpevoli vuoti di organico, responsabili dei maltrattamenti prestazionali subiti per anni soprattutto dalla povera gente – quelle coperture economiche altrimenti irrealizzabili. E i Lea? In Calabria sembrano non interessare ad alcuno! Da queste parti si fa, da sempre, politica sanitaria con le nomine dei direttori generali e dei «primari», con la gestione degli appalti e delle cooperative dal sapore di autentico caporalato, con i budget à la carte. Insomma, con tutto quello che con la salute c’entra poco o nulla. Vediamo lo stato delle cose, meglio della lite istituzionale, senza con questo entrare nel personale degli attori della tragedia che i calabresi bisognosi di cure stanno vivendo da anni, per colpa di tutti. Tutti litigano i numeri degli occupabili sollevando da una parte e dall’altra giustificazioni tecniche, molte delle quali infondate. Entusiasmante la gara dei numeri dell’occupazione all’orizzonte: alle circa 600 unità complessive di Scura, la stoccata di Urbani & Co. di 1.104! Il tutto al grido «ti faccio vedere io» in termini di aspettativa sociale, specie in un momento in cui si avvicinano le elezioni. Intanto, «il piatto piange», ovverosia il personale manca e a pagare le spese sono i cittadini! Il problema è a monte. È soprattutto quello di capire (finalmente) che ciò che si è fatto sino ad ora in Calabria è il peggio che si potesse fare, tale da temere l’incubo per ciò che accadrà. Il tutto da sette anni circa a cura di commissari titolari e di sub (che non sono quelli che vanno per mare), interessati spesso a risolvere vicende non di carattere generale. Personaggi, questi ultimi, ai quali qualcuno – che invero conosce poco la normativa che riguarda gli organi monocratici, tale è quello di commissario ad acta – vorrebbe attribuire potestas che nessuno può loro attribuire, nel senso di rendere indispensabile l’apposizione della firma degli «aiutanti di campo» pena l’inefficacia dei provvedimenti assunti dal titolari. Una modalità, questa, che sembra riportare nella conduzione della sanità calabrese un po’ quello che succede con il gioco “padrone e sotto”, ove quest’ultimo è l’unico a contare sotto la minaccia di fare ubriacare il sovrapposto che non si adegua ai suoi desiderata. A ben vedere, una vicenda che è espressione della bagarre istituzionale che tiene le redini della sanità calabrese, dove a contare sono l’improvvisazione, gli interessi delle parti in gioco, le missioni affidate ai commissari ad acta di facilitare i compiti agli amici e renderli impossibili agli avversari, la maladministration e la malasanità. Occorre che la Calabria esca subito dal commissariamento, a prescindere dalla perdurante sottoposizione al piano di rientro, e che la politica si attrezzi di quelle obiettive conoscenze che sappiano rendersi garanti di quella sanità che i calabresi sono costretti sempre di più a cercare fuori di casa, con tanti debiti personali al seguito. Ebbene sì, perché dietro ogni emigrazione della salute ai drammi della malattia si sommano, frequentemente, quelli dell’impoverimento delle famiglie, di sovente obbligate a prestiti di scopo onerosissimi  Qui ci vuole una assistenza sanitaria che restituisca alla gente comune, quella che ce la fa appena a vivere, quel diritto alla tutela della salute che la Costituzione le riconosce e i gestori, politici e/o commissariali, da sempre le negano.
Oggi si andrà al voto in tanti Comuni, spero proprio che gli elettori impegnati dimostrino di avere imparato a votare. Il modo per far capire ai prossimi che dovranno rinsavire, pena…!  

 

*docente Unical

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