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AMMINISTRATIVE | La Caporetto dei 5 Stelle

CATANZARO Il diktat di Beppe Grillo arriva nel cuore della notte: «Guai ad ammettere in pubblico che abbiamo perso. Ora tutti a difendere il nome e l’immagine del Movimento». Detto, fatto. Di buon …

Pubblicato il: 12/06/2017 – 10:31
AMMINISTRATIVE | La Caporetto dei 5 Stelle

CATANZARO Il diktat di Beppe Grillo arriva nel cuore della notte: «Guai ad ammettere in pubblico che abbiamo perso. Ora tutti a difendere il nome e l’immagine del Movimento». Detto, fatto. Di buon mattino tocca a Dalila Nesci metterci la faccia davanti alle telecamere: «Il nostro non è stato un flop. Avevamo contro i partiti che detengono il potere e tutto sommato siamo usciti bene». Non ingannino le dichiarazioni di prammatica. Ai piani alti del M5S serpeggia una certa delusione per l’esito di questa tornata elettorale. A Catanzaro, dove si giocava la madre di tutte le battaglie, il Movimento non ha superato nemmeno il 6%. Percentuale a sola una cifra come nemmeno nel peggiore degli scenari. Insomma, il messaggio di rottura non trova terreno fecondo in Calabria. Di più: quello registrata nel capoluogo calabrese è il secondo peggior risultato, a livello nazionale, conseguito dal M5S in questa tornata elettorale.
Le cose non vanno meglio negli altri piccoli Comuni. A conti fatti, i consiglieri eletti si contano sulle dita di una mano. Il fiore all’occhiello, nella debacle generale, è Amantea, dove i pentastellati eleggono due rappresentanti. Per il resto, pochissimi sorrisi: Luzzi, Pizzo e Villa San Giovanni gli altri centri dove il M5S sarà presente in consiglio comunale. 
Non è la prima volta che accade. Ogni volta che il M5S si è misurato in elezioni locali qui in Calabria i risultati non sono mai stati esaltanti. È certamente un problema più profondo rispetto a quello che potrebbe apparire a prima vista: qui, più che in altri territori, il Movimento non è stato in grado di favorire la crescita di una classe dirigente capace di competere con il personale politico prodotto dai partiti tradizionali.
E dunque, incassata l’ennesima delusione, ora è tempo di riflessioni. La guerriglia interna tra ortodossi e pragmatici è destinata a salire di livello. E l’immagine di Grillo festante dopo il ballottaggio di Roma appare un ricordo lontano.
Certo, sarebbe un errore dare per spacciati i pentastellati in vista delle Politiche. La battuta d’arresto di domenica scorsa non equivale a una loro certa sconfitta quando si voterà per il Parlamento. In casa M5S si guarda già ai prossimi appuntamenti elettorali. Da qualche giorno infatti, da quando è fallita la trattativa sulla legge elettorale, si pensa a un ritorno alle origini. «Basta fazioni e correnti», avrebbe riferito Grillo a chi ha avuto modo di parlargli a spoglio ancora in corso.
Il guaio, per loro, è che imparata la lezione, adesso i partiti tradizionali potrebbero convergere su un sistema elettorale che privilegi il maggioritario e, dunque, i collegi uninominali proprio per sfruttare le debolezze del loro principale competitor. Se così fosse ci sarebbe bisogno di candidati “forti” e radicati sul territorio. Proprio ciò che manca al Movimento 5 Stelle.

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it

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