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«Così non va»: i Ricostituenti del Pd vanno allo scontro

LAMEZIA TERME I Ricostituenti vanno allo showdown. Luogo: un hotel di Lamezia Terme. Giorno: il 25 settembre. Titolo a effetto (ma ancora provvisorio) della manifestazione: “Calabria: così non va”….

Pubblicato il: 06/09/2017 – 17:03
«Così non va»: i Ricostituenti del Pd vanno allo scontro

LAMEZIA TERME I Ricostituenti vanno allo showdown. Luogo: un hotel di Lamezia Terme. Giorno: il 25 settembre. Titolo a effetto (ma ancora provvisorio) della manifestazione: “Calabria: così non va”. Cos’è che non va? La Regione di Mario Oliverio, ovviamente, ma anche il Pd di Ernesto Magorno. Il nuovo movimento nato nel seno dem stavolta si mobilita per davvero con una grande chiamata a raccolta del popolo (dissidente) del Pd. Un gruppo ristrettissimo di Ricostituenti – tra cui l’ex governatore Agazio Loiero, il consigliere regionale Carlo Guccione, Demetrio Naccari Carlizzi, Mario Franchino e Peppino Vallone –, riuniti stamattina a Lamezia, hanno deciso di passare all’azione proprio nei giorni più caldi per la giunta regionale e il partito, quando ormai mancano poche ore alla Festa dell’Unità di Belvedere Marittimo e all’avvio del “Cantiere Calabria” dell’Unical, una sorta di “Leopolda” calabrese che Oliverio ha voluto al chiaro scopo di valorizzare (e pubblicizzare) quanto fatto in questa prima metà di legislatura. 
Saranno entrambi appuntamenti in qualche modo apologetici, durante i quali verranno fatti splendere i presunti risultati raggiunti dal Pd regionale e dalla giunta. Qui sta il punto: per i Ricostituenti non c’è nulla da celebrare, anzi. Tutti hanno concordato su un’analisi (impietosa): va tutto male, la Calabria vive una situazione difficilissima e il Pd viene gestito come fosse un partito-famiglia. Nessuno è arrivato a dire che il governatore dovrebbe dimettersi («dopotutto non è che in Regione ci sia tutto questo scintillio», dice ironico uno dei partecipanti); ma Magorno, Magorno probabilmente sì: davanti ai ripetuti insuccessi elettorali – a Cosenza, Vibo, Lamezia e Catanzaro – «avrebbe dovuto farsi da parte già da tanto tempo». 
Ecco, così non va. E la manifestazione del 25 settembre (il cui discorso di introduzione è già stato affidato a Naccari Carlizzi) servirà per dirlo apertamente, senza ipocrisie, pubblicamente. 

SVOLTA E TRASPARENZA Il movimento dei Ricostituenti, al cui interno hanno ormai trovato posto rappresentanti di tutto il territorio calabrese, chiederanno un vero cambio di passo in Regione e la massima trasparenza del partito nella gestione dei congressi provinciali d’autunno. Altrimenti – stamattina è stato ribadito con forza –, non sono escluse scelte «radicali». 
«L’adesione al Pd, in uno scenario di questo tipo, non sarebbe niente affatto scontata», osserva uno dei big che hanno partecipato alla riunione. Significa che la rottura è uno degli esiti possibili, anche alla luce di quanto sta avvenendo nel partito nazionale con il ministro della Giustizia Orlando tentato dalla scissione in caso di accordo tra Pd e alfaniani in Sicilia. Un’ipotesi che, dovesse realizzarsi, potrebbe avere effetti concreti anche in Calabria. Ma i Ricostituenti sono andati anche oltre, arrivando a ipotizzare liste autonome e a forte valenza civica in occasione delle regionali del 2019. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», commenta un altro “dissidente” dem.

RISCHIO C’è poco da scherzare, insomma: senza un’apertura di Oliverio e Magorno il partito rischia di sbriciolarsi, a pochi mesi dalle decisive politiche 2018. 
A individuare con nettezza il pericolo ci pensa Loiero: «In Calabria c’è una grande insofferenza, se continua così ci sarà un voto “a dispetto”, cioè contro il mutismo del partito e anche contro un certo tipo di immobilismo generale». L’ex governatore non punta il dito ma avverte: «Dico queste cose a favore del Pd, per cercare di poter salvare il salvabile; potremmo essere ancora in tempo».
Qualcun altro, invece, liquida la faccenda con una battuta: «Oliverio lancia il “Cantiere Calabria” e dice che dopo la semina arriva il raccolto: confonde l’edilizia con l’agricoltura, e questo la dice lunga su come siamo messi».

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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