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«Call&Call ha inviato le lettere di licenziamento a 129 lavoratori»

LOCRI «L’azienda Call&Call non ha intenzione di venire incontro ai lavoratori, e ha proceduto all’invio delle lettere di licenziamento che coinvolgeranno 129 famiglie calabresi e, in un comunic…

Pubblicato il: 22/09/2017 – 14:28
«Call&Call ha inviato le lettere di licenziamento a 129 lavoratori»

LOCRI «L’azienda Call&Call non ha intenzione di venire incontro ai lavoratori, e ha proceduto all’invio delle lettere di licenziamento che coinvolgeranno 129 famiglie calabresi e, in un comunicato aziendale, denuncia le organizzazioni sindacali per aver proclamato scioperi e fatto ostruzionismo rimarcando la buona fede aziendale, che vive un periodo duro. Credo si debba avere proprio un pesante conflitto interiore tra arroganza, vittimismo, cattiveria e presunzione per scrivere una lettera così imbarazzante, vergognosa e falsa». È quanto afferma, in una nota, il segretario generale della Slc Cgil, Daniele Carchidi.
«Ma l’azienda – prosegue Carchidi – crede che in Calabria le persone hanno l’anello al naso? Reputa che l’esigenza di lavoro che ha un territorio possa far sopportare tutto? Se Call&Call ha queste convinzioni presto dovrà ricredersi pesantemente. È noto a tutti i dipendenti quanto accaduto in questi anni, un’azienda incapace e con scarsa volontà a voler trovare soluzioni per la diaspora di commesse e la fuga di attività da Locri. Mentre dall’altra parte i lavoratori sacrificavano tempo, diritti e salario per restare attaccati al proprio posto di lavoro. Una fuga a pià riprese stigmatizzata da azienda e parti sociali. Oggi la stessa fuga dal territorio locrideo la mette in campo Call&Call dopo aver attinto a ogni forma di sostegno pubblico possibile e immaginabile dal 2008 ad oggi».
«Abbia il buon senso Call&Call di tacere – aggiunge il segretario di Slc Cgil – abbia lo stile di non alimentare ulteriore dolore e frustrazione per 359 lavoratori e per un intero territorio dilaniato dall’ennesima impresa che depreda fondi pubblici, illude una comunità e poi distrugge intere famiglie. Nel frattempo Call&Call si prepari a esser subissata di ricorsi, questi notificati a distanza perché alcune facce non vogliamo nemmeno vederle. In relazione all’ostruzionismo di cui ci accusa Call&Call nel provare a impedire la notifica a mano dei licenziamenti. Cosa pensava Call&Call? Che avremmo detto ai lavoratori di piazzarsi un bel sorriso sulle labbra e di andare incontro alla fine del proprio lavoro, magari ringraziando pure e scusandosi per il disturbo causato? Comprendiamo che Call&Call abbia in questi anni approfittato del bisogno atavico di lavoro che c’è in Calabria, ma non pensavamo fosse così intrinseco nella propria testa dall’immaginarsi pure che i lavoratori avrebbero fatto una colletta per fare un regalo di fine rapporto. Sappia Call&Call che quanto visto in questi giorni è niente in confronto a quanto ci sarà d’ora in poi. La vertenza Call&Call non si è chiusa, è appena iniziata».

DIOCESI: CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER UNA TERRA CHE LANGUE LA MANCANZA DI LAVORO «All’inizio di questo convegno su ‘I Nuovi stili di vita’ desideriamo unirci ai nostri 129 concittadini della Call&Call Locroj in via di licenziamento. Il licenziamento toglie loro fiducia e speranza. Come lo toglie a tante, a troppe, famiglie nella Locride, e in tutto il Meridione. No, non si può giocare sulla pelle dei lavoratori come fossero “pedine” di scambio!». È il testo di un messaggio letto in apertura dei lavori del convegno pastorale della Diocesi di Locri-Gerace. «Esprimiamo loro – prosegue il messaggio tutta la nostra solidarietà e chiediamo più giustizia per la nostra terra che langue per la mancanza di lavoro. Con il lavoro non si tratta solo di assicurarsi un mensile quanto di difendere la propria dignità. Senza lavoro per tutti, non c’è dignità per tutti. Chi perde il lavoro, afferma Papa Francesco, e non riesce a trovarne un altro, sente che perde la dignità. E se è vero che il tasso di disoccupazione nella nostra Locride supera il 52%, vuol dire che i “senza dignità” sono la maggioranza della popolazione. Questo è insopportabile. Qui stanno venendo meno le ragioni per far festa. Le nostre feste popolari non possono essere veri momenti di gioia per tutti. Nelle famiglie dove ci sono disoccupati, non è mai veramente domenica e le feste diventano giorni di tristezza, perché manca il lavoro del lunedì. Per celebrare la festa, è necessario vivere il tempo del lavoro. L’uno scandisce il tempo e il ritmo dell’altra». «Di conseguenza – conclude il messaggio – il licenziamento dei 129 lavoratori della Call&Call offende tutta la nostra comunità, offende tutti noi: un filo di speranza che accompagnava tante famiglie s’è spezzato. Restare uniti nella solidarietà come stanno facendo i lavoratori della Call&Call è un bel segno per tutti. Siamo orgogliosi della dignità che essi ci stanno mostrando».

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