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L’orgoglio di Girifalco per il “suo” narratore

Dalle rive del lago Maggiore fino alle colline del Catanzarese, gli occhi scuri e affilati di Domenico Dara stillano la stessa, sincera emozione. Basta guardarli, e guardare chi gli sta attorno, pe…

Pubblicato il: 02/01/2018 – 9:31
L’orgoglio di Girifalco per il “suo” narratore

Dalle rive del lago Maggiore fino alle colline del Catanzarese, gli occhi scuri e affilati di Domenico Dara stillano la stessa, sincera emozione. Basta guardarli, e guardare chi gli sta attorno, per capire che quel microcosmo letterario che ha creato, popolato di personaggi tanto reali da sembrare che «ci camminino a fianco», è ormai diventato un mondo di cui, appena finite le pagine del libro, il lettore sente subito nostalgia.
Dopo aver vinto il  prestigioso Premio Stresa di narrativa 2017, l’autore di “Breve trattato sulle coincidenze” e “Appunti di meccanica celeste” ha chiuso il suo anno nel migliore dei modi, stretto nell’abbraccio della sua Girifalco, il paese da cui era partito poco più che ragazzino e che lo scorso 30 dicembre lo ha insignito della cittadinanza onoraria. Girifalco non è per Dara solo il luogo in cui è cresciuto e da cui è andato via senza mai allontanarsi veramente, ma è il posto dell’anima in cui sono ambientati i suoi primi due romanzi, Girifalco è la tela su cui ha dipinto intrecci di esistenze governate da leggi sconosciute e, altrimenti, destinate a finire tra le pieghe della storia. E che invece oggi, grazie alle sue narrazioni, sono diventate patrimonio del mondo.
Nella scuola media in cui si è riunito il consiglio comunale che – dopo gli interventi del presidente del civico consesso, Elisabetta Ferraina, dell’assessore alla Cultura, Elisabetta Sestito, del vicesindaco, Maurizio Siniscalco, del capogruppo dei “Democratici per Girifalco”, Mario Deonofrio e del sindaco, Pietrantonio Cristofaro – gli ha conferito la cittadinanza onoraria, Dara è arrivato circondato dai suoi affetti più cari. Ed è proprio sotto gli occhi della moglie Rosy, dei figli Francesco, Penelope e Cassandra, e di mamma Teresa, che il paese ha riversato tutto l’orgoglio e la gratitudine possibili sul suo narratore, sul figlio che ha fatto viaggiare l’anima di questo luogo ben oltre i suoi confini geografici. Portando la periferia al centro dell’universo.
«Pensavo che Girifalco non esistesse, invece esiste veramente. Lo scrittore – ha detto Dara durante la cerimonia – ha il compito di mettere insieme finzione e realtà. Mi sono dato un compito con la mia scrittura: raccontare la Calabria così com’è , e non come solitamente viene raccontata con i suoi antichi stereotipi. Per raccontare una Calabria diversa sono partito da Girifalco. La mia scelta non è solo affettiva ma poetica. Nel mio libro, Girifalco, attraverso un segno del compasso che il postino fa su un foglio, risulta al centro del mondo. Che significa? Significa che ogni uomo, ogni periferia può essere il centro del mondo. I miei libri sono un invito a vedere il mondo con occhi diversi. È la speranza che i lettori che leggono i miei libri, si trasformino essi stessi in scrittori. Ogni mio personaggio rappresenta un valore positivo o un difetto umano che si levi dall’invidia o dalla cattiveria. Tanti dei miei personaggi – ha concluso – ci camminano a fianco e non lo sappiamo. Anche di noi stessi non sappiamo nulla. I miei racconti cercano quella bellezza che ci può salvare davvero. Il buio è un atto transitorio della luce». 

s. pel.

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