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STIGE | Peppe “u bandito” che portava voti al clan

CATANZARO Giuseppe Spagnolo, detto “u bandito” viene considerato dagli inquirenti azionista della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Ha diversi compiti, alquanto dedicati. Azioni di sangue per r…

Pubblicato il: 09/01/2018 – 21:00
STIGE | Peppe “u bandito” che portava voti al clan

CATANZARO Giuseppe Spagnolo, detto “u bandito” viene considerato dagli inquirenti azionista della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Ha diversi compiti, alquanto dedicati. Azioni di sangue per risolvere conflitti insanabili, gestire il monopolio del pescato. Ma, soprattutto, «è impegnato nella raccolta del consenso, che svolge con metodo ‘ndranghetistico, in occasione delle competizioni  per l’elezione delle amministrazioni locali». Il controllo del voto da parte della cosca emerge notevole dalle indagini dell’operazione Stige, condotta dalla distrettuale antimafia di Catanzaro. Una ingerenza impressionante nel gestire il bacino di voti da preoccupare il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto che ha parlato di rischio per la libertà di voto. D’altronde in un territorio in cui si controllano le principali attività produttive, non è difficile immaginare che si controllino anche le preferenze elettorali.

IL SODALIZIO E IL CONTROLLO DEL TERRITORIO L’associazione armata di stampo ‘ndranghetista Farao-Marincola opera nei comuni di Cirò Marina, Cirò Superiore, Cariati, Torretta di Crucoli, Strongoli, Casabona, con diramazioni in Germania nel territorio dell’Assia e a Stoccarda, con ulteriori, importanti influenze nei restanti Comuni della provincia di Crotone e nei Comuni del litorale jonico della provincia di Cosenza grazie ad accordi con le famiglie: Trapasso di San Leonardo di Cutro, Grande Aracri di Cutro, Arena di Isola di Capo Rizzuto, Abbruzzese di Cassano, Acri di Rossano e Carelli di Corigliano. Gli affari che monopolizza, grazie alla sua forza intimidatrice, al controllo del voto e ai capitali che le permettono di stringere clientele, sono: l’offerta di pescato proveniente dalla flotta peschereccia stanziale nei porti di Cariati e Cirò; i servizi portuali di Cirò e Cariati; i servizi di lavanderia industriale; la distribuzione di prodotti alimentari;  la distribuzione di carta e plastica per alimenti; la raccolta e rigenerazione della plastica e dei cartoni; lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per il tramite di imprese controllate ed utilizzate fino alla loro espromissione dal mercato per effetto della cosiddetta interdittiva antimafia; la gestione dei servizi per l’accoglienza migranti;  la distribuzione di prodotti vinicoli controllata anche all’estero, specie in Germania, per il tramite di una cellula distaccata ivi operativa; i servizi di onoranze funebri; i prodotti da forno; la rivendita di semilavorati per pizze anche in Germania tramite associati ivi stanziali; la distribuzione di bevande; le agenzie ove si pratica il gioco on line e per il tramite di cosiddette slot machine; gli appalti pubblici e privati di tagli boschivi; gli appalti di servizi e per la gestione di beni amministrati dal Comune di Cirò Marina. E questo, raccontano le carte dell’inchiesta Stige della Dda di Catanzaro, che ha portato martedì a 169 misure cautelari, grazie alla connivenza degli amministratori locali.

 

SODALI E AMMINISTRATORI Prendiamo i fratelli Siciliani, Roberto, Mario e Nevio. Secondo l’accusa «si rendono intestatari di beni immobili, anche attraverso l’impresa “Ionica Immobiliare Srl” con sede a Cirò Marina, ed imprese per conto della consorteria, mettendo gli immobili a disposizione della consorteria, che vi installa attività imprenditoriali». Sopra ogni cosa, dicono le indagini, «rappresentano uno dei collanti con l’amministrazione comunale di Cirò e provinciale di Crotone». Nevio avrebbe goduto dell’appoggio della cosca in occasione delle comunali del 2006, arrivando a diventare assessore con deleghe importanti. In cambio avrebbe anteposto gli interessi della cosca a quelli del buon agire amministrativo. Domenico Bumbaca, il 18 febbraio 2008 confermava di aver avuto notizia diretta dell’appoggio fornito dagli ‘ndranghetisti cirotani a Nevio Siciliani, per il tramite di Giuseppe Spagnolo e dei sodali di fiducia di quest’ultimo «… in quel periodo là i cirotani, almeno la banda, diciamo, tra virgolette, di Peppe il bandito, di Spagnolo, ha portato a coso, a uno dei Siciliani, a Nevio, so il nome perché io giocavo a Cirò e li conosco, no, e hanno portato a Nevio Siciliani loro, a Cirò, a livello di politica …». Roberto Siciliani, poi, sarebbe stato appoggiato dalla consorteria alle amministrative del 2011. Eletto sindaco, avrebbe piegato l’operato della giunta al perseguimento degli interessi della cosca. Dal canto suo Mario Siciliani si è colluso con i plenipotenziari della consorteria per determinare l’elezione dei fratelli Nevio e Roberto. C’è poi Giuseppe Berardi che secondo gli investigatori «oltre a essere ingerito nella gestione dell’impresa di ‘ndrangheta che monopolizza servizi di lavanderia, la “Wash Plus Sas”, con sede a Cirò Marina, rappresenta il collante con la pubblica amministrazione comunale, avendo ricoperto incarico di consigliere, con importanti deleghe assessorili, nelle amministrazioni succedutesi negli anni 2006, 2011, 2016. In questo modo, anche per il tramite degli altri amministratori intranei al sodalizio, ordisce una politica amministrativa comunale che persegue, innanzitutto, gli interessi, imprenditoriali e non, della cosca “Farao-Maricola”». Giuseppe Farao, uno dei capi storici del locale di Cirò, dal carcere, dimostrava di essere al corrente persino di quanti consensi elettorali avesse riportato Berardi (indicato come «Giuseppe nostro»). Il bacino di voti, secondo Farao doveva essere di «…cinquecento voti… di più…».
Il grande eletto della cosca è però, Nicodemo Parrilla, sindaco di Cirò e presidente della provincia di Crotone, incarico, secondo gli inquirenti, «per il tramite delle pressioni ‘ndranghetistiche esercitate da Giuseppe Sestito e Francesco Tallarico sui consiglieri comunali della Provincia di Crotone, specie su quelli del Comune di Casabona». E a questo proposito c’è un’intercettazione tra Antonio Anania (tra i promotori della cosca) e Giuseppe Sestito (responsabile per la cosca del territorio di Cirò Superiore) che mette in risalto, secondo l’accusa, il bisogno di Parrilla di avere voti tra i pubblici amministratori (anche di altri comuni) chiamati ad esprimere la preferenza per l’elezione alla carica di Presidente della Provincia di Crotone. Parrilla si sarebbe rivolto a Sestito per raggiungere l’obbiettivo. «…Parrilla non ti ha detto niente?….omissis… Parrilla ti ha detto qualche cosa?…omissis…Siccome è candidato a Presidente della Provincia…omissis… E l’hanno candidato, mi ha detto, per i consiglieri, ha detto – “Gliel’hai detto? – ho detto –  “E ora glielo dico” – qui a Casabona che se vuoi parliamo con coso, hai capito?!…», dice Anania a Sestito, il quale, ricevuta la richiesta fa capire che si sarebbe adoperato, commentando, però, «…Sì, ma Parrilla troppe cose vuole fare!…». Il 12 gennaio 2017 Parrilla viene eletto presidente della Provincia di Crotone con il 62,2 per cento di consensi.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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