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«Aria irrespirabile nei pressi del depuratore»

COSENZA «Abito a circa 450 metri dall’impianto e sono esasperato dai cattivi odori che provengono dall’impianto di depurazione». Il tono delle dichiarazioni è sempre lo stesso. Non importa l’estraz…

Pubblicato il: 02/02/2018 – 16:05
«Aria irrespirabile nei pressi del depuratore»

COSENZA «Abito a circa 450 metri dall’impianto e sono esasperato dai cattivi odori che provengono dall’impianto di depurazione». Il tono delle dichiarazioni è sempre lo stesso. Non importa l’estrazione sociale o il grado d’istruzione. L’odore nauseabondo che si genera in prossimità dell’impianto di depurazione “Valle Crati” sequestrato nell’ambito dell’operazione “Cloaca Maxima” è sempre lo stesso. Lo hanno sottolineato il procuratore Spagnuolo e i due sostituti Cozzolino e Manzini, come tutta l’operazione sia partita dalle continue lamentale e denunce che sono state presentate dai cittadini. Gli abitanti della contrada rendese Coda di Volpe si sono anche costituiti nel comitato “Crocevia” per denunciare collettivamente il disastro che si stava consumando sotto i loro occhi. Ammassi di schiuma, acqua torbida, aria irrespirabile. Le sensazioni che descrivono ai militari dell’arma. Qualcuno di loro porta anche delle foto a confermare che quello che stava denunciando non fosse frutto di invenzione. «Da anni l’aria è irrespirabile a causa degli odori provenienti dal depuratore, sono perfettamente in grado di riconoscere la provenienza degli odori che sono caratteristici di reflui fognari. Posso riferire che gli odori si avvertono ciclicamente in determinati periodi della giornata che si ripetono nel corso dei giorni». I carabinieri annotano e ottenute le autorizzazioni dei magistrati iniziano ad osservare. Ora dopo ora, appuntano quello che succede in prossimità del depuratore e infine consegnano i campioni all’Arpacal.

 

NELL’ACQUA Dalle analisi è emerso come proprio nei pressi dell’impianto di depurazione fossero presenti delle sostanze “dannose”. In modo particolare viene rilevata la presenza elevata di Bod5 e Cod che – scrivono nella relazione – «fanno sì che i reflui scartati dal depuratore consortile abbiano una bassa biodegradabilità con la conseguenza che le relative componenti inquinati permangono nell’ambiente per un tempo superiore a quello necessario per la loro biodegradazione, abbassando le capacità di resilienza dell’ambiente che contaminano». In buona sostanza a finire nel fiume Crati sono sostanze da inquinamento fecale, scarichi fognari, scarichi da allevamento zootecnico e altri scarichi che sono detti “civili” come i detersivi.

 

TUTELA DELLE ACQUE ALL’ANNO ZERO E tra le carte prodotte nel periodo di indagine emerge come per le acque calabresi non esistano specifiche tabelle per valutare la qualità delle acque. Mancanza della Regione Calabria che come scrivono gli inquirenti «non ha proceduto alla classificazione dei corsi d’acqua secondo quanto previsto dal D.lgs 152 del 2006». Gli esperti che hanno dovuto valutare l’effetto inquinante prodotto dalla gestione dell’impianto di depurazione hanno dovuta fare una valutazione che tenesse conto dei parametri generali delle acque, acquisiti nel corso della loro esperienza professionale. Certo è che al di là di ogni possibile valore tabellario la presenza delle sostanze inquinanti è superiore rispetto alla media.

Michele Presta
redazione@corrierecal.it

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